28.06.2007 - Sole 24 Ore
Inchiesta Bnl. Il Vertice Milano-Roma
Indagati anche gli alleati di Unipol
di Raffaella Calandra e Laura Serafini

C’è una lista di almeno una decina di nuovi indagati che la Procura di Roma ha iscritto nell’ambito dell’inchiesta sulla scalata a Bnl. Sono esponenti di cooperative, banche italiane e estere e imprese che il 18 luglio 2005 stipularono accordi parasociali con la Unipol di Giovanni Consorte per rilevare il 27% di Bnl in mano al contropatto guidato da Francesco Gaetano Caltagirone e, una volta raggiunto il controllo di oltre il 40% della banca romana, lanciare un’Opa obbligatoria. Tra questi ci sono esponenti di Deutsche Bank Ag di Londra, Credit Suisse First Boston, Nomura International plc. E ancora: rappresentanti di Banca Carige, la Hopa di Emilio Gnutti, quattro società cooperative, Banca Popolare di Vicenza, Bpi, della Società di Servizi Autostradali di Marcellino Gavio e Alvaro Pancotto. L’ipotesi di reato fa perno sull’aggiotaggio (si veda l’inchiesta del Sole 24 ore pubblicata in due puntate, ieri e il 26 giugno). Nel mirino ci sarebbero le modalità di compravendita (e i relativi contratti) dei pacchetti Bnl fino ad allora in mano al contropatto, i cui esponenti, assieme a quelli di Bpi, Unipol, Finnat e Bper sono già stati iscritti nei giorni scorsi per un patto non dichiarato emerso in occasione dell’assemblea del 21 maggio 2005.
Quella compravendita del 18 luglio è forse l’episodio sul quale maggiori sono le sovrapposizioni delle indagini tra le due procure di Roma e Milano: ieri i magistrati romani Giuseppe Cascini e Rodolfo Sabelli hanno incontrato i colleghi meneghini, Francesco Greco, Eugenio Fusco, Giulia Perrotti e Luigi Orsi, per decidere un coordinamento delle indagini. La riunione sarebbe stata interlocutoria, con ipotesi che si possa procedere allo scambio degli atti, tra cui anche le intercettazioni disposte dalla Procura di Milano che ha concentrato le indagini tra il febbraio e luglio 2005. Roma è partita invece dall’estate 2004, quando è stato costituito il contropatto, e a seguito sino al luglio 2005 e oltre i movimenti dei titoli Bnl. Per ora le indagini proseguiranno su due diversi binari.
Nel frattempo altri fondi potrebbero andare a rimpinguare le casse della Magiste. I legali di Stefano Ricucci hanno chiesto alla Procura di Milano il dissequestro dei circa 4 milioni della Bpl Suisse, costola elvetica della banca di Giampiero Fiorani, bloccati nell’ambito dell’inchiesta Antonveneta. Attesa la conclusione del vertice tra le due procure, il curatore fallimentare Domenico Fazzalari e l’avvocato Piermaria Corso hanno ufficializzato ieri sera la loro richiesta al pm, Eugenio Fusco. E ora aspettano le valutazioni dei magistrati, “fiduciosi”, commenta Fazzalari, che spiega: “Si tratta per la quasi totalità (3,7 milioni) di warrant Bpi e per il resto un residuo della vendita di titoli Antonveneta”. Al più presto, invece, il custode giudiziario, Emanuele Rimini, disporrà l’esecuzione del dissequestro dei 21 milioni, più gli interessi di 9 mesi, accordato dalla Procura di Milano. In realtà, superate delle “difficoltà pratiche”, Rimini dovrà solo trasferirli su un conto nella disponibilità della Procura di Roma, che anch’essa, a sua volta, aveva emesso un provvedimento per bloccare quella cifra.



27.06.2007 – Sole 24 Ore
Bnl, così Unipol nascose i piani per l'Opa
di Vincenzo Chierchia e Giuseppe Oddo

Il 20 giugno 2005 comincia il periodo di adesione all'Offerta pubblica di scambio lanciata dal Banco di Bilbao Vizcaya Argentaria (Bbva), che è stato autorizzato da Banca d'Italia il 13 maggio a raggiungere la maggioranza di Bnl. L'Ops si concluderà il 20 luglio. A partire da questa data, il presidente e amministratore delegato di Unipol, Giovanni Consorte, ha davanti a sé 30 giorni per lavorare ai fianchi la banca spagnola e sferrare l'attacco a Bnl con un'Opa obbligatoria a cui lavora dalla primavera. Nel frattempo, il 27 maggio, la Vigilanza ha dato l'ok a Unipol ad aumentare al 9,99% la quota in Bnl. Quindi abbiamo da un lato gli spagnoli che propongono al mercato uno scambio di titoli (5 azioni Bnl in cambio di ogni azione Bbva) e dall'altro l'impresa assicurativa di Legacoop che detiene una robusta partecipazione in Bnl (il 6,78% di proprietà e il 3,21% attraverso opzioni d'acquisto) e che, probabilmente, ha già in tasca un accordo di massima con gli azionisti del contropatto, ai quali fa capo il 27,5% di Bnl. L'autorizzazione a salire al 9,99% di Bnl ha messo Consorte in una posizione di forza, consentendo a Unipol, una compagnia di assicurazioni che possiede già la maggioranza di un istituto di credito (Unipol Banca), di raccogliere sul mercato il consenso necessario per diventare soggetto aggregante nella prospettiva della conquista di Bnl.
Consorte, però, ha un problema: deve attuare il piano facendo i conti con le risorse che Unipol è in grado di mobilitare, evitando di imbarcarsi in un uno scontro diretto con il Bbva, che farebbe lievitare i già onerosi costi dell'Opa. C'era infatti chi metteva in discussione l'adeguatezza dei requisiti patrimoniali della compagnia bolognese (i cosiddetti ratios), necessari per affrontare la scalata e digerire una preda come Bnl. E proprio sulla questione dei requisiti patrimoniali andrà a sbattere, nei primi del 2006, il progetto di Consorte.

