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IL MANIFESTO
Il Movimento Università-Opinione si prefigge di attivare e sostenere tutte le iniziative che possono risultare utili al miglioramento delle Istituzioni Pubbliche, per incoraggiare l’adozione di comportamenti individuali ed etiche civili che valorizzino i patrimoni ideali e morali della collettività.
L’attuale maggioranza parlamentare ha dimostrato di voler comandare e di non essere in grado di governare. Ha dimostrato altresì
impreparazione, incompetenza e inconsistenza culturale ricorrendo a linguaggi miserevoli e sprezzanti.
Con questo governo l'Italia ha perso gran parte del prestigio e della credibilità internazionale che si era faticosamente conquistata con sacrifici in più di cinquant’anni, grazie anche all'opera di illuminati, instancabili ed autentici uomini di Stato, come De Gasperi, Einaudi, La Pira, Nenni e tanti altri.
Qui non si tratta di essere di centro, di destra o di sinistra, ma chiunque abbia a cuore lo sviluppo del nostro Paese è chiamato all’impegno civico e alla testimonianza.
Visto che
l’università concorre al progresso culturale, sociale ed economico del Paese
nella prospettiva dell’unità europea (*), docenti e discenti non possono estraniarsi e sono chiamati più di altri a dare il loro apporto, anche pedagogico, per preservare il Paese da ogni forma d'involuzione.
(*) dal Preambolo dello Statuto dell’Università degli Studi di Genova.
continua |
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Università-Opinione ha organizzato una Conferenza-Dibattito:
Prof. Francesco Pancho Pardi
Docente dell’Università degli Studi di Firenze, terrà una conferenza sul tema:
Dispotismo all’ombra della sovranità popolare
Attualità del pensiero di Alexis de Toqueville
Seguirà dibattito. Coordina: Dott. Franco Manzitti
Caporedattore de La Repubblica, Genova
Giovedì, 6 aprile 2006 - ore 17,30
Aula Magna della Facoltà di Medicina, via De Toni, Genova
(accanto all’ingresso principale dell’Ospedale S.Martino).
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Messaggio n° 45 (36.382 destinatari) 30/03/2006
La stangata
Sono in molti a sperare che con le prossime elezioni politiche l’Italia riesca a mettere la parola fine al berlusconismo e a tutte le devastazioni morali e materiali da esso prodotte. Lo speriamo anche noi di tutto cuore ma temiamo che la lotta per l’affermazione della dignità nazionale sia ancora lunga, pur nell’accorata prospettiva della vittoria della coalizione guidata da Romano Prodi. Infatti temiamo che i problemi vengano dopo, anche per colpa di questa sciagurata legge elettorale, una delle ultime e più nefaste leggi prodotte da questo governo, che nega addirittura all’elettore la facoltà di esprimere preferenze e che ha prodotto il risultato di rendere la partitocrazia ancora più invadente.
Trattasi di una delle tante (troppe) leggi “su misura”. Questo centro destra ha prodotto diverse leggi vergogna, ma questa appare la più indegna: una stangata per colpire l’opposizione, per rendere difficile la governabilità al probabile futuro governo dell’Unione.
Il 9-10 aprile saremo chiamati a scegliere tra due visioni diverse della società: da una parte quella che vuole il popolo bue, da divertire ad libitum con lo strumento televisivo, e dall’altra quella che esprime un'autentica vocazione democratica.
Chi vuole il bene dell’Italia non ha scelta, preparandosi sin da ora ad attivarsi dopo il 9-10 aprile, per ricostruire là dove l'attuale gruppo di potere ha distrutto, quindi praticamente in tutti i settori dell'economia, delle istituzioni, della società.
Coordinamento di Università-Opinione
continua
Messaggio n° 44 (36.276 destinatari) 06/03/2006
Il 9 aprile siamo chiamati a salvare la democrazia
Berlusconi ha parlato al Congresso degli Stati Uniti per avere quel credito che non ottiene nel suo paese. Ha dato spettacolo, dicendo molte sciocchezze. Ha sostenuto, tra l'altro, che la democrazia va esportata anche con le armi... dimenticando che la tragedia dell'Irak dimostra che con la guerra si "esporta" altra guerra. Inoltre sarà ricevuto anche dal papa. Molti dicono che questo incontro sia stato pensato e programmato dallo stesso interessato che vuole questa visita come una sorta di «consacratio ad limina», a ridosso delle imminenti elezioni politiche. Per protesta invitiamo tutti ad aderire all’appello che segue (primo firmatario Don Paolo Farinella).
