 |
Una rassegna dalla rete
sulla Carige diretta dal Cavalier Berneschi
24.10.2006 - da L'Espresso Local
"Nepotismo e speculazioni". Ciclone di accuse su Carige
Conclusa l´opera di risanamento e l´ispezione Isvap un dossier contro i vertici del gruppo
di Massimo Minella
16.02.2006 da Dagospia
CARIGE CROCEVIA DELLE SCALATE BANCARIE
24.10.2006 - da L'Espresso Local
"Nepotismo e speculazioni". Ciclone di accuse su Carige
Conclusa l´opera di risanamento e l´ispezione Isvap un dossier contro i vertici del gruppo
Il caso Assicurazioni fa di nuovo tremare la banca
La delibera che completa il risanamento delle assicurazioni Carige è firmata 13 ottobre 2006. Ma il tempo per esultare di fronte ai conti tornati nuovamente in utile, dopo dieci anni di voragini, è davvero poco, una decina di giorni appena. Perché su Carige si abbatte come un ciclone un dossier del "Corriere Economia", l´inserto economico del Corriere della Sera, che proprio ieri ha dedicato il suo servizio d´apertura alla banca dei liguri con accuse pesantissime quali nepotismo, intrecci azionari che rimandano a personaggi inquisiti, speculazioni finanziarie e immobiliari. Al centro sempre loro, le assicurazioni targate Carige. Le stesse sulle quali hanno indagato per anni le procure di Milano (un fascicolo ancora aperto) e di Genova (caso archiviato) e su cui per due volte si è abbattuta la scure dell´Isvap, l´istituto di controllo delle società assicurative. Nel quartier generale della banca il timore, fin dalle prime ore del mattino, è che il titolo possa subire un tracollo. Ma alla fine di una giornata difficile in Borsa, Carige lascia sul terreno l´1,04 per cento, con oltre tre milioni di pezzi scambiati. Il prossimo passo è il mercato dei blocchi, dove qualche azionista potrebbe decidere di uscire, realizzando una forte plusvalenza, e a questo punto altri potrebbero seguirlo. Se ne riparlerà comunque oggi. Per il momento, resta al centro della vicenda l´attacco alla banca. Attacco che arriva a pochi mesi di distanza da un altro dettagliato dossier pubblicato dal Sole 24 Ore sulle recenti scalate bancarie, che avrebbero avuto in Carige la sponda ligure. «Il caso della Carige, la banca di famiglia» titola in apertura l´inserto, dedicando due intere pagine e un articolatissimo dossier a una banca che veleggia pur sempre attorno alla quindicesima posizione nazionale. In città, subito scattano le interpretazioni: resa dei conti genovese, orchestrata da qualche nemico del presidente Giovanni Berneschi; tentativo milanese di indebolire la banca, rendendola più facilmente aggredibile dall´esterno. Dietrologie? Chissà. Resta il fatto che su Carige, da tempo, è in atto una battaglia che ha per obiettivo il controllo della banca stessa. Da una parte, Berneschi in testa, chi ne difende l´autonomia e la distanza dalle grandi aggregazioni; dall´altra chi la vedrebbe nell´orbita di qualche colosso nazionale.
Berneschi mastica amaro, mostrando comunque subito le unghie. Ma sul campo resta un dossier senza precedenti sulle vicende di Carige, puntualissimo nel ricostruire la fitta rete societaria in cui compaiono sistematicamente i parenti di Berneschi (il figlio Alberto, la nuora Francesca Amisano), di Ferdinando Menconi, a capo del comparto assicurativo Carige (la figlia Claudia, il fratello Alessandro), e di Manlio Visconti, direttore generale di Carige Vita Nuova (il figlio Ettore). Una ragnatela che discende da banca Carige e si allarga alle due società assicurative (Carige Assicurazioni e Carige Vita) e alle loro controllate (Atoma, Assi 90, Assimilano, Ag, Assicentro Recina Servizi). Ma non è tutto. Il servizio si occupa anche dei rapporti della banca guidata da Berneschi con immobiliaristi come Ernesto Cavallini e imprenditori-politici come Vito Bonsignore, passando per le poltrone più nobili dispensate sempre dalla banca. E qui il rimando è a partite già note, a cominciare dal ruolo di azionista di Carige nelle società infrastrutturali di Bonsignore (di cui Berneschi è presidente), passando per le operazioni immobiliari con Cavallini. Un unico filo, quello ipotizzato, che legherebbe addirittura le mosse di Carige a una serie di iniziative finanziarie-immobiliari che rimandano a personaggi finiti poi nel mirino della magistratura. I nomi? L´ex leader della Comitas Florio Fiorini, e l´ex presidente della Popolare Italiana Giampiero Fiorani.
