Una rassegna precisa
dall'Osservatorio Ligure sull'Informazione
sulla Carige diretta dal Cavalier Berneschi
Dalla newsletter e dal sito di OLI
[L'Osservatorio Ligure sull'Informazione è nato per contrastare l'omologazione del sistema informativo, la riduzione progressiva delle voci di dissenso, il conformismo degli operatori di giornali, radio e tv. L'osservatorio segnala gli episodi di distorsione e occultamento delle notizie, di mancanza di contraddittorio e di trasparenza, di uso privato degli organi di informazione, di omertà e servilismo nei confronti di gruppi o esponenti del mondo politico o economico]
Newsletter n. 117, 1° novembre 2006
Carige/1
CHI HA PARLATO LA PAGHERA'
A una settimana dall'articolo del Corriere della Sera sulla Carige, un lungo editoriale ("Silenzi e bisbigli sul caso Carige") su Repubblica-Lavoro (30 ottobre 2006) si interroga sul perché di fronte alle notizie bomba fornite dal Corriere, e l'inchiesta in merito aperta dalla Procura, a Genova quelli che contano facciano finta di niente. La dirigenza politica è piuttosto impegnata a discutere di come dividersi il potere, le cariche, le candidature. Quanto alla classe dirigente (?) e la società civile (?) tacciono perché un po' si nascondono dietro ai politici e un po' non vogliono svegliare il can che dorme. Silenzio imbarazzato - prosegue l'editoriale - anche da parte dei vertici istituzionali come Pericu e Burlando. Insomma, dicono al Lavoro, un silenzio così finisce per danneggiare tutti, perfino la Carige. Parole sante. Peccato che al Lavoro, come al Secolo e al Giornale abbiano fatto così poco per romper e quel silenzio, facendo a gara nell'offrire spazio al presidente di Carige. Il quale ha di recente fornito una sintesi del Carige-pensiero nella riunione plenaria avvenuta di prima mattina con dirigenti della banca e sindacati e di cui fedelmente riferisce il Lavoro (28 ottobre) che nell'ambiente vanta da tempo notizie di prima mano. "Abbiamo scoperto - ha detto nell'occasione Berneschi - chi è stato a passare tutte quelle informazioni che hanno dato il via al dossier del Corriere e sappiamo che non è uno di noi, un interno". Perché, ha aggiunto, il "dolore più grande" per lui sarebbe stato quello di un "tradimento" interno, da parte di un giocatore della sua squadra. "Qualcuno - ha detto ancora - ha voluto colpire il sottoscritto, qualcuno che abbiamo già individuato e contro il quale faremo valere le nostre ragioni". Non una parola sulle pesanti contestazioni rivolte ai vertici della banca, le accuse di nepotismo e il resto. Solo la promessa di farla pagare cara al delatore. Il resto della giornata è stata spesa "a far veicolare in azienda il messaggio del presidente". Ordini, altro che bisbigli.
(m.c.)
Carige/2
SOLO LA VOCE DI SANSA NEL SILENZIO DEI BIG
Per dire lo stato di prostrazione, morale e poi politica, in cui versa la città, basta il silenzio imbarazzato, anzi timoroso (al Sud sarebbe automaticamente omertoso) che ha fatto seguito all'inchiesta del Corriere della Sera sulle manovre poco trasparenti dei vertici Carige. La massimo istituzione economico-finanziaria di Genova, cassaforte dei risparmi dei genovesi, accusata da un'inchiesta del Corriere di essere in affari con uno spregiudicato (e pregiudicato) faccendiere internazionale, di fiancheggiare i "furbetti del quartierino" in accordo col governatore Fazio e il fido Grillo, di nepotismo e di discutibili vocazioni immobiliari, non sembra una notizia tanto normale, come farebbe pensare la mancanza di qualsiasi reazione da destra e da sinistra. Né il sindaco, né il presidente della Regione e della Provincia hanno voluto azzardare un commento, una parola.
Prudenza, attendismo o assuefazione a un costume per cui il denaro ha mano libera e non tollera censure moraliste? Il fatto che la procura abbia aperto un fascicolo è una conferma ulteriore che tocca ai giudici surrogare l'assenza della politica.