Il 9 e 10 aprile andremo a votare non per scegliere tra due proposte politiche che, pur con progetti diversificati, accettano le regole basi della democrazia. Saremo di fronte ad una scelta tra una prospettiva certamente democratica (quella che ispira la coalizione guidata da Romano Prodi) e l’altra, che ben poco ha a che fare con la democrazia. Questo pericolo era già stato ampiamente prospettato prima delle elezioni del 2001, ma allora era solo un'ipotesi. Oggi, visto l'operato di Berlusconi & alleati, abbiamo la certezza che essi vogliono completare l’opera di devastazione dello stato di diritto. E' tempo perso ingaggiare confronti con Berlusconi & Fini, che sognano un regime dove il potere è nelle mani di pochi. Loro desiderano apparire uomini d'azione, prepotenti ancorché arroganti. Considerano il parlamento il regno della perdita del tempo in discussioni. Credono nel ritorno dell' "uomo del destino" che metta in riga gli italiani.
La lotta di Resistenza ha unito gli italiani che hanno ritrovato una loro identità coltivando una forte tensione morale per la ricostruzione del paese. Oggi non viviamo una guerra segnata da lutti e distruzioni materiali, ma siamo costretti a difenderci con le "armi" della partecipazione e della passione democratica contro il brutale attacco alle regole base del convivere civile, e il popolo italiano è di nuovo chiamato ad affrontare un'emergenza. Le difficoltà uniscono. Con questa consapevolezza ciascuno di noi è chiamato a impegnarsi, a parlare, a stimolare il vicino di casa, il compagno di lavoro, a verificare che parenti vicini e lontani non cedano agli inganni del centro destra, che troppo ha nuociuto all'Italia.
Coordinamento di Università-Opinione
continua
Messaggio n° 42 (36.268 destinatari) 20/12/2005
Inquietante: il governo e la mafia
Questo governo è una vera calamità per il Paese. Oltre a danneggiare pesantemente l'economia e a smantellare lo stato sociale dimostra altresì di essere acquiescente con l'illegalità. E' quello che sta avvenendo con la mafia, che non è combattuta con la determinazione che richiederebbe. D'altra parte non era stato il ministro Lunardi a sostenere che "occorre convivere con la mafia"?
Si pensi:
- a tutte quelle scelte legislative che indeboliscono, nell'economia, la promozione della legalità;
- a tutti gli interventi legislativi che sono stati varati per minare l'indipendenza e l'autonomia della magistratura;
- alle scelte compiute direttamente dal Governo nella lotta contro il racket e l'usura, abolendo, di fatto, l'istituto del Commissario guidato a suo tempo da Tano Grasso, consegnando così l'importante lotta alla mafia ad un'impostazione più burocratica e scontata.
Un grande successo nella lotta alla mafia fu ottenuto il 14 settembre del 1982, quando il Parlamento varò la famosa legge Rognoni-La Torre che riconobbe finalmente in Italia il reato di associazione mafiosa (l'articolo 416-bis del codice penale) e introdusse l'altra dimensione della lotta alla mafia, vale a dire l'aggressione ai patrimoni. Ma la legge Rognoni-La Torre fu, di fatto, boicottata e non fu effettivamente applicata fino al 1996, quando, nel paese, si creò finalmente un nuovo clima. Infatti, l'Associazione Libera (che fa capo a Don Ciotti) raccolse un milione di firme e si avviò, all'interno del Parlamento, l'iter di approvazione della legge n. 109 del 1996 che ha consentito di espropriare molti patrimoni mafiosi.
Nel 1999, poi, si fece un altro passo in avanti, con l'istituzione di un ufficio del commissario straordinario del Governo per la gestione e la destinazione dei beni confiscati ad organizzazioni criminali. Tutti hanno apprezzato il lavoro svolto dal commissario nazionale e tutti, contemporaneamente, hanno denunciato un limite della stessa legge: quello costituito dal ruolo dell'ufficio del demanio. Si trattava di un ufficio ritenuto non adeguato da tutti, vale a dire dalla Commissione parlamentare antimafia, dagli uffici della prefettura e dagli stessi operatori dell'Agenzia del demanio!
Ma il Governo - sentite un po'! -, il 23 dicembre 2003, compie un'altra scelta: abolisce l'ufficio del commissario per i beni confiscati, che bene aveva operato, e promuove, invece, l'Agenzia del demanio, che tutti, all'unanimità, ritenevano un punto debole della legge.