La trattativa contestata
La sera del 16 giugno i rappresentanti di Bbva e Unipol s'incontrano una prima volta a cena, nella capitale, in un ristorante di Via Veneto poco distante dal quartier generale di Bnl. I commensali sono, per Unipol, Consorte e il suo vice, Ivano Sacchetti, e per il Bbva, Gonzalo Torano e Manuel Gonzalez Cid, nell'ordine direttore della espansione corporativa e direttore finanziario del Bilbao. Unipol appariva preoccupata per gli accordi bancari-assicurativi collegati alla gestione di Bnl Vita, la società a partecipazione paritaria per la vendita di prodotti assicurativi agli sportelli. Consorte chiedeva - si legge nell'esposto presentato alla magistratura dai responsabili del Bbva - «qualcosa di scritto secondo i termini di un testo che avrebbero fatto pervenire a breve».
Un secondo incontro tra Unipol e Bnl avviene il 20 giugno presso la sede milanese dello studio legale Ughi e Nunziante, che assiste gli spagnoli. Lì Unipol presenta la bozza di un «protocollo d'intesa». Ma gli spagnoli obiettano che, essendo in corso un'offerta pubblica, tutti gli azionisti di Bnl hanno diritto a parità trattamento. Il Bbva in altre parole sosteneva di non poter riconoscere particolari vantaggi a Unipol, nella gestione di Bnl Vita, per il solo fatto che Unipol aveva aumentato al 9,99% la partecipazione in Bnl. Viene pertanto redatta una seconda bozza d'intesa, da cui vengono cassate le clausole che contraddicevano il principio del pari trattamento tra azionisti. Condizione degli spagnoli - si legge ancora nell'esposto - è che l'accordo fosse «sottoposto alla conoscenza e all'approvazione di Consob».
Nel corso del terzo incontro, che si svolge il 28 giugno, ancora a Milano, presso Ughi e Nunziante, Unipol abbandona i toni concilianti delle volte precedenti e passa all'attacco. Particolare importante: alla riunione, in rappresentanza del vertice Unipol, è andato solo Sacchetti; Consorte s'è sfilato dalla trattativa. Ed è Sacchetti a mettere gli spagnoli con le spalle al muro: «O facciamo un accordo di nostro gradimento - avrebbe detto ai vertici del Bilbao - oppure lanceremo un'Opa su Bnl, per acquisirne il controllo».
È qui che si consuma la rottura tra i due gruppi. Sacchetti, infatti, abbandonò la riunione in modo «visibilmente irritato» alla richiesta che l'eventuale accordo fosse condizionato al raggiungimento, da parte degli spagnoli, del controllo di diritto di Bnl (il 50% più un'azione).
Ciononostante, un ultimo incontro si svolge il 30 giugno, presso la sede romana di Ughi e Nunziante: incontro a cui partecipano solo i rappresentati legali dei due gruppi. Durante la riunione avviene l'ultimo tentativo di individuare un punto comune d'intesa. Gli spagnoli sembra abbiano ammorbidito le posizioni della volta precedente, e tra le 20,30 e le 21 di quel giorno viene redatta un'ulteriore bozza di accordo «da sottoporre - si legge nel citato esposto - alle considerazioni dei clienti e quindi alla Consob». Ma Unipol sta già pensando ad altro. Anzi, è già partita all'attacco di Bnl, se è vero che, nella mattinata del 30 giugno, Consorte è andato in Banca d'Italia a incontrare il governatore, Antonio Fazio, e il responsabile della Vigilanza, Francesco Frasca. Ad essi ha chiesto il benestare per crescere ulteriormente in Bnl, fino al 14,99%, nella prospettiva sempre più concreta di un'Opa obbligatoria.
Fazio chiede se Unipol abbia il denaro per un'operazione così impegnativa, e Consorte lo rassicura dicendogli di avere dalla sua parte alcune delle principali cooperative azioniste di Unipol e un gruppo di banche tra cui la Popolare Italiana di Gianpiero Fiorani e la Carige (Cassa di Risparmio di Genova e Imperia) di Giovanni Berneschi. Consorte accenna, inoltre, a Fazio della possibile intesa con il contropatto, presieduto da Francesco Gaetano Caltagirone.Il governatore appare soddisfatto, tant'è che Consorte annuncia subito dopo al mercato, intorno alle 22 dello stesso giorno, la richiesta avanzata a Banca d'Italia di salire al 14,99% in Bnl.
A partire dal 30 giugno, dunque, Unipol non ebbe più alcun reale interesse per l'intesa con il Bbva su Bnl Vita. Sostengono i responsabili del Bilbao che quello era stato «un tentativo solo strumentale» di Consorte, «nell'insussistenza di un effettivo pericolo per Unipol di perdere Bnl Vita e solo artatamente inteso a guadagnare del tempo». Gli spagnoli erano in sostanza convinti che Consorte stesse solo temporeggiando, che cioè non avesse nessuna intenzione di negoziare, ma che cercasse di prender tempo fino al 30 giugno - termine ultimo per il lancio di una contro-Opa - per evitare di imbarcarsi in una contromossa che avrebbe portato benefici agli investitori di Borsa, ma che avrebbe finito per svenare Unipol, costringendola a misurarsi con i suoi limitati mezzi finanziari.
Insomma, secondo il Bbva, Consorte avrebbe fatto di tutto per far ricadere sugli spagnoli la colpa della rottura delle trattative per Bnl Vita, dribblando così la possibilità di un'Opa concorrente che avrebbe potuto innescare un gioco al rialzo, anche da parte del Bilbao, a tutto vantaggio del mercato, ma a discapito delle casse di Unipol. È per questo che Consorte cerca di stringere preliminarmente accordi con il contropatto, che possiede il 27,5% di Bnl e che, al pari di Generali, a sua volta azionista con l'8,7%, a un'operazione di scambio preferiva un'offerta in contanti. È per questo che Consorte fa rastrellare il titolo in Borsa, senza darlo a intendere. È per questo che cerca accordi con banche amiche gli organizzino i portage. Ed è per questo che, prima di annunciare l'Opa, vuol esser certo di avere in mano la maggioranza assoluta di Bnl: perché così può tenere sotto controllo i costi dell'operazione.
È tuttavia sorprendente la rappresentazione dello stato delle trattative che Consorte trasferirà per telefono al segretario dei Ds, Piero Fassino, il 5 luglio. «Noi sostanzialmente con gli spagnoli un accordo l'abbiamo raggiunto», dice Consorte a Fassino. E aggiunge: «Loro ci danno il controllo di Bnl Vita». Invece, come abbiamo visto, le cose stavano in tutt'altro modo. I colloqui s'erano interrotti.
Gonzalo Torano sostiene addirittura che Unipol non avesse capitali sufficienti per pagare le azioni, e racconta un episodio dell'agosto 2005, quando l'offerta di Unipol era già pubblica e le pagine dei giornali erano piene delle intercettazioni dei "furbetti del quartierino". Nonostante i rapporti tra Unipol e Bbva fossero cessati da settimane, un giorno di agosto Torano, mentre era in vacanza su un'isola del Mediterraneo, fu raggiunto con un volo privato da Sacchetti, il quale s'era precipitato fin lì per chiedergli se il Bbva potesse rimanere azionista di Bnl, accanto a Unipol. Secondo il manager spagnolo, ciò proverebbe che Unipol non aveva i mezzi per rilevare la quota del Bilbao.

