![]() |
|||
![]() |
|||
| Umberto Terracini Intervento di apertura della discussione sul progetto di Costituzione della Repubblica Italiana |
|||
| Assemblea Costituente, 4 marzo 1947 Onorevoli colleghi, stiamo dunque per dare inizio all'opera fondamentale cui il popolo italiano, nelle sue elezioni del 2 giugno, ci ha delegati. Sono spiacevolmente sorpreso dei tanti vuoti che constato in ogni settore e debbo rammaricare vivamente che la nostra discussione non si inizi alla presenza di tutti, o almeno della maggior parte dei membri della Costituente. (Applausi). Ma non vanamente sono trascorsi i primi otto mesi di vita di questa Assemblea, chè essi ci hanno permesso dall'una parte di accumulare un materiale imponente per la costruzione; dall'altra di sgombrare il terreno, sul quale questa deve sorgere, da un certo numero di impedimenti e di ostacoli. Senza questa fatica, se non silenziosa certamente poco nota, noi non potremmo quest'oggi incominciare finalmente r esame attento e responsabile del progetto di Costituzione della Repubblica italiana. In quale modo regoleremo lo svolgimento di questo nostro lavoro? Fin dall'inizio della sua esistenza questa Assemblea ha dichiarato di fare proprio il regolamento della vecchia Camera dei Deputati. E, quando noi prendemmo questa decisione, già sapevamo che ad un certo momento ci si sarebbe proposta l'opera specificamente costituzionale. Noi abbiamo, quindi, fin d'allora pensato che quel regolamento fosse valido non soltanto per gli altri momenti del lavoro di quest'Assemblea - per quelli, ad esempio, sostanziati da discussioni più squisitamente politiche come i giudizi dell'opera governativa, ovvero più particolarmente giuridiche come l'esame dei progetti di legge che questa Assemblea ha avocati a sè -; ma anche per l'appunto per questa maggiore e possiamo ben dire storica discussione del testo costituzionale. Credo, pertanto, di poter affermare che non era necessario escogitare e redigere un nuovo speciale regolamento per la discussione imminente; ma che, anche per questa, resta valido e sufficiente strumento il regolamento adottato fin da otto mesi fa, salvo un intelligente adeguamento di alcune sue disposizioni. È partendo da questa considerazione che la Presidenza dell'Assemblea ha delineato alcuni criteri direttivi ai quali essa intende attenersi nell'intento di portare a buon fine la discussione. Criteri direttivi, e cioè non nonne rigide; ma che amerei i membri dell'Assemblea volessero tenere presenti sempre nelle settimane venienti, considerando che li ho pensati solo per facilitare il compito arduo che dobbiamo assolvere. Così, per la discussione generale con la quale apriremo questi nostri lavori costituenti, mi è parso conveniente invitare i Gruppi ad una certa limitazione degli oratori; e, accolto l'invito, le iscrizioni sono salite al numero di 22, cioè approssimativamente a 2 deputati per ogni Gruppo. È stato detto fuori di quest'Aula che con ciò si soffoca la discussione, e proprio su quella materia che più la pretenderebbe ampia ed esauriente. È chiaro che chi così ha parlato ignora che la discussione generale non esaurisce l'esame di un progetto di legge, sia questo il più importante od il più modesto; ma che essa non ne costituisce se non l'atto introduttivo. Ma voglio aggiungere qualcosa. A stretto rigore di regolamento, il dibattito cui ci apprestiamo non comporterebbe una discussione generale, se una discussione generale deve concludersi, ed ognuno sa che così vuole il regolamento, con un voto per il passaggio agli articoli. Ma noi non avremo, è evidente, un simile voto: a nessuno potrebbe infatti mai venire in mente che l'Assemblea possa comunque rinunciare all'esame dell'articolazione nella quale il progetto costituzionale si concreta. Ciò non di meno noi la faremo la discussione generale; e ciò proprio per soddisfare alle esigenze imperiose che tutti avvertiamo di non trascurare mezzo che ci conduca alla più intima e piena comprensione della materia costituzionale. Ma se questa discussione generale può apparire non troppo in armonia con la parola del regolamento, essa deve giustificarsi in punta di logica. E sarà giustificata se si interesserà dei temi e dei motivi che le sono propri e connaturati. Perché ciò si realizzi occorre