È stato proprio il 23 dicembre 2003, nel periodo natalizio, che avvenne tale «colpo di mano» e non si ebbe nemmeno l'accortezza di aspettare l'approvazione di una nuova legge per evitare tali vuoti.
Per dimostrarlo basta un solo dato; la quantità dei beni sottratti alla mafia e alla criminalità organizzata in applicazione della Legge:i beni confiscati sono passati da 310 del 2001 a soli 10 del 2004!
Ma recentemente il Governo sta compiendo un altro «colpo di mano» con l'approvazione del Disegno di Legge n° 5362 che ha per titolo "Delega al Governo per il riordino della disciplina in materia di gestione e destinazione delle attività e dei beni sequestrati o confiscati ad organizzazioni criminali ".
E' un disegno scellerato, in quanto consente a chiunque sia titolare di un "interesse giuridicamente riconosciuto", anche dopo anni che il bene è stato definitivamente confiscato e dopo che è diventato un patrimonio positivo della collettività e dello Stato, di avanzare diritti per annullare qualsiasi esproprio ai mafiosi.
Luigi Ciotti, Rita Borsellino e Giovanni Impastato sono i primi tre firmatari di un recente e accorato appello, firmato da altri intellettuali e personalità che hanno a lungo lottato e che lottano, pagando spesso di persona, contro le mafie:
«La legge Rognoni-La Torre, che consente da oltre vent'anni di aggredire le ricchezze accumulate dalle mafie nel nostro Paese, è in pericolo. Rischia di essere approvato dal Parlamento, infatti, un disegno di legge che fra i molti aspetti discutibili prevede la possibilità di revisione, senza limiti di tempo e su richiesta di chiunque sia titolare di un "interesse giuridicamente riconosciuto"» questa è l'espressione precisa del disegno di legge «dei provvedimenti definitivi di confisca.
In nome di un malinteso garantismo, insomma, si compromettono definitivamente il lavoro e l'impegno di quanti, dalle forze dell'ordine alla magistratura, dalle associazioni alle cooperative sociali, sono oggi impegnati nella difficilissima opera di individuazione e riutilizzo sociale dei beni confiscati alle mafie. Nessun provvedimento di confisca, di fatto, sarà mai definitivo. Nessuna assegnazione di beni confiscati avrà un futuro certo. Altri avrebbero potuto essere gli strumenti con cui risarcire, anche dal punto di vista economico, eventuali vittime di errori giudiziari, sempre possibili, nell'iter che va dal sequestro preventivo dei beni alla loro definitiva confisca. Se dovesse essere approvato, invece, quanto previsto dal comma 1, lettera m) dell'articolo 3 del disegno di legge A.C. 5362 recante delega al Governo per il riordino della disciplina in materia di gestione e destinazione delle attività e dei beni sequestrati o confiscati ad organizzazioni criminali, tutti i beni confiscati (dai terreni coltivati da coraggiose cooperative di giovani agli immobili trasformati in sedi di servizi sociali o in caserme delle forze dell'ordine) finirebbero in un limbo di assoluta incertezza. Ovvero esattamente il contrario di quanto sarebbe necessario oggi. Le mafie, infatti, hanno da tempo affinato i meccanismi con cui riciclano i proventi delle loro attività illecite e nel nostro paese si registra, negli ultimi anni, una consistente flessione del numero dei beni confiscati. Una situazione che richiede normative efficaci e scelte concrete in grado di far crescere la fiducia di chi è impegnato ogni giorno nella lotta alle mafie. È per queste ragioni che l'associazione Libera (che raccoglie più di 1.200 associazioni nazionali e locali, scuole, cooperative) ed i sottoscritti familiari delle vittime delle mafie, attraverso questo appello, chiedono un serio e approfondito ripensamento, in sede di dibattito parlamentare, del disegno di legge di delega A.C. 5362, soprattutto per quanto riguarda la possibilità di revisione dei provvedimenti definitivi di confisca, affinché deputati e senatori di tutte le forze politiche sappiano trovare la giusta misura ed il corretto equilibrio tra la tutela dei diritti di chi subisce provvedimenti di confisca dei beni e la necessità di sottrarre alle organizzazioni mafiose gli immensi patrimoni che accumulano ogni anno, nell'illegalità e nel sangue, trasformando questi beni, come sta avvenendo faticosamente oggi, in segni tangibili di legalità e giustizia.»