Ripartono i rastrellamenti
A fine giugno erano intanto ricominciati i rastrellamenti in Borsa. Il 28 la Popolare di Vicenza, con Euromobiliare come intermediario, aveva acquistato ai "blocchi" lo 0,5% di Bnl, rilevando i titoli da Compania Financiera Sa, Mps Ducato Geo Italia e Glg Partners Lp. Le transazioni erano avvenute a 2,765 euro per azione, contro una quotazione di Borsa di 2,747 euro. Una "gola profonda" che sta svelando i retroscena delle manovre di quei giorni ha raccontato, al pm di Milano Luigi Orsi, che era stato il direttore generale di Unipol, Carlo Cimbri, a indicare la Popolare vicentina quale destinatario dei titoli Bnl. Lo stesso Cimbri - dice "gola profonda" - avrebbe ordinato a Euromobiliare, il 29 giugno, l'acquisto da Glg Partners di un altro pacchetto di Bnl (lo 0,15%), anch'esso destinato alla Popolare di Vicenza.
Il giorno 30 entra in campo anche la filiale londinese di Deutsche Bank, la stessa che aveva concesso a Stefano Ricucci un finanziamento di 900 milioni di euro (denaro che egli utilizzerà per meno di un terzo) per tentare, in quegli stessi mesi, la scalata al «Corriere della sera». A indicare come parte acquirente dei titoli l'istituto tedesco sarebbe stato il solito Cimbri. Per un motivo semplice: Unipol, in quel momento, aveva ufficialmente poco meno del 10% di Bnl e non era stata ancora autorizzata da Banca d'Italia a salire al 14,99 per cento. Quindi, qualsiasi sforamento di questa soglia sarebbe avvenuto in violazione delle norme di Vigilanza.
Stando al memoriale di Consorte, la trattativa con il contropatto sarebbe partita il primo luglio, anche se in realtà i contatti, sia pure mediati dagli amici come Fiorani, datano molti mesi prima. Consorte scrive che Caltagirone avrebbe proposto, in un primo momento, un'alleanza con Unipol attraverso una cessione solo parziale delle azioni del contropatto. In cambio l'editore del «Messaggero» avrebbe chiesto, secondo Consorte, la presidenza di Bnl per tre mandati: presidenza su cui vi sarebbe stato il gradimento di Fazio e di Gianni Letta, all'epoca sottosegretario alla presidenza del Consiglio nel governo Berlusconi. I vertici di Unipol lasciano però cadere la proposta, e tra il 4 e il 5 luglio il contropatto s'impegna a cedere le quote.
Da circa una settimana la Procura di Milano ha cominciato a intercettare i protagonisti della scalata all'Antonveneta: Gianpiero Fiorani e Gianfranco Boni di Banca Popolare Italiana, Emilio Gnutti, Stefano Ricucci e gli stessi Consorte e Sacchetti, che d'intesa con Fiorani avevano a loro volta rilevato, tramite Unipol, una quota di Antonveneta. I magistrati di Milano ascoltano quindi in diretta il dispiegarsi dei contatti dell'ex capo di Unipol.
Il 7 luglio gli inquirenti intercettano Consorte che conversa al telefono con Massimo D'Alema, presidente dei Ds, nonché attuale ministro degli Esteri. «Facci sognare!» dice D'Alema al numero uno di Unipol, spronandolo a chiudere l'operazione.
La giornata chiave è quella del 12 luglio. I "bolognesi" hanno già tessuto la tela degli accordi e si preparano ad uscire allo scoperto per annunciare il superamento della soglia dell'Opa obbligatoria (il 30%). Consorte sente già la vittoria in tasca: sta per siglare l'accordo con i "contropattisti", il cui 27,5% sarà rilevato a 2,70 euro per azione da Credit Suisse, Deutsche Bank e dalla giapponese Nomura con un accordo di riacquisto da parte di Unipol, e lo comunica al responsabile della Vigilanza. Sulla carta il 51,6% di Bnl dovrebbe essere già al sicuro tra Unipol e i suoi alleati. Consorte ricorda, nella sua memoria, un particolare curioso: i membri del contropatto pretesero da Unipol il pagamento delle azioni nel momento stesso della cessione. Una prassi non abituale.

Accordi allo scoperto
Unipol comunica solo il 17 luglio di avere in corso trattative che potrebbero sfociare in un'Opa, e nella stessa giornata concorda con la Consob , presieduta da Lamberto Cardia, il comunicato da diffondere in Borsa il giorno seguente. Il 18 Unipol rileva finalmente le azioni del contropatto e scopre gli accordi intercorsi tra la compagnia ed i suoi soci-alleati. Consob censurerà quelli con Deutsche Bank di Londra. Consorte sente al telefono Fassino, che attende di conoscere l'esito delle operazioni. «E allora siamo padroni di una banca?», gli chiede il segretario dei Ds. «Sì, si è fatta», gli risponde Consorte. Nello stesso tempo Unipol informa il mercato che l'Opa potrà iniziare a settembre. Ma in realtà non sarà mai lanciata.
Consorte aveva come obiettivo il raggiungimento del 51,6% di Bnl, per poi lanciare l'Opa una volta raggiunta la maggioranza assoluta della banca. Ma si fermerà al 46,63 per cento. Sara la Bper di Guido Leoni a negargli il diritto di opzione sul 4% di Bnl rastrellato dalla banca dell'Emila Romagna.
La pietra tombale sull'Opa calerà il 10 gennaio 2006, quando, usciti di scena Fazio, Consorte e i "furbetti del quartierino", Banca d'Italia comunicherà, in modo lapidario: «Non ricorrono le condizioni prescritte dalla normativa per il rilascio al gruppo Unipol dell'autorizzazione ad acquisire il controllo della Bnl». Il conglomerato finanziario che sarebbe dovuto scaturire dalla fusione Unipol-Bnl mancava, a giudizio degli organi di vigilanza, dei «requisiti prudenziali di adeguatezza patrimoniale». Seconda e ultima puntata.