che essa dall'una parte sfugga dalle semplici astrattezze - che sarebbero un impiego dissipato del tempo non più abbondante che abbiamo a disposizione -; dall'altra che non anticipi le argomentazioni che più naturalmente appartengono a quella fase del dibattito nella quale verranno esaminate le disposizioni specifiche di ogni singolo articolo. Questa discussione generale, in definitiva, deve essere tale da meritarsi piuttosto la qualificazione di preliminare o di pregiudiziale che non quella stessa di generale. Poiché sarà dalla soluzione che riceveranno i quesiti in essa affrontati che sarà dettata la struttura d'assieme della Costituzione, il coordinamento delle sue parti, la successione e la formulazione delle sue norme. Preambolo o non preambolo? Rigidità o flessibilità? Norme giuridiche di più o meno immediata efficacia o affermazioni programmatiche e finalistiche? Così a titolo di esemplificazione i temi che, mi pare, dovrebbero nutrire questo preambolo del dibattito; temi che sotto alloro apparente tecnicismo offrono in realtà l'adito al vasto campo delle considerazioni d'ordine storico e sociale, alla cui luce il testo costituzionale cessa di essere un documento di pura perizia giuridica per divenire un atto di vita del nostro popolo. Da questa scelta e specificazione di materia e dalla limitazione degli oratori, designati da tutti i gruppi fra i propri membri più autorevoli, il dibattito iniziale riceverà un carattere di particolare elevatezza, quasi un appello al popolo italiano, ed un aiuto offertogli, perché non disperda la sua attenzione nei particolari, pur importanti, del grande edificio in costruzione della 'sua nuova legalità democratica e repubblicana; ma ne miri innanzi tutto, e ne saggi i pilastri che garantiscono la solidità e la coesione del tutto. Alla fine di questa discussione generale-preliminare potranno anche aversi delle votazioni -ad esempio sull'opportunità o meno di un preambolo, sulla forma finalistica di certe disposizioni, ecc. - il cui risultato si farà avvertire poi nel destino che avranno di fronte al giudizio dell' Assemblea certi articoli o certi emendamenti. Così, sgombro il cammino da ogni questione sistematica pregiudiziale, potremo passare all'esame di merito delle norme concrete costituzionali, e lo compiremo titolo per titolo, procedendo per ciascuno di questi ad una discussione particolare che abbraccerà tutta la loro specifica materia. Potrebbe qualcuno obiettare che, così procedendo, noi sovvertiremo il criterio, ispiratore dell'articolo 86 del regolamento, il quale propone la discussione generale di un progetto o la sua discussione per titoli come una alternativa. Ma l'importanza eccezionale di questo progetto che abbiamo oggi dinanzi a noi ci autorizza a trasformare l'alternativa in complementarietà. Non solo, ma giungendosi, a questo punto, al vivo della materia -i diritti dei cittadini, le forme istituzionali, le funzioni correlative -ogni limite alla discussione, come numero di oratori e come tempo di parola, sarebbe inammissibile. Tuttavia, onorevoli colleghi, non dobbiamo dimenticare, nel fervido contrastare delle opposte tesi, che dibattiti approfonditi e ben nutriti di dottrina e di scienza già si svolsero attorno ad ognuno di quegli argomenti in seno alla Commissione dei 75 e più in seno alle sue Sottocommissioni. E la lettura dei voluminosi resoconti sommari, facendone testimonianza, ammonisce insieme che sarebbe inutile rinnovare ancora certe discussioni di principio nelle quali fu già ottimamente detto tutto quanto poteva essere detto per la chiarezza dei concetti e per la confusione dei contraddittori. Lasceremo, comunque, qui libero giuoco allo spontaneo senso della misura che auspico sia vivo ed operante in ognuno di noi dell'Assemblea. Alla discussione sulla particolare materia di ogni titolo seguirà naturalmente l'esame dei rispettivi articoli. Ma non resterà più molto a dirsi, suppongo, giunti che saremo a questo punto, poiché le norme specifiche di ogni singolo articolo, specialmente nelle parti dedicate alla struttura dello Stato, acquistando valore ed efficienza solo in connessione con quelle di tutti gli altri articoli, la discussione del titolo non potrà non avere già esaurito in massima parte la discussione propria degli