Firmato: Luigi Ciotti, Rita Borsellino, Giovanni Impastato, Claudia Loi, Daniela Marcone, Viviana Matrangola, Debora Cartisano, Margherita Asta, Maddalena Rostagno, Monica Ristagno, Elisabetta Roveri».
Di fronte a tutto ciò non ci resta che intensificare la campagna di civile informazione e sensibilizzazione affinché con le prossime elezioni politiche sia tolta qualsiasi forma di consenso a questa sedicente "Casa delle Libertà" che ha dimostrato di essere una "Casa dell'illegalità", che sta riportando il Paese indietro di decenni, che quando sostiene di "aver mantenuto tutti gli impegni" forse intende riferirsi a quelli presi con la P2, con i faccendieri, con i tangentisti, con i bancarottieri, con i mafiosi.
Coordinamento di Università-Opinione
continua
Messaggio n° 41 (36.268 destinatari) 21/09/2005
L'etica pubblica
La questione morale è stata riproposta ma il dibattito che ne è seguito non sempre è andato al cuore del problema.
Università-Opinione sviluppa una intensa opera di divulgazione perché l'etica della responsabilità pubblica sia il motore del nostro agire sociale, ma da alcuni ci è stato rimproverato di nutrirci troppo di antiberlusconismo, quasi fosse una nostra ossessione. Niente di tutto questo. Le nostre sono accorate denuncie dell'estrema gravità di quanto sta succedendo in Italia, dove il berlusconismo ha illuso molti italiani facendogli credere che fosse possibile violare impunemente le regole della civiltà (basti pensare alle cosiddette "leggi vergogna"), senza pagare penali. Oggi, di fronte allo sfascio in atto, molti si rendono conto delle colpe di Berlusconi & soci. I danni sono gravissimi. Occorreranno anni di forte impegno di tutti per riportare il nostro paese ai quei livelli di civiltà che erano stati raggiunti prima dell'avventura berlusconiana. Non sarà sufficiente che la cosiddetta Casa delle Libertà perda le prossime elezioni (cosa che comunque ci auguriamo di tutto cuore) ma è indispensabile che gli italiani in futuro non diano mai più credito a formule legate in qualche misura a quel misto di affarismo-menefreghismo-disprezzo dello Stato che il berlusconismo incarna.
In virtù dell'art. 4 della Costituzione "ogni cittadino ha il dovere di svolgere, secondo le proprie possibilità e la propria scelta, un'attività o una funzione che concorra al progresso materiale o spirituale della società". Non si direbbe che questi comportamenti virtuosi siano praticati da lor signori, molti dei quali hanno anche giurato sulla Costituzione Italiana... Esiste anche l'art 54 in forza del quale "i cittadini cui sono affidate funzioni pubbliche hanno il dovere di adempierle con disciplina ed onore...".
In tutti e due questi articoli si parla di "doveri", non di generici auspici. E visto che si tratta di doveri, siamo chiamati ad applicarli con generosità e slancio civile.
Non illudiamoci. Non possono esistere formule politiche che portino sviluppo se esse non poggiano su costumi virtuosi, quegli stessi che siamo tenuti ad esercitare in applicazione della nostra Costituzione.
Coordinamento di Università-Opinione
continua
Messaggio n° 39 (36.437 destinatari) - 17/03/2005
Votare Berlusconi è immorale
L'Italia è in declino. Questa è l'amara verità che emerge dall'analisi dell'importante organizzazione ginevrina World Economic Forum (WEF), che ha valutato una retrocessione di ben 17 posti dell'Italia nel 2004 rispetto all'anno precedente. Nel 2003 eravamo al 28° posto su 104 stati esaminati. Ora siamo al 45° posto della classifica e ciò significa che arretriamo vistosamente sul fronte della produttività e della competitività. Miglior posto in classifica è occupato da Paesi in via di sviluppo come Giordania (44), Tunisia (31) o Sudafrica (34) e ci ritroviamo quasi alla pari con Giamaica (49) e Botswana (50). Assai negativamente è valutata la scarsa collaborazione tra università e industria (per questo parametro siamo collocati addirittura al 64° posto). Ciò significa che il nostro Paese è in preoccupante regressione, a differenza degli altri Paesi Europei che hanno tutti prospettive di sviluppo migliori delle nostre.