I PROTAGONISTI
Gonzalo Torano
Gonzalo Torano è il direttore Espansione corporativa del Banco di Bilbao. Il manager è stato in prima fila nelle trattative fallite con Unipol avvenute nella seconda metà di giugno del 2005. La compagnia bolognese, dopo il lancio dell'offerta di scambio su Bnl da parte del Bbva, cercò di difendere i suoi interessi in Bnl Vita. Ma, secondo Torano, le trattative furono solo una tattica dilatoria
Francesco Frasca Francesco Frasca, ex responsabile della Vigilanza creditizia di Bankitalia, nel 2005 è stato uno degli uomini più vicini all'ex governatore Antonio Fazio. Frasca partecipò alle prime riunioni tra banchieri, promosse da Fazio a partire da fine febbraio, per organizzare un fronte anti-Bbva in Bnl. Il numero uno di Unipol, Gianni Consorte, incontrò Frasca numerose volte aggiornandolo suoi sui progetti
Carlo Cimbri Carlo Cimbri è il direttore generale del gruppo assicurativo Unipol. Secondo le informazioni in possesso dei magistrati, fornite da una «gola profonda» del mondo finanziario, sarebbe stato Cimbri a organizzare, per lo più d'intesa con Euromobiliare e Bpi, i rastrellamenti di azioni e i portage a favore di Unipol per raccogliere la maggior quota possibile del capitale di Bnl prima del lancio dell'Opa
Lamberto Cardia Lamberto Cardia presiede la Consob , l'autorità di controllo per le società e la Borsa. A maggio 2005 il Bbva presentò a Consob l'esposto in cui denunciava l'intesa tra Unipol, Bper, Bpi e Carige in funzione anti-Ops. Consob chiederà più volte informazioni a Unipol sui piani relativi a Bnl e censurerà gli accordi tra la compagnia assicurativa e la Deutsche Bank di Londra
Massimo D'Alema Massimo D'Alema, presidente dei Ds e ministro degli Esteri, aveva avuto continui rapporti con Corsorte nel corso della scalata di Unipol a Bnl. Nelle conversazioni intercettate dai magistrati nel 2005, D'Alema incoraggia Consorte ad andare avanti nel suo ambizioso progetto, probabilmente ritenuto vantaggioso anche sul piano politico