16.02.2006 da Dagospia
CARIGE CROCEVIA DELLE SCALATE BANCARIE
CARIGE CROCEVIA DELLE SCALATE BANCARIE, SCHIERATA SIA DALLA PARTE DI FIORANI CHE DI CONSORTE - SUL PIATTO 500 MILIONI DI EURO: ANNUSAVA" UNA PLUSVALENZA, OPPURE ERA UN PASSO QUASI OBBLIGATO PER I RAPPORTI COSTRUITI CON ANTONIO FAZIO?...
Circa mille miliardi di vecchie lire. Dietro le quinte, in maniera defilata, Banca Carige ha puntato una fiche importante sulle due partite bancarie estive: AntonVeneta e Bnl. Secondo la ricostruzione del «Sole-24 Ore», tra azioni acquistate e finanziamenti concessi in vari momenti ai protagonisti delle due scalate Carige ha messo sul piatto qualcosa come 500 milioni di euro. E non c’è dubbio: la banca guidata dal presidente Giovanni Berneschi e dal vice Alessandro Scajola (fratello del ministro) si è schierata sia dalla parte della Bpi (tanto che ha votato a favore della lista Fiorani nell’assemblea di AntonVeneta) sia da quella di Unipol (tanto che con Consorte ha sottoscritto un’opzione di vendita “put”). Fin qui i fatti.
Sullo sfondo una domanda: perché Carige è scesa in campo in entrambe le partite bancarie? Perché "annusava" una plusvalenza che poi ha effettivamente realizzato, oppure perché era un passo quasi obbligato per i rapporti costruiti con l’ex Governatore Antonio Fazio?
Tra politici e Opus Dei. Da Banca Caríge dicono che si è trattato di due normali investimenti. «Siamo un’istituzione finanziaria, è naturale che approfittiamo delle opportunità del mercato», ha spiegato un portavoce. E, in effetti, Carige uscirà da entrambe le partite con buone plusvalenze, non appena potrà aderire alle Offerte di Abn Amro e Bnp Paribas su AntonVeneta e Bnl. Ma le molteplici testimonianze raccolte dal «Sole-24 Ore» a Genova danno anche una lettura diversa: il motivo - dicono in tanti - è legato al "filo rosso" che unisce Carige alla Banca d’Italia della gestione Fazio. Gli investimenti, in parole povere, sono stati fatti soprattutto perché graditi all’ex Governatore.
Il rapporto con Palazzo Koch sembra si sia stretto a partire dal 2003. E ha contribuito - dicono in tanti l’intermediazione di un interlocutore di primo piano come il senatore Luigi Grillo, grande amico di Fazio e da molti anni vicino a Carige. Molto vicino. Tanto che il genero del senatore è stato prontamente assunto come impiegato proprio a Banca Carige in concomitanza con il matrimonio con la figlia.
Però Grillo, contattato dal «Sole-24 Ore», ha rigettato questa lettura dei fatti: «Carige ha rilevato le quote dì AntonVeneta e Bnl perché pensava di avviare in questo modo un’ulteriore fase di espansione, magari rilevando sportelli proprio in Veneto e nel Lazio. Nessun rapporto con la Banca d’Italia».
In realtà c’è un altro fattore che conferma - secondo alcuni - la tesi della regia di Bankitalia dietro l’intervento di Carige: particolarmente apprezzata dall’ex Governatore sarebbe stata la presenza nella banca di persone legate all’Opus Dei. Un esponente vicino all’associazione fondata nel 1928 da Josè-Maria Escrivà de Balaguer è Vincenzo Lorenzelli, presidente della fondazione Carige nonché numero uno dell’ospedale pediatrico Gaslini.
Ma andiamo con ordine. Punto di partenza per inquadrare il ruolo di Carige è proprio la cronaca della rovente estate di AntonVeneta e Bnl.
Le partite bancarie. L’intervento di Carige vicino a Gianpiero Fiorani nella scalata ad AntonVeneta - sebbene non di primo piano - è documentato ampiamente. Nella relazione Consob che ha accertato il concerto tra Bpl, Fingruppo, i fratelli Lonati e l’immobiliarista Danilo Coppola, si legge infatti «che in data 19 aprile, Centrosim ha incrociato sul mercato n. 2.500.000 azioni AntonVeneta per conto di Enrico Consoli che vendeva a Banca Carige che acquistava». Proprio Consoli compariva nell’elenco dei 18 correntisti che hanno ricevuto finanziamenti dall’ex Popolare di Lodi tra il dicembre 2004 e il gennaio 2005.