E' più che lecito risalire alle origini di questo regresso, scartando a priori l'idea che l'Italia sia vittima di un destino cinico e baro. Che cosa contraddistingue l'Italia da altri paesi che marciano meglio di noi? La risposta è una sola: l'Italia è l'unico Paese governato da un personaggio anomalo, che con disinvoltura confonde pubblico e privato, che ricorre con preoccupante frequenza all'apologia del reato (v. invito a non pagare le tasse) e al falso ideologico (v. le disgustose leggi ad personam). E' evidente che la mancanza di un'azione illuminata e di servizio alla lunga non può che produrre i guasti economici e sociali che il WEF evidenzia.
Tutto questo accade perché Berlusconi ottenne un potere enorme, il controllo della televisione, grazie alla compiacenza del pregiudicato Bettino Craxi. In nessun paese del mondo civile un politico può disporre neanche dello zero virgola di proprietà in nessun canale radiotelevisivo. Da noi un solo soggetto è proprietario di ben 3 canali privati, controlla gli altri tre della RAI e utilizza questo immenso potere per manipolare l'informazione.
Le imminenti elezioni sono importantissime perché crolli il consenso al partito-azienda, che tra l'altro non è democratico. Potete verificarlo voi stessi sul sito di Forza Italia ( http://www.forza-italia.it/cdv/index.htm ) dove è consultabile lo Statuto (colonna destra, al centro) in virtù del quale i coordinatori regionali non sono eletti dagli iscritti (come avviene in tutti i partiti), bensì sono nominati dal Presidente Berlusconi in persona (art. 27 pag. 12 ). Un partito non-democratico non può che nuocere alla democrazia, come purtroppo avviene.
Pubblichiamo qui di seguito una sola lettera, che documenta la gravità della situazione, e siamo tutti chiamati ad agire per aprire gli occhi a parenti-amici-conoscenti perché a ragion veduta neghino qualsiasi forma di consenso ai partiti della cosiddetta Casa delle Libertà.
Gli oppositori di Berlusconi erano invitati a "lasciarlo lavorare". Oggi abbiamo visto cosa è stato capace di fare e ridargli il voto sarebbe autolesionismo, ancorché immorale, come sostenne Umberto Eco nel 2001.
Coordinamento di Università-Opinione
continua
Messaggio n° 38 (36.267 destinatari) - 22/02/2005
Mercoledi 2 marzo 2005 - Sciopero degli Universitari
contro il DDL sullo stato giuridico dei docenti universitari.
E' auspicata una massiccia partecipazione:
- contro l'approvazione dello stato giuridico dei docenti universitari che ostacola l'ingresso dei giovani nelle università;
- contro la politica di questo governo che sta attuando lo smantellamento dell'università, violando l'articolo 9 della Costituzione.
Questi governanti temono cittadini di buon livello culturale che non avallerebbero le loro scelte irresponsabili. Basti pensare alle leggi ad personam, un pugno nello stomaco alla cultura giuridica. Il governo attuale non investe nelle università (e nella cultura in generale) perché non ha nessun interesse a innalzare la cultura degli italiani, processo per il quale l'Università ha un ruolo centrale e insostituibile. Tutto questo rientra in un unico progetto: mantenere il popolo nell'ignoranza, distraendolo con insulsi spettacoli tv e con il gioco del calcio, che con i suoi slogan è arrivato ad ispirare lo stesso linguaggio politico (e certe volte anche la prassi...).
Università-Opinione invita a lottare perché non venga messo in discussione il primato della cultura, perché essa possa godere di quei sostegni che le spettano dal diritto oggettivo.
Il contratto farsa
Con la firma alla presenza di Bruno Vespa del famoso contratto con gli italiani, Berlusconi si prese gioco degli elettori. Infatti quello non fu un vero contratto, per il semplice motivo che non erano previste clausole riparatrici in caso d'inadempienza, clausole che sono contenute in tutti i contratti degni di questo nome. E' ben vero che il Cavaliere scrisse "nel caso in cui al termine dei cinque anni di governo almeno 4 su 5 di questi traguardi non fossero stati raggiunti, Silvio Berlusconi si impegna formalmente a non ripresentare la propria candidatura alle successive elezioni politiche" ma in pratica ha promesso agli elettori di non concedere loro una seconda turlupinatura, come se per l'acquisto di un bene chi vende "concedesse" all'acquirente di non farsi imbrogliare di nuovo in caso di inadempienza, anziché corrisponderli un congruo e dovuto risarcimento.