26.06.2007 - Sole 24 ore
Unipol giocò su tre tavoli la scalata a Bnl
di Vincenzo Chierchia e Giuseppe Oddo
Quando scatta la scalata di Unipol a Bnl? Che percorso segue Giovanni Consorte, presidente e amministratore delegato del gruppo della Legacoop, per lanciare l'Opa sulla banca romana governata da un patto di sindacato tra gli spagnoli del Bbva, Generali e Dorint? Chi sostiene Consorte, in questo percorso? E che parte avranno, nella fallita scalata, gli immobiliaristi del contropatto guidati dal cementiere- editore Francesco Gaetano Caltagirone, che si opponevano al patto ufficiale con una quota complessiva del 27,5% di Bnl? Da documenti, in parte inediti, che «Il Sole- 24 Ore» ha potuto consultare, emergono nuove chiavi di lettura dei fatti; su cui indagano, parallelamente, la Procura di Milano e quella di Roma.
Le ipotesi di reato al vaglio dei magistrati sono varie: dall'insider trading, che si consuma nel momento stesso in cui il manager trasmette un'informazione privilegiata a persone con cui non intrattiene relazioni di lavoro, all'aggiotaggio informativo e manipolativo, cioè a comportamenti finalizzati alla manipolazione diretta e indiretta dei corsi azionari.
I primi indizi di un interessamento di Unipol verso Bnl risalgono all'incontro svoltosi, tra la fine del 2004 e i primi del 2005, in Banca d'Italia tra il governatore Antonio Fazio,il segretario dei Ds Piero Fassino e il futuro ministro dello Sviluppo economico, Pierluigi Bersani. Nell'incontro con i leader della Quercia, di cui Fazio riferirà ai magistrati nel corso dell'inchiesta su Antonveneta, il Governatore avrebbe delineato i possibili scenari del mondo bancario che prevedevano intese tra Unipol, Bnl e Monte dei Paschi di Siena (Mps).Peraltro Unipol,che già aveva l'1,97% dell'istituto di Via Veneto, possedeva anche il 50% di Bnl Vita, la società mista per la distribuzione di polizze agli sportelli, e cercava di rilevare da anni, senza risultati, l'8,7% di Bnl detenuto da Generali.
Le confessioni ai magistrati
È tra marzo e aprile 2005 che Unipol avrebbe maturata la decisione di un'Opa su Bnl.A raccontarlo ai Pm di Milano che indagano su Antonveneta (Francesco Greco, Eugenio Fusco e Giulia Perrotti) è Gianfranco Boni, ex braccio destro di Gianpiero Fiorani in Banca Popolare Italiana (Bpi). Fiorani era stato infatti incaricato da Fazio di contrastare, tramite Bpi, l'avanzata degli spagnoli,per difendere l'" italianità" di Bnl.
«Già ad aprile —riferisce Boni ai magistrati — si cominciò a parlare con quelli di Unipol di un loro interessamento a Bnl, ma ritengo che il via libera di Fazio a Unipol sia intervenuto tra la fine di aprile e la prima quindicina di maggio 2005», dopo cioè che il Bilbao aveva annunciato il lancio di un'Offerta pubblica di scambio su Bnl (una Ops) . «Preciso che ero a conoscenza — aggiunge Boni — dell'interesse di Consorte e Sacchetti a giocare il ruolo di banca aggregante in Bnl e che tale mia conoscenza effettivamente risale a fine di marzo primi di aprile ».
Intanto è già entrato il 2005, e il 28 gennaio il consiglio di Via Stalingrado, a Bologna, dove ha sede il quartier generale di Unipol, incarica Consorte e il suo vice, Ivano Sacchetti, di sondare Banca d'Italia circa l'intenzione della compagnia di aumentare al 9,99% la partecipazione in Bnl. Il 3 febbraio, dunque, i due manager si recano a Palazzo Koch per incontrare Francesco Frasca, in quel momento responsabile della Vigilanza sugli enti creditizi, anche se Unipol farà formale richiesta per salire al 9,99% solo l'11 maggio e otterrà il via libera di Fazio il 27.
Il 21 aprile 2005 — stando alla memoria inviata ai magistrati dall'ex numero uno di Unipol — Consorte e Sacchetti illustrano a Frasca il progetto, che gli consegneranno di persona il 29, secondo cui Unipol sarebbe dovuta diventare azionista di riferimento di Bnl con il 33-35% del capitale. Essa avrebbe potuto acquisire questa quota sia dai soci del contropatto ( Caltagirone,Vito Bonsignore,Danilo Coppola, Stefano Ricucci, Giuseppe Statuto e i fratelli Lonati) sia da Mps, Bpi, Carige e Bper (Banca Popolare dell'Emilia Romagna). In alternativa, Consorte avrebbe potuto fondere Unipol Banca con Bnl attraverso un aumento di capitale che gli avrebbe permesso di salire al 33%dell'istituto romano senza obbligo di Opa. Oppure avrebbe rinunciato del tutto ad essere azionista di riferimento di Bnl, per rilevare e fondere in Unipol il 100% di Bnl Vita e mettere così al sicuro un canale di vendita stimato in 2,5 miliardi di euro di premi assicurativi. Ma come poteva Consorte — si chiedono oggi i magistrati — prospettare già in aprile,a Bankitalia,un progetto che prevedeva l'acquisizione del controllo di Bnl senza essersi prima garantito le quote del contropatto e delle banche amiche?
La domanda è più che legittima perché, nel frattempo, s'erano susseguiti eventi decisivi per il futuro della banca. Il 12 marzo gli spagnoli, che avevano la maggioranza relativa di Bnl, avevano comunicato al Governatore la possibilità di un'Ops che formalizzeranno a Bankitalia sei giorni dopo. Un Fazio allarmato aveva chiamato a raccolta i fedelissimi come Fiorani, affidando loro il compito di sbarrare la strada agli spagnoli. A tale scopo, il 19 marzo, fallito il tentativo del Banco Popolare di Verona e Novara di assumere il controllo di Bnl, erano state convocate una serie di riunioni tra le abitazioni di Fazio e Caltagirone, con Fiorani nel ruolo di ufficiale di collegamento, per sondare la disponibilità del contropatto a svolgere un ruolo strategico in Bnl, evitando che gli immobiliaristi aderissero all'offerta del Bbva.
Riferirà Fiorani ai magistrati che, per decretare l'insuccesso del Bbva, sarebbe stata determinante sia l'apporto del contropatto sia quello di Unipol. Il contropatto, infatti, non avrebbe mai potuto assumere il controllo di Bnl in base alla norma che impediva a un'impresa industriale di possedere più del 15% di una banca. Il ruolo di Unipol si preannunciava pertanto decisivo.
Inoltre, il 30 aprile 2005, era sfumata l'assemblea degli azionisti di Bnl per l'assenza del contropatto e di Banca Finnat, Banca Intermobiliare (Bim), Bpi e Unipol, segno d'una prima convergenza tra questi soggetti, la cui saldatura avverrà poi in luglio con gli accordi che consentiranno a Consorte di annunciare l'Opa obbligatoria. «Noi in una prima fase — spiegherà Fiorani ai magistrati— siamo stati come una ruota di scorta del contropatto. Eravamo d'accordo per adeguare le nostre mosse in Bnl alle decisioni del contropatto. Per questo non partecipammo all'assemblea dell'aprile 2005, avendo appreso dall'avvocato Gianni (Francesco Gianni,consulente legale di Caltagirone) che il contropatto non avrebbe partecipato ».
Partono le operazioni a Piazza Affari
Si arriva così al maggio 2005, quando Bankitalia dà il via libera a Unipol per crescere nell'azionariato di Bnl.Dice Boni ai Pm:«Già dai primi di maggio, secondo i miei ricordi, inizia l'operatività di Unipol su Bnl con rastrellamenti sul mercato ».Cosa significa questo? Che, se la circostanza sarà confermata dalle indagini, Consorte avrebbe di fatto avviato la scalata ancor prima dell'Offerta degli spagnoli (che sarà lanciata il 20 giugno) e contestualmente alla richiesta alla Vigilanza di salire dall'1,97%al 9,99%di Bnl.
Consorte, invece, dell'incontro con Frasca dice, nella sua memoria, che si limitò ad illustrargli il citato progetto strategico che prevedeva, tra l'altro, la fusione tra Unipol Banca e Bnl; e che Unipol, in quel momento, non aveva alcuna intenzione di procedere a una vera Opa su Bnl.
Della possibilità del lancio di un'Opa, Consorte riferisce, invece, il 13 maggio 2005 a Pier-luigi Stefanini e Vanes Galanti, rispettivamente presidente e vicepresidente di Holmo, la holding delle cooperative "rosse" che, tramite Finsoe, controlla Unipol. E il 20 maggio presenta a Holmo e Finsoe il progetto denominato " Opa su Bnl".Nel documento vengono indicate tre possibilità: 1) Unipol aderisce all'Ops degli spagnoli. rinunciando a Bnl Vita; 2) Unipol non aderisce all'Ops, ma rimane socia di Bnl chiedendo in cambio agli spagnoli l'intero capitale di Bnl Vita e Artigiancassa; 3) Unipol lancia l'Opa obbligatoria su Bnl, con aumenti di capitale a cascata di Holmo, Finsoe e della medesima Unipol.
I mezzi finanziari per l'Opa sarebbero dovuti arrivare per 2 miliardi dalla ricapitalizzazione di Unipol, per 300 milioni da risorse già disponibili, per 800 da prestiti obbligazionari emessi da Unipol e Aurora, per altri 800 dalla cessione a Finsoe del 33% di Aurora, per 110 dalla vendita di Quadrifoglio Vita a Banca Agricola Mantovana e per 850 dalla vendita di Unipol Banca a Bnl.Così sarebbero stati recuperati 4,8 miliardi.
Il Pm milanese Luigi Orsi ha comunque accertato, al di là di quanto ha dichiarato Boni, che i primi rastrellamenti di titoli Bnl erano già partiti in maggio a prezzi non distanti dai 2,7 euro per azione che saranno poi offerti in luglio al resto del mercato. Il Leonardo Capital Fund londinese (Lcf) aveva venduto il 17 maggio a Bper, sul mercato dei "blocchi", l'1,97%di Bnl a 2,73 euro per azione,a fronte di un prezzo di Borsa inferiore. E a intermediare i titoli era stata Centrosim.
Gli scambi s'erano intensificati il 23 maggio quando Unipol e Aurora aveva acquistano ai blocchi, dallo stesso Leonardo Capital, il 2,97% di Bnl a 2,77 euro per azione, mentre sul mercato il titolo quotava a un prezzo leggermente superiore. L'intermediario era stato Euromobiliare, che nello medesimo giorno aveva acquistato, sempre ai blocchi, un ulteriore 1,87% di Bnl da Chenye Capital Fund Db, K Capital K Ubs, Tisbury, Glg Partners Lp e ancora una volta dal fondo Leonardo. Un'altra negoziazione, intermediata sempre da Euromobiliare, era avvenuta il 30 maggio: venditore, stavolta, era stato Paulson& Co; acquirenti, sempre Unipol e Aurora. Un operatore avrebbe svelato alla Procura di Milano i retroscena di queste operazioni. La "gola profonda" sosterrebbe di aver eseguito le negoziazioni in Borsa dopo essersi «confrontato» con Carlo Cimbri, direttore generale di Unipol. Se così fosse, a far da tramite tra acquirente e venditori sarebbe stata la stessa Unipol, nella persona del suo dirigente più alto in grado delegato alle operazioni. Lo stesso Cimbri avrebbe chiesto che parte delle azioni rastrellate (l'1,87%) fosse parcheggiata presso la Dresdner Kleinwort Benson (Dkb) dopo essere rimasta in deposito per un giorno presso Euromobiliare. Questo passaggio, se riscontrato, configurerebbe il primo portage a favore di Unipol. Dkb, il 25 maggio, vendette infatti alla compagnia bolognese un diritto d'opzione all'acquisto di titoli Bnl (una call option), diritto che trasformava di fatto Unipol nel possessore finale delle azioni. L'operazione avveniva,peraltro, appena due giorni prima che Unipol ricevesse l'ok di Bankitalia a crescere in Bnl. Non solo: sempre il 25 maggio Consorte incontrò nuovamente il responsabile della Vigilanza, Frasca, per discutere «in chiave teorico- progettuale» se Unipol e i suoi azionisti fossero in grado di reggere l'urto finanziario di un'Opa su Bnl.
Le vere intenzioni di Consorte
Consorte tuttavia sottolinea, nel suo memoriale, che, mentre Bankitalia autorizzava Unipol a salire in Bnl, la possibilità di un aumento di capitale finalizzato all'Opa era ancora a uno stadio di valutazione.E che l'Opa in quanto tale, in quel momento, non era ancora all'ordine del giorno.
Consorte stava in sostanza giocando su tre tavoli: trattava col Bbva per cercare di ottenere Bnl Vita e Artingiancassa, non scartava la possibilità di aderire all'offerta pubblica di scambio degli spagnoli, ma in realtà puntava a un'Opa obbligatoria che impedisse il rilancio degli spagnoli, con gli unici interlocutori possibili: il contropatto e le banche alleate. Tale eventualità fu accennata anche a Consob, assieme alle altre opzioni, il 30 maggio.
Ma gli spagnoli non stavano certo a guardare. Il 21 presentarono un primo esposto alla Procura di Roma, denunciando presunti accordi tra il contropatto e alcune banche (Bim e Finnat). Consorte viene così convocato dai Pm il 15 giugno 2005 e, nello stesso giorno, incontra il presidente di Generali, Antoine Bernheim, che gli avrebbe dichiarato di non apprezzare l'offerta carta-contro-carta degli spagnoli e di essere invece interessato ad aderire a un'eventuale Opa di Unipol, purché in contanti. Da questo momento, le pressioni di Consob su Consorte e Sacchetti si intensificano. Le indiscrezioni sulla scalata sono infatti finite sulla stampa.Audizioni e richieste di informazioni da parte dell'Authority del mercato avvengono il 18 e il 30 maggio e poi il 6, l'8,il 9, il 10, il 13 e il 20 di giugno, quando Consorte comunica alla Borsa di non avere «in cantiere » nessuna Opa.
Eppure pochi giorni dopo l'ex numero uno di Unipol incontra il Credit Suisse First Boston, una delle banche estere che rileverà, per conto di Unipol, un pacchetto di azioni Bnl superiore al 4%: uno dei passaggi fondamentali nella costruzione dell'Opa.



