FAMIGLIA CRISTIANA - n° 36
LA QUESTIONE MORALE CHE CI RIGUARDA
di Adriano Sansa

Con l'intromissione del potere nella magistratura e nei media viene a mancare una critica esauriente degli abusi e dei suoi errori, che finiscono per sfuggire ai cittadini.

Effimera, la questione morale d'agosto? O destinata a suscitare la rivolta
delle coscienze e a fermare la decadenza? Qualcuno ha chiarito i termini
del problema, felicemente, come il politologo Giovanni Sartori sul Corriere
della Sera e l'editorialista Barbara Spinelli su La Stampa. Mi limito allora
a osservare che, in una democrazia con una Costituzione liberamente formata, la violazione della lettera e dello spirito di questa legge fondamentale è anche moralmente illecita perché lede il patto della convivenza civile.

La questione morale si pone in questi termini sempre più spesso. La separazione dei poteri è lesa dall'intrusione del Governo nella selezione e nella carriera dei giudici, dalla corrosione del ruolo del Consiglio superiore della Magistratura, dalla preparazione della soggezione dei Pubblici ministeri all'esecutivo.

L'informazione, l'altro grande guardiano del potere, vede in posizione dominante il capo del Governo, che ha il suo privato impero mediatico e usa spregiudicatamente la televisione pubblica, licenziando volgarmente un giornalista del calibro di Enzo Biagi. Nel tempo della globalizzazione, la finanza e i media aumentano il loro potere, anche al di là dei confini degli Stati: che tanto ne detenga una sola persona, capo di Governo, è pernicioso. Viene a mancare una critica esauriente dei suoi abusi e dei suoi errori, che possono così sfuggire ai cittadini cui compete scegliere la migliore politica e i politici più capaci.
Se i fallimenti in economia, sanità, ambiente, nella lotta alla mafia, nel
mezzogiorno e nel fisco sono manipolati e celati dagli schermi televisivi,
i cittadini finiscono in una spirale di impotenza.

Ero incerto se parlare con i lettori di questo o della vicenda del giudice
Caselli. Poi ho pensato che è la stessa cosa. Indecenza morale, legalità
aggirata. Infatti: la nomina del Procuratore nazionale Antimafia spetta al
Consiglio superiore. Con una legge apposita si sono modificati i termini
di età, così da escludere Caselli, uno dei concorrenti. Di fatto si è tolta
al Csm la decisione, dandola al Governo e alla sua succube maggioranza. La Costituzione presa a calci. E hanno la franchezza, cioè l'arroganza, di dichiararlo.

Non è una buffonata, è molto peggio: ora subito si dice di voler alzare l'età
pensionabile dei giudici, che potranno concorrere di nuovo a uffici direttivi
anche all'età di Caselli. Intanto il vituperato Caselli ? ma perché, se non
in quanto aveva perseguito i turpi connubi di mafia-politica ? non potrà
più vincere il posto assegnato ad altri.

Negli stessi giorni, col suo pugno di "uomo forte" Berlusconi scrive una
legge che riduce la possibilità di intercettazioni per reati come la corruzione, che tanto ruolo ha avuto purtroppo e ancora ha nella vita pubblica e nel rapporto tra politica ed economia. Il potere reagisce così alle preziose inchieste sui santuari dell?economia e della finanza e i loro abusi. Un potere non sano, che tenta di liberarsi dei limiti, dei controlli e dei bilanciamenti che fanno la democrazia. Prima le leggi a favore, ora quelle contro i giudici e un singolo giudice, nel mezzo la perdurante e incompatibile disponibilità dei mezzi di governo e di comunicazione (restando l'ombra sui fatti estinti per prescrizione e depenalizzazione). Bisognerebbe fermarli, sia il presidente del Consiglio che i suoi zelanti alleati, i quali solo con qualche belato simulano di volerglisi contrapporre per avere una fetta maggiore del potere che contribuiscono a sostenere. Governano i demolitori della democrazia.
Non possiamo aspettare. Ed è uguale dovere morale e civile censurare la corrività verso comportamenti scorretti, le pericolose amicizie con affaristi da parte dei leader dell'opposizione, come per fortuna è stato fatto da giornali che pure la sostengono.






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