Ma occorre anche analizzare il ruolo di Vespa, che si autodefinì notaio di quella disgustosa sceneggiata. Nella veste di notaio dovrebbe oggi riconvocare Berlusconi per imporgli di non ricandidarsi, visto che non ha mantenuto nessuno degli impegni, anche se Berlusconi sbandiera ai quattro venti che li ha mantenuti tutti, persino con congruo anticipo! Chiaramente il nostro premier ci considera degli imbecilli, incapaci di constatare e vedere la realtà. Oppure lui si riferisce a fatti realmente accaduti, dimenticandosi che gli autori sono o lui stesso o suoi soci; probabilmente è in stato di confusione mentale e qui di seguito citiamo altri fatti recenti che avvalorano tale ipotesi.
Berlusconi promise di ridurre le tasse ed è noto a tutti che sono aumentate. Promise di far diminuire la delinquenza, che purtroppo non è mai stata così invasiva come oggi. Circa le pensioni minime tutti sanno che il provvedimento ha interessato solo 1/5 degli aventi diritto. Per la lotta alla disoccupazione chiunque può guardarsi intorno per constarne il fallimento, con la stabilizzazione del precariato: sono spariti nuovi posti di lavoro fissi e per i giovani esiste solo il Co.Co.Co.(nel migliore dei casi). Promise le grandi opere, ma non le abbiamo viste e si è limitato ad inaugurare con una stucchevole propaganda quelle avviate dal governo precedente.
Nella veste di "notaio" Vespa avrebbe oggi il dovere di imporre a Berlusconi di risarcire il Paese, per tutti i guasti che ha combinato, anche a causa di quello sciagurato falso "contratto". Vespa invece continua a stare in adorazione al suo fianco, imbastendo altre sceneggiate, evitandogli accuratamente il faccia a faccia con soggetti a lui non graditi. Un tale comportamento arrogante escluderebbe chiunque dalla politica in tutti i Paesi democratici. Persino Bush non si è sottratto al confronto con l'avversario Kerry.
Ritornando all'ipotesi della confusione mentale, Fabrizio Cicchitto ha avuto la sfrontatezza di sostenere che "da tempo c'è uno stravolgimento dei ruoli istituzionali che sta facendo a pezzi lo stato di diritto" in riferimento al pronunciamento del Consiglio Superiore della Magistratura che ha giustamente bocciato, definendola devastante, la cosiddetta legge salva-Previti, una vera vergogna nazionale. E' evidente che quanto sostiene Cicchitto calza perfettamente con quello che fa la maggioranza stessa cui Cicchitto appartiene, che sta veramente facendo a pezzi lo stato di diritto, che dice di essere di centro-destra, ma che in realtà non ha una coloritura politica democratica.
Questo capovolgimento della realtà ha trovato una esilarante conferma con Berlusconi che ha accusato l'Unità di averlo definito "mostro bavoso", quando una tale truculenta definizione era stata indirizzata a Romano Prodi da Paolo Guzzanti dalle colonne del Giornale!
Questi signori lavorano per l'interesse loro e vorrebbero instaurare in Italia un regime dove il capo del governo ha poteri illimitati (vedi il testo della riforma della Costituzione, che in realtà non la riforma ma la stravolge).
Liberiamoci al più presto di questi avventurieri della politica! Le imminenti elezioni ci offrono una straordinaria opportunità in tal senso. Non sciupiamola!
Coordinamento di Università-Opinione
continua
Messaggio n° 37 (35.341 destinatari) - 13/01/2005
Le leggi berlusconissime
Visto che le difficoltà aumentano, Berlusconi e Soci sono costretti a ricorrere alle misure forti, pur di non perdere il potere. Se per vincere le elezioni Berlusconi ha cercato di farsi accreditare come uomo efficiente e capace, oggi, di fronte alle crescenti difficoltà, è costretto a imporsi con la prepotenza (v. la minacciata soppressione della par condicio), con la manipolazione sistematica dell'informazione (v. l'ampia documentazione prodotta nel libro "Regime" di Peter Gomez e Marco Travaglio, che merita di essere letto), o con l'inganno (v. le riduzioni fasulle delle tasse). Si inventa anche una campagna d'odio da parte dei soliti "comunisti" contro di lui ma è evidente che la vera campagna di odio è la sua.