13.06.2007 - Sole 24 Ore
La ragnatela di Fazio e la quota fantasma

Gianpiero Fiorani, ex patron della Banca Popolare Italiana, ha svolto un ruolo chiave per conto di Antonio Fazio, all'epoca Governatore di Bankitalia, per gestire la permanenza del controllo della Bnl in mani italiane e, al tempo stesso, per acquisire il pacchetto dell'istituto romano di Via Veneto finito all'estero (si veda «Il Sole-24 Ore» di ieri). Quel pacchetto, pari al 9,6%, messo insieme in più tranche, venne offerto agli spagnoli del Bbva già nell'agosto 2004, secondo i risultati dell'indagine condotta dal pubblico ministero milanese Luigi Orsi coadiuvato dai finanzieri del Nucleo valutario e del Nucleo di polizia tributaria di Milano.

Fazio si preoccupa per Bnl
Alla fine di febbraio 2005 — secondo le dichiarazioni rilasciate ai magistrati di Milano da Gianfranco Boni, braccio destro di Fiorani — Via Nazionale decide di mettersi in movimento per gestire gli assetti azionari della Banca Nazionale del Lavoro. A togliere il sonno ai vertici della Banca d'Italia sono gli azionisti del cosiddetto contropatto (Caltagirone, Coppola, Ricucci, Statutoe Bonsignore) titolari di una quota intorno al 27 per cento. Fazio e i suoi più stretti collaboratori temono che gli immobiliaristi del contropatto, capeggiati dal cementiere- editore Francesco Gaetano Caltagirone, possano cedere alle lusinghe di un'offerta allettante e vendere le quote. Gli spagnoli del Bbva fanno paura.

Un primo incontro per organizzare le contromosse e mantenere in mani italiane la Bnl si svolge a Via Nazionale verso la fine di febbraio 2005. Gli interlocutori scelti dalla banca centrale sono due manager d'eccezione e di provata fede e amicizia: Gianpiero Fiorani e il suo braccio destro, Gianfranco Boni.

Fiorani e Boni, che nel frattempo pensavano di avere già sistemato la partita per la scalata ad Antonveneta, si trovano di fronte l'allora capo della Vigilanza di Palazzo Koch, Francesco Frasca, e ad alcuni suoi collaboratori. Si esamina l'azionariato della Bnl, si studiano le varie possibilità. Fiorani, a un certo punto, si consulta direttamente con Fazio sui possibili scenari.

Insomma, si arriva alla determinazione che, nell'interesse della Banca d'Italia, gli immobi-liaristi del contropatto debbano essere convinti a cedere le loro partecipazioni a un soggetto bancario italiano in quel momento non ancora identificato. A gestire le consultazioni sarà Fiorani in prima persona. Nel corso della discussione appare chiaro a tutti che c'è un pacchetto di azioni Bnl che può fare la differenza in una possibile battaglia per il controllo dell'istituto presieduto da Luigi Abete, e che si trova all'estero,in mano a soggetti generalmente identificati come «gli argentini».