Non solo. In data 30 aprile, in occasione dell’assemblea AntonVeneta, la banca genovese, che si è presentata con l’1,86% del capitale dell’istituto padovano, ha votato a favore della lista dei consiglieri presentati dalla Banca Popolare di Lodi. E il suo voto, come quinto azionista della lista Fiorani, è stato decisivo per raggiungere il quorum necessario per la nomina dei candidati della Bpi. Nella squadra di Gianpiero Fiorani compariva anche la Argo Finanziaria spa che fa capo a Marcellino Gavio. E proprio quest’ultimo, proprietario di un pacchetto di poco superiore all’1% della banca padovana è uno degli imprenditori più vicini a Cange.
Altrettanto attivo - ma sempre in veste di "corollario" - il ruolo di Banca Carige nella partita Bnl, di cui l’istituto genovese ha rilevato l’1,99%. Proprio questa quota, il 18 luglio scorso, è stata portata in Zote, al patto di, sindacato promosso dalla Unipol che in quella data disponeva già del 14,92% di Bnl. Il 18 luglio, inoltre, Carige ha sottoscritto un contratto put con Unipol: il contratto dava la facoltà alla banca genovese di vendere le azioni all’assicurazione bolognese. Anche questo contratto (insieme a tutti gli altri "put" siglati quel giorno) è stato messo sotto il "faro" della Consob.
I legami (e I finanziamenti) con gli immobiliaristi. Gli intrecci con le scalate estive non si limitano alle banche. Carige ha avuto (e in certi casi ha ancora) un rapporto finanziario con gli ormai celebri immobiliaristi. Con Stefano Ricucci, per esempio. Nell’estate del 2004, quando veniva allo scoperto il "contropatto" di Bnl guidato da Francesco Gaetano Caltagirone, l’immobiliarista romano ha trovato un appoggio in Banca Carige, che gli erogò un finanziamento da 150 milioni di euro. In cambio di quali garanzie? Azioni Bnl.
Con Stefano Ricucci il legame è andato oltre alla finanza: nel settembre 2005 è proprio Carige, insieme ad altre banche, a fondare Confimmobiliare, presieduta da Ricucci, che fa parte del sistema di Confcommercio. Ed è sempre la banca ligure a sponsorizzare lo sbarco a Genova dell’associazione con un partner d’eccezione: la fondazione, Sorella Natura, che vede tra I soci la Popolare Italiana e nel cda Raffaele Bozzano (consigliere della Fondazione Carige). «Da sei mesi - precisano però da Carige - la banca genovese non ha più alcun rapporto con Ricucci». Che -riferiscono i bene informati - non è mai stato ben visto in Carige.
È invece ancora attuale il legame con Vito Bonsignore, ex deputato di Forza Italia e membro, a suo tempo, dello stesso "contropatto" di Bnl. Monsignore è addirittura diventato socio di Carige qualche anno fa con una quota superiore al 2% (poi diminuita): per questo il figlio Luca è nel consiglio di amministrazione della banca.
Non solo: Bonsignore con Carige partecipa anche all’operazione Ili (Infrastrutture Lavori Italia. spa), che nel 2003 ha generato non poche polemiche con tanto di interrogazioni parlamentari. E proprio in quell’occasione, chi si è elevato a difensore dell’operazione? Il senatore Luigi Grillo, che minacciò anche querele ai suoi colleghi parlamentari che avevano promosso l’interrogazione.
Quel filo rosso con Bankitalia. In realtà il legame con Bankitalia non è di vecchia data. Fino a tre o quattro anni fa Giovanni Berneschi, numero uno dell’istituto, era un perfetto sconosciuto in Bankitalia. Tanto che lo stesso Governatore ha confidato ai suoi fedelissimi in più di un’occasione di non conoscere i vertici dell’istituto genovese. La svolta nei rapporti con Fazio secondo la ricostruzione di molteplici fonti contattate dal «Sole-24 Ore» - è l’ispezione di Palazzo Koch in Carige, che risale alla fine del 2002 e che terminò con sanzioni pecuniarie nei confronti dei vertici per carenze nell’organizzazione, nei controlli interni e nell’erogazione del credito.