Quotidianamente gli affiliati alla Casa delle Libertà spargono veleno e odio contro chi non è dalla loro parte. Lo stesso Berlusconi disse: "Penso di Prodi il peggio possibile...". Avete visto come Cicchitto ha inveito contro il magistrato Caselli nel corso della trasmissione Ballarò? L'Europa s'interroga preoccupata sulle violazioni della democrazia in Italia. Che questo sia un governo autocratico è dimostrato dai provvedimenti presi contro l'equilibrio dei poteri (che è la struttura portante di una democrazia), ovvero è dimostrato da leggi che Università-Opinione definisce berlusconissime, in quanto affatto paragonabili alle leggi fascistissime, di triste memoria. Citiamo:
- la nota Legge Gasparri che riporta la Rai sotto il controllo del Parlamento e stabilizza il monopolio Berlusconiano, anziché contrastarlo;
- la cosiddetta Riforma dell'ordinamento Giudiziario, che non si occupa per niente delle procedure giudiziarie, ma ha un chiaro impianto persecutorio contro la Magistratura. Tale accozzaglia di norme avrebbe dovuto essere intitolata "Disposizioni disciplinari e di controllo a carico dei magistrati per un loro assoggettamento al potere esecutivo". Ciampi non ha firmato, in quanto palesemente incostituzionale.
- la riforma della Costituzione, che stravolge i pilastri della democrazia, che conferisce un potere pressoché assoluto al capo del Governo. D'altra parte lo stesso Berlusconi definì "di stampo sovietico" la nostra Costituzione ...
Da ultimo sono inquietanti le nomine per l'Antitrust, che colpiscono al cuore la logica di competenza e indipendenza. Pera e Casini hanno scelto personaggi che hanno lavorato con determinazione per creare monopoli. Trattasi di autentici anti-antitrust (come se dei conclamati mafiosi fossero designati a far parte della commissione antimafia...) e per niente super partes rispetto alle forze politiche, come è richiesto per organi di controllo quali l'Antitrust è. E' un'autentica presa in giro, visto che la legge sul conflitto di interesse affida proprio all'Antitrust il compito di valutare, individuare e sanzionare (?!) i conflitti di interesse...
Quindi oggi non è più un'opinione che questi governanti siano autocratici. Oggi ne abbiamo le prove, fornite da quello che loro stessi scrivono e fanno.
Ci ritroviamo a domandarci: "che fare?". Università Opinione è convinta che misure eccezionali siano da adottare di fronte a situazioni estreme. Moderazione e perbenismo oggi favoriscono i prepotenti. D'altre parte non fu forse l'inazione (e l'aquiescenza) dei moderati che consentì l'avvento del fascismo? Di fronte al progetto illiberale in atto la risposta non può che essere ferma e appassionata, civile e democratica. Dobbiamo lottare contro la disinformatio del monopolio radiotelevisivo italiano, il narcotico della democrazia. E' necessario spiegare a tutti come stanno le cose e attivare gruppi ristretti di discussione sulla questione cruciale "come salvare la democrazia in Italia", argomento che deve diventare di attualità ed essere dibattuto ovunque. Prodi da solo non può essere la nostra unica speranza. E' una lotta impari visto che (metaforicamente) le nostre "armi" sono i sassi mentre i nemici della democrazia hanno le bombe atomiche. Ma la cultura è dalla nostra parte e dobbiamo vincere, oltre che resistere.
Per apprezzare la democrazia e prendere iniziative in sua difesa dobbiamo arrivare a esserne privati del tutto, come avviene per la salute che la si apprezza quando la si perde?
Coordinamento di Università-Opinione
continua
Messaggio n° 36 (35.180 destinatari) - 08/12/2004
Mai più piduisti al governo
Speravamo nell’imminente fine del berlusconismo, visti i plateali fallimenti dell’azione di governo, i continui dissidi interni alla maggioranza e le ultime elezioni suppletive, perse 7 a 0. Invece Berlusconi è stato abilissimo nell’illudere ancora una volta una parte degli italiani con la promessa del taglio delle tasse, che si tradurrà in risparmi assai modesti per le famiglie del ceto medio (intorno a venti euro al mese) mentre saranno di ben altra entità (anche superiori ai mille euro) per il ceto abbiente. Un risultato è certo: principale beneficiario sarà Berlusconi stesso, che nel ‘94 era sull’orlo del fallimento e che oggi, a dieci anni dalla discesa in campo, è l’uomo più ricco d’Italia (e al quarto posto nel mondo), e lo diventerà ancora di più (grazie anche a questa manovra).
Queste riduzioni aggraveranno il già disastrato bilancio statale, anche perché molte delle prospettate entrate compensatorie (v. condoni) sono aleatorie. Oltre a tutto per far fronte a queste minori entrate si attuerà il blocco delle assunzioni nel pubblico impiego (si parla di 75.000 unità in meno nei prossimi anni) con l’inevitabile peggioramento dei servizi.