La difesa di Via Veneto
I tempi stringono.Il secondo incontro rilevante — è ancora Boni a raccontarloai pm —si svolge nella mattinata del 19 marzo del 2005, direttamente presso l'abitazione dell'ex Governatore, a Roma. Si ritrovano Fiorani e Boni, Frasca e Franco Gianni, legale di Caltagirone. Il clima è rovente. Gli spagnoli del Bbva hanno annunciato il lancio dell'Offerta pubblica di scambio sulla Bnl e, parallelamente, il colosso olandese Abn Amro minaccia di contrattaccare sull'Antonveneta. Ma la principale preoccupazione di Fazio non è tanto per Antonveneta, che è già stata messa al sicuro da Fiorani con un'operazione temeraria che gli costerà la defenestrazione dal sistema bancario e il carcere, quanto per la Bnl.Proprio il giorno precedente — il18 —il Banco Popolare di Verona e Novara ha infatti deciso di abbandonare la trattativa, avviata qualche mese prima, per acquisire il controllo della Bnl. L'istituto presieduto da Carlo Fratta Pasini ha in particolare ritenuto eccessivo il prezzo per azione preteso dagli azionisti riuniti nel contropatto.

Per Fazio è dunque evidente che l'uomo chiave per mettere in salvo la Bnl dallo "straniero" è Francesco Gaetano Caltagirone. Il Governatore ordina che lo si sondi subito sulla disponibilità a svolgere un ruolo all'interno della Bnl. Non c'è tempo da perdere. L'appuntamento è fissato all'ora di pranzo, a casa di Caltagirone. A tavola, con l'editore del «Messaggero», siedono personaggi di prim'ordine: Fiorani, Boni,Gianni e i banchieri d'affari della Lazard Arnaldo Borghesi e Luca Ditadi, che avevano viaggiato con il volo privato che aveva portato Boni quella mattina stessa a Roma per l'appuntamento a casa del Governatore. Fazio e Frasca, invece, disertano la colazione «perché Banca d'Italia — confesserà poi Fiorani agli inquirenti — preferiva mantenere una posizione coperta o defilata in quella circostanza ». Sarebbe stato come mostrare il fianco agli avversari. Guai a far vedere ciò che tutti intuivano, e cioè che Fazio manovrava dietro le quinte. Resta da capire fino a che punto fosse il Governatore a servirsi di Fiorani e fino a che punto, invece, non fosse Fiorani a condizionarne le decisioni, con l'astuzia di una volpe. Caltagirone pone dunque le sue condizioni per essere socio stabile della Bnl: la presidenza della banca per nove anni e una opzione put allo scadere della presidenza che gli garantisca il riacquisto della quota da parte di un terzo.

Il pacchetto argentino
C'è poi un'altra questione che preoccupa molto Fazio. Un ruolo determinante, per blindare l'azionariato della Bnl contro l'"aggressione"del Bbva,lo svolge il pacchetto azionario estero riconducibile agli argentini Francisco Macrì e Angelo Calcaterra e a tale Alan Clore: quel 9,6% di Bnl, che può salire fino al 15% con l'esercizio di alcuni diritti d'opzione, parcheggiato su quattro conti dell'Ubs di Lugano, al cui rastrellamento —secondo quanto riportato ieri dal Sole 24 Ore-Radiocor — avrebbe partecipato con un ruolo importante l'Euromobiliare. Fazio vuole che il pacchetto azionario argentino sia messo al sicuro il più in fretta possibile «e ci chiese di cercare di acquisirlo — sono parole di Fiorani — perché aveva un valore strategico dal momento che unito al contropatto e ad altri soci disponibili avrebbe potuto efficacemente contrastare...» l'offerta pubblica degli spagnoli. L'adesione all'offerta di quel 10-15% di azioni Bnl avrebbe decretato la vittoria degli iberici. Quindi bisognava toglierlo di mezzo.

Passaggio a Singapore
Un aiuto in questa direzione lo offre Caltagirone; il quale, durante il pranzo del 19 marzo, dice di sapere dell'esistenza di questi titoli e di poter mettere in contatto Fiorani con una persona bene informata al riguardo. Detto fatto: dopo qualche giorno si presenta a Lodi, nel quartier generale della Popolare Italiana, l'onorevole Vito Bonsignore, classe 1943, nato a Bronte, deputato europeo eletto nelle liste dell'Udc,esponente del contropatto della Bnl. A Fiorani e Boni, l'onorevole siciliano fornisce il numero di telefono dell'avvocato svizzero Chistian Fischele, che esercita a Ginevra. È lui il tramite. «Ricordo ancora — spiega Boni ai magistrati —che dopo un po'di tempo lo stesso Bonsignore ci disse che l'operazione si poteva fare ma occorreva prevedere un passaggio per Singapore dove sarebbe rimasta l'eventuale plusvalenza a disposizione di un soggetto che lo stesso Bonsignore si riservava di indicare».
A chi finirono, dunque, le azioni "argentine" di Bnl? Finirono a Fiorani? L'ex padre-padrone di Lodi ebbe un incontro con Fabio Calì, che agiva per conto del gruppo dei soci sudamericani,e pertanto l'ipotesi che possa essere stato lui l'acquirente non è del tutto inverosimile. Oppure furono rilevate dall'Unipol? L'impresa assicurativa guidata da Giovanni Consorte lavorò per conquistare la maggioranza della Bnl,dopo il flop dell'offerta degli spagnoli. Acquistò anche dagli argentini? L'enigma resta irrisolto. Per ora.