articoli stessi. L'esame degli articoli si risolverà dunque nell'esame degli emendamenti. Avranno perciò la parola in questa fase finale della discussione soltanto i presentatori degli emendamenti, ed ancora per un limite di tempo proporzionato all'importanza, certo non trascurabile ma - in confronto al già fatto - marginale, del loro assunto: tempo che indicherei in dieci minuti. Chiedo fin da ora, al proposito, agli onorevoli colleghi di presentarmi per iscritto i loro emendamenti almeno 48 ore prima del giorno nel quale presumibilmente questi dovranno essere discussi, salvo ben inteso gli emendamenti agli emendamenti, che a norma di regolamento potranno essere presentati nel corso stesso della discussione, purché sottoscritti da almeno lO deputati. Credo che la disposizione del quinto comma dell'articolo 90 del Regolamento, a tenore del quale un articolo aggiuntivo o un emendamento proposto nell'aula possono essere rinviati per la discussione quando lo richieda o la Commissione o un gruppo di lO deputati, troverà più di una volta applicazione nelle prossime settimane; così come potrà alcune volte apparire necessario valersi della disposizione dell'articolo 96, se avvenga che una decisione che si sta per prendere o che è stata ad un certo momento presa appaia o sia in contraddizione con votazioni antecedenti. Se ora aggiungo che agli oratori della discussione generale introduttiva risponderà il Presidente della Commissione dei 75; a quelli delle discussioni generali per titoli i relatori della rispettiva materia in seno alle Sottocommissioni; e che, sugli emendamenti, si pronunceranno i Presidenti delle stesse Sottocommissioni, credo di avere completato il quadro della tecnica della nostra discussione costituzionale. Ma è certo che la perfezione tecnica del metodo non sarà sufficiente a soddisfare le attese ansiose che circonderanno il nostro lavoro. E neanche le placheranno l'abbondanza di erudizione, lo splendore della dottrina, il dominio del ragionamento, l'abilità polemica, la ricercatezza del linguaggio di cui la nostra tornata parlamentare sarà ricca e generosa. La imminente discussione, onorevoli colleghi, deve assolvere -oltre che quello costituzionale -un altro compito, che non dirò gli sovrasta, ma certo gli sta a paro. Essa deve dare conforto a tutti coloro - e sono incommensurabilmente i più, fra il popolo italiano - che nell'istituto parlamentare vedono la garanzia maggiore di ogni reggimento democratico; a tutti coloro che, soffrendo in sè - nel proprio spirito - di ogni offesa ed ingiuria che venga portata contro il principio rappresentativo e gli istituti nei quali esso storicamente oggi s'incarna, voglion però a buon diritto, e si attendono, che questi non vengano meno al proprio dovere: che non è solo quello di elaborare testi legislativi e costituzionali, ma anche di essere in tutti i propri membri esempio al Paese di intransigenza morale, di modestia di costumi, di onestà intellettuale, di civica severità, ed ancora - me lo si permetta di reciproco rispetto, di responsabile ponderatezza negli atti e nelle espressioni, di autocontrollo spirituale ed anche fisico, di sdegnosa rinuncia ad ogni ricerca di facili popolarità pagate a prezzo del decoro e della dignità dell'Assemblea. È certo difficile, dopo tanta immensità di umiliazione nazionale, ritrovare d'un tratto quell'incontrollabile equilibrio interiore senza il quale non può darsi alcuna consapevole e conseguènte attività politica, e cioè attività in servizio del bene pubblico. Ma ciò che per tanti, più prostrati dalla miseria e meno ferrati nel sapere, può ancora essere una meta da raggiungere, per noi - che abbiamo osato accogliere l'offerta di farci guida del popolo - per noi ciò deve essere, o dovrebbe essere, certamente una meta già conquistata. lo amo, dunque, pensare, onorevoli colleghi, che l'alta impresa cui oggi muoveremo i primi passi, impegnandovi ogni nostra forza d'ingegno, ogni nostro moto di passione, ogni nostro fervore di fede, riuscirà a dare prova ai nostri ed ai cittadini di tutti i Paesi del mondo che l'Assemblea Costituente italiana è pari alla sua missione, e degnamente rappresenta il popolo che l'ha eletta, un popolo probo, eroico, incorrotto. (Vivissimi, prolungati, generali applausi). |
|||