Stucchevole è l’euforia espressa in questa, come in precedenti occasioni, da Berlusconi e dai suoi. Anche quando fu varato il Patto per l’Italia (settembre 2002) si fece festa, così come per le ripetute manovre creative di Tremonti, per le Grandi Opere e per tante altre promesse mirabolanti, regolarmente disattese. L’importante è l’impatto mediatico, l’annuncio: una politica da quattro soldi, quella del dire anziché del fare.
Ma l’elemento più inquietante è quello etico/morale. Infatti Berlusconi ha detto che oltre certi livelli di tassazione l’evasione è moralmente accettabile. Abbiamo un governo che da quattro anni pensa più alle faccende private del premier che al bene comune, con un Presidente del Senato che straparla, che denigra la Resistenza e che giustifica il non rispetto dei trattati internazionali che, a suo dire, dovrebbero essere superati da non ben precisati patti con gli elettori. Massimo Cacciari ha sostenuto che Berlusconi e i suoi stanno massacrando la tenuta culturale del paese e ha concluso che bisogna esser alternativi a questo schifo, non ripetere che la loro politica fa schifo.
Fermiamolo noi questo schifo, senza sperare che il tutto svanisca con un comunque auspicabile cambio di maggioranza. Anche se ciò avvenisse (e noi ce lo auguriamo) questa gestione delinquenziale manterrebbe una patente di legittimità, riesumabile dal prossimo piduista di turno. Occorre invece neutralizzarla con una bonifica radicale, perché questa vergogna non abbia più a ripetersi. Il berlusconismo è un pericolo pubblico, una vera iattura per la collettività.
L’università e la scuola italiana non possono assistere impotenti a questo scempio. A Genova, capitale europea della cultura, alcuni docenti dedicano alcuni minuti delle loro lezioni all’insegnamento dell’educazione civica. Occorre ribadire con forza il primato della cultura sulla politica. Università Opinione si adopererà perché siano le Istituzioni culturali a censurare i comportamenti antisociali, per una pedagogia della civiltà e dello sviluppo a tutti i livelli.
Parliamone tra noi e incoraggiamoci a vicenda. Molto lavoro ci aspetta.
Comitato di Coordinamento di Università-Opinione
continua
Messaggio n° 35 (36.120 destinatari) - 18/11/2004
Berlusconi a giudizio mentre tutti tacciono
di Adriano Sansa
Che vergogna. Un pubblico ministero chiede la condanna del capo del governo Silvio Berlusconi per gravissimi reati, compresa la corruzione di giudici. Ed ecco che schiere di politici insorgono non solo a difesa dell'accusato - che ha già nel processo i suoi difensori - ma per accusare il pubblico ministero di 'persecuzione' e 'accanimento'. Tra questi anomali difensori si distinguono ministri in carica. Se è persecutorio chi sostiene l'accusa, cosa sarebbe il giudice che condannasse? E allora, come farà il tribunale a giudicare se è intimidito da questo coro di potenti? La minaccia d'essere considerati persecutori è efficace: il nuovo ordinamento giudiziario in via di approvazione dà ampi poteri all'esecutivo nella carriera dei magistrati, li sottopone a una iniziativa disciplinare nella quale il ministro ha un ruolo assai influente in tutta la procedura. Il governo considererebbe il tribunale che condanna "persecutore" accanito. Quel Tribunale non è più libero.
Il Paese tace e giace, semiasservito. Abituato alle leggi che il primo ministro si è fatto o fatto fare per garantirsi l'impunità. Qualcuno legge con orgoglio che Berlusconi è tra i primi quattro uomini più potenti del mondo: masochisti. Nella graduatoria ci sarebbe stato un tempo anche Mussolini. Di quella potenza fa parte l'immunità dalla giustizia che invece obbliga i comuni cittadini, dei quali una buona parte gode però di stare sotto il tallone del nuovo padrone.
Invece di chiedersi, arrovellarsi sul quesito: il capo del governo italiano è un malfattore o no? Ha davvero corrotto i giudici? Ha mentito? Come fare per saperlo se i giudici sono intimiditi? Se colpevole, dovrà andarsene immediatamente o no? Che cosa dicono le nostre coscienze, il nostro orgoglio, che cosa dice il mondo? No, non è questo il tormento. Anzi non c'è palesemente tormento. L'informazione conformista si aggrava. Una cospicua parte della stampa tace e non commenta con il pretesto del signorile distacco, della volontà di 'non fare politica' mentre qui si tratta di mantenere libertà e decenza...
continua
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