12.06.2007 - Sole 24 Ore
Giallo Bnl, la pista Bbva
di Giuseppe Oddo

Il 9,6% di Bnl riconducibile a persone di nazionalità argentina, considerato strategico per il controllo della banca, era stato costituito prima dell'estate 2004 senza che la Consob ne fosse informata. Quanto tempo prima non sappiamo. È però certo che, nell'agosto di quell'anno, i misteriosi intestatari del "pacco argentino" vennero allo scoperto contattando il Bbva: il Banco di Bilbao Vizcaya Argentaria. È in questa direzione che indaga il pm di Milano Luigi Orsi, titolare dell'inchiesta sulla scalata alla banca romana. L'istituto spagnolo, in quel momento, era il primo socio di Bnl, con una quota intorno al 15%, ed era in cerca di alleati con cui accrescere la sua influenza sulla banca.
I titoli che componevano il cosiddetto pacco argentino erano stati depositati su quattro conti dell'Ubs di Lugano, su ognuno dei quali figuravano 59,5 milioni di azioni ordinarie Bnl. I primi tre conti facevano capo ad altrettante società: la European Real Estate Management Llp, registrata a Cardiff, la Media Colos Sca e la Media Group Sa; il quarto, a una persona fisica: tale Alan Clore. Amministratore delegato e legale rappresentante delle tre società era Hanna Maroun Kikano, un signore con passaporto libanese. Le prime due società erano riconducibili a Francisco Macrì; la terza, ad Angelo Calcaterra; entrambi cittadini argentini. Procuratore speciale dei quattro pacchi azionari era il notaio Gian Carlo Mazza, dello studio Mazza Politi Amato di Roma. A Mazza era stato conferito mandato a partecipare a tutte le assemblee di Bnl (con facoltà di voto per qualsiasi ordine del giorno) e a vendere le azioni (con il potere di sottoscriverne l'atto di vendita, di convenirne il prezzo e di riscuotere l'incasso).
Il primo contatto con il Bbva avviene nell'agosto 2004, per telefono. A chiamare Gonzalo Torano, responsabile del dipartimento espansione corporativa del Bilbao, è l'avvocato lussemburghese Philippe Wassila in rappresentanza dei soci argentini di Bnl. Torano non sa niente di quei titoli, ne ignora la titolarità, e spiega al suo interlocutore che il Governatore di Banca d'Italia Antonio Fazio ha negato al Bbva l'autorizzazione a varcare la soglia del 15% di Bnl. Cionondimeno, trasferisce il contenuto della conversazione con Wassila allo studio legale Ughi e Nunziante, che assiste il Bbva in Italia. Tra l'ottobre e il dicembre 2004, gli avvocati degli spagnoli telefonano in Lussemburgo, apprendono che i clienti di Wassila formano un gruppo di azionisti Bnl rappresentato dal notaio Mazza di Roma, e ne informano il Bbva.
Le primi riunioni si svolgono nel gennaio 2005. A una di queste Wassila si presenta con Fabio Calì, uno sconosciuto che avrà l'onore delle cronache qualche mese più tardi. I fratelli catanesi Fabio e Carmelo Calì (quest'ultimo già avvocato del boss mafioso Nitto Santapaola) subiranno il sequestro di alcuni immobili di pregio acquistati in solo quattro mesi, a Roma, con un finanziamento di Meliorbanca da 80 milioni di euro ottenuto con documenti che si riveleranno falsi.
Tra il 13 e il 14 gennaio 2005, nello studio Ughi e Nunziante, si ritrovano i legali del Bbva e gli intermediari degli azionisti argentini: Calì, Kikano e il notaio Mazza. È in questa circostanza che gli spagnoli sentono parlare del 9,6% di Bnl in mano a non meglio identificati soci esteri e dell'esistenza di altri titoli e di diritti di acquisto che avrebbero consentito a questi soci di incrementare la loro quota al 15 per cento. Calì, Kikano e Mazza dicono di voler vendere le azioni a un prezzo che includa un premio sulle quotazioni di Borsa e propongono una due diligenge in Svizzera per dar modo agli spagnoli di accertare la regolarità dei documenti.
A fine gennaio, in occasione di un altro incontro, questa volta nell'ufficio di Fabio Calì, entra anche in scena l'avvocato ginevrino Christian Fischele. Il quale rivela, ai legali del Bbva, la struttura societaria cui fanno capo le azioni argentine e i beneficiari dell'intera costruzione: Francisco Macrì, Angelo Calcaterra e Alan Clore. Ad essi era riconducibile l'8% di Bnl; a Calì ed a suoi familiari un altro 1,6%; e, grazie ai diritti di acquisto già al sicuro, la partecipazione sarebbe potuta salire al 15%.
Ai primi di febbraio, durante un'altra riunione nell'ufficio di Calì, agli spagnoli viene detto che dell'eventuale trasferimento dei titoli in deposito a Lugano sarebbe stata incaricata Banca Akros, della Popolare di Milano. E che l'operazione sarebbe stata curata da un broker della sede di Bologna della Akros, Sandro Presti, anch'egli presente in riunione. Gli spagnoli, però, non verificarono mai la veridicità delle informazioni che andavano ricevendo da Calì, Mazza e Kikano. I programmati viaggi in Svizzera per constatare l'esistenza e la titolarità delle azioni non ebbero mai luogo.
Il 18 marzo 2005 il Bbva presenta a Banca d'Italia un'informativa preliminare per il lancio di un'offerta pubblica di scambio su Bnl (prassi introdotta da Antonio Fazio, quella dell'informazione preventiva, e soppressa dal suo successore, Mario Draghi). L'annuncio di un'Opa viene diramato nel medesimo giorno dalla banca olandese Abn Amro nei confronti di Antonveneta. La "guerra per banche" è cominciata. Il 29 dello stesso mese gli spagnoli rendono noti i termini dell'Ops su Bnl. A questo punto il pacco argentino può essere determinante per la conquista della banca: può far pendere l'ago della bilancia da una parte o dall'altra. Tant'è vero che in Banca d'Italia scatta l'allarme. Per agganciare i proprietari delle azioni, Antonio Fazio chiama a raccolta i suoi uomini più fidati, primo fra tutti Giampiero Fiorani, che dalla plancia di comando della Bpi sta nel frattempo contrastando con ogni mezzo - lecito e illecito - l'avanzata degli olandesi in Antonveneta.
Mentre infuria la battaglia per le Opa bancarie, gli spagnoli tornano a incontrare Calì e Mazza, in aprile. Ma le riunioni si concludono in un nulla di fatto. I manager del Bilbao appaiono poco rassicurati dalle informazioni dei due mediatori e chiedono ulteriori elementi di prova. Così, a fine aprile, il notaio Mazza estrae dal cassetto la procura conferitagli da Kikano sulla titolarità del pacco argentino. Il tempo passa freneticamente, e il 10 maggio si svolge l'ultima riunione, ancora una volta nell'ufficio di Calì. I manager spagnoli sperano di poter consultare documenti più esaustivi, ma senza risultato. Ed ecco l'inatteso colpo di scena finale: mentre fanno anticamera da Calì, si vedono superati da due signori dall'aspetto noto. Sono Fiorani e il suo braccio destro, Gianfranco Boni, che da lì a qualche mese cadranno dall'altare nella polvere, travolti dalle inchieste giudiziarie. Non è tutto: dopo la riunione, i banchieri baschi si congedano da Calì convinti di non avere più nulla da dirgli e questi presenta loro una persona - un parlamentare il cui nome resta sconosciuto, probabilmente un senatore - che è lì in attesa di essere ricevuto. Da questo momento in poi la scalata a Bnl entra nel vivo con l'ingresso in scena della Unipol di Giovanni Consorte. Che sarà estromessa, alla fine della storia, per far posto ai francesi di Bnp Paribas.






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