Ad essere particolarmente critico nei confronti della banca fu l’allora responsabile della sede genovese di Banca d’Italia, Antonio Lenza. Secondo i testimoni di allora, Lenza fu ancora più duro della già critica relazione ispettiva. Dopo poco, però, Lenza è stato trasferito da Genova a Milano. E - forse è un caso - piano piano i rapporti tra Carige e Bankitalia sono migliorati. Al punto che oggi a Genova vedono proprio in Via Nazionale una delle possibili ragioni per cui Carige si è schierata con Fiorani e Consorte.
|
Altro nel sito:
Un'inchiesta del Corriere della Sera
27.10.2006 - INDISCRETO
Carige, la lente di Bankitalia e le assicurazioni
26.10 2006 - L' INCHIESTA DI «CORRIERECONOMIA»
Carige, la Procura apre un dossier
23.10.2006
Carige, immobili in cattiva compagnia
Per un palazzo il prezzo sale del 1.500% in 24 ore. Affari con faccendieri che furono al fianco di Florio Fiorini
clicca qui
Una rassegna precisa
dall'Osservatorio Ligure sull'Informazione
01.11.06
Carige/1 - CHI HA PARLATO LA PAGHERA'
01.11.06
Carige/2 - SOLO LA VOCE DI SANSA NEL SILENZIO DEI BIG
26.10.06
Carige - La provincia difende gli affari di famiglia
18.10.06
Carige/1 - A Genova il mattone la fa da padrone
18.10.06
Carige/2 - Da cosa nasce cosa. E dal terzo valico?
clicca qui
anche noi ne avevamo scritto...un po di tempo fa
da ESPERIENZE DI 'FAMIGLIA'
dialogo con Tiziana (Asia),
ex moglie di Vincenzo Mamone
a cura di Christian Abbondanza
[...]"E’ molto attiva la famiglia Mamone nell’imprendoria?”
“Tramite i fondi dei Gullace, soprattutto. Poi avevano molti rapporti con fidi e crediti da diverse banche: Carige, il loro contatto era il Dott. Berneschi, la BNL di via Roma con De Scalzo e Olivieri direttamente seguiti da Luigi Mamone, dove vi era un buco di 2-3 miliardi ripianato d’un colpo. Poi la Cariplo, dove mi avevano fatto aprire un conto e dopo qualche settimana vi erano già diverse centinaia di milioni, mi sono ritrovata un fido che non avevo mai richiesto o firmato. Alla richiesta di spiegazioni il funzionario mi replicò di stare tranquilla perché aveva fatto tutto Luigi Mamone che era anche il garante.
Poi erano a contatto con la Banca aperta a Montecarlo dalla famiglia di Licio Gelli, con cui Vincenzo Mamone aveva avuto rapporti. Mi presentarono il nipote di Gelli che seguiva gli affari del piduista. La Goldbroker, in Via Fiume 4 a Genova, era usata come luogo di incontro. In occasione di questi incontri mi è stato anche presentato un Generale francese, amico del Gambetta Massimo, che aveva lavorato nella famosa Area51 ed anch’egli legato alla P2.
Poi vi era Criscino Silvio di Genova Coronata, cognato di Mamone in quanto marito di Angela Mamone. Questi gestiva fondi della famiglia e dei Gullace. E ‘ stato anche coinvolto in un’inchiesta di usura, a seguito della denuncia dell’Impresa Cresta.”[...]
per leggere integralmente il dialogo on-line da dicembre 2005
(ed in parte ripreso da il Secolo XIX il giorno 8 dicembre 2005,
prima che Asia Ostertag fosse riconosciuta Collaboratore di Giustizia)
clicca qui
|

Fondazione Caponnetto
Libera contro le mafie
Libera Terra
Narcomafie
Gruppo Abele
Addiopizzo
Riferimenti
Rete del Bottone
Fondazione Falcone
ANM
Emmedi
Movimento x la Giustizia
Cuntrastamu
Antimafiaduemila
Associazione Antiracket
Peppino Impastato
Democrazia e Legalità
Centro Impastato
Centomovimenti
MicroMega
Giustizia e Libertà
Sconfiggiamo la mafia
No Tav
Coord. No Tav Genova
SocialPress
Piero Ricca
Marco Travaglio
Beppe Grillo
Daniele Luttazzi
Sabina Guzzanti
Dario Fo
Franca Rame
Michele Santoro
MegaChip
Arcoiris
Report
AnnoZero
BluNotte
Uomini Liberi - Savona
GilBotulino - Calabria
|
|