La sola voce venuta a rompere il mutismo della scena pubblica è stata quella di Adriano Sansa, sindaco eletto nel '93 dai cittadini e cinque anni dopo non confermato dai partiti, per la sua "eccessiva" autonomia rispetto ai poteri forti. Oggi è presidente del tribunale dei minori, fuori da ogni mischia, ma in un'intervista a Franco Manzitti (Repubblica-Lavoro, 25 ottobre) non tace la sua preoccupata amarezza. Lo scandalo Carige? "Genova deve fare sentire la sua voce, questa è una grande occasione per capire se in città ci sono veri amministratori di banche, enti e istituzioni pubbliche, o padroni che decidono per tutti…" Condivide le riflessioni profonde di don Balletto sull'assenza di cultura nella politica locale, ma va oltre: "Se non si vuole finire male occorre anzittutto un'idea di città e un patto morale che impegni a garantire ovunque la vivibilità, invertire la sciatteria, l'abbandono." Invece "nella sinistra sembra imporsi un'area immobiliarista che impone in dominio del mattone e sradica perfino la storia".
La sua schiettezza, non meno dura dei suoi giudizi sul balletto dei tre candidati sindaci per il fronte ulivista, all'insegna del facciamoci del male, toglie ogni possibile dubbio, qualora ne fossero rimasti, sul perché il giudice-sindaco non era in sintonia con vertici politici e economici, quelli che decidono per tutti noi.
(c.a.)
26.10.06
Carige - La provincia difende gli affari di famiglia
Cos'è una provincia? E' un posto dove accadono le stesse cose delle altre parti ma chi ci abita non se ne accorge. Prendete il caso di Genova in questi giorni. Il 23 ottobre 2006 compaiono sul Corriere Economia, supplemento del Corriere della Sera, due pagine di servizi con titolo in prima.
Titoli: Trasparenza zero. Misteri genovesi. Il numero uno della banca Giovanni Berneschi, il capo del settore assicurativo Ferdinando Menconi e le poltrone distribuite ai parenti. Di seguito: Assicuratori effettivi e assicuratori improbabili, immobiliaristi veri e presunti, bancarottieri, faccendieri e affaristi con il conto in Svizzera per il "nero". Capitali panamensi, finanziarie estere e fiduciarie di copertura. È sorprendente e un po' inquietante il mondo che si apre se si cerca di rispondere alla seguente domanda: che ci fa Banca Carige con due compagnie assicurative, Carige Assicurazioni (sede a Milano) e Carige Vita (Genova), che da anni l e succhiano soldi e vengono sistematicamente "massacrate" dall' Isvap? Tante cose ci fa. Tra queste, distribuire poltrone e relativi compensi a parenti e amici dei due leader del gruppo: Giovanni Berneschi, presidente della banca e da sempre anche al vertice delle compagnie, e Ferdinando Menconi, il potentissimo e intoccabile capo del comparto assicurativo ma anche consigliere della banca e, nel recente passato, della Fondazione che controlla il gruppo. È una storia di potere e nepotismo, con l'ombra lunga di alcuni personaggi che furono al fianco di Florio Fiorini e della sua Sasea nelle scorribande finanziarie degli anni Ottanta-Novanta.
Interessa sapere chi è sto Fiorini? Lui stesso, in una intervista pubblicata su Repubblica il 23 marzo 2004 si definiva un "bucaniere" della finanza internazionale, un fantasioso "lavandaio". Uno che per queste attività di lavanderia si è fatto quattro anni di prigione in Svizzera per poi finire assegnato, ai servizi sociali per le condanne in Italia. Uno che c'entra con Parmalat, Tanzi e molte altre cosette, sufficienti perché il Corriere parli di "cattive compagnie".
Gli articoli del Corriere hanno a Genova l'effetto di una bomba. Prima reazione: stupore e scandalo. Argomenti: oscure potenze vogliono scippare Genova e la Liguria della "sua" banca. Il 24 e il 25 ottobre Il Secolo XIX e Repubblica offrono a Berneschi tutto lo spazio richiesto per la controffensiva. E' un complotto contro di noi, sostiene Carige. Intanto partono le interpellanze parlamentari e si muove la Procura locale.
I politici? Claudio Scaiola, fratello del vice di Berneschi - la provincia di Imperia retta dai berlusconiani gode di un rapporto privilegiato con Carige - si è schierato a difesa. Così anche Monteleone della Margherita. Gli altri tacciono o fanno dichiarazioni caute, cerchiobottiste. Del genere: ma chi mai poteva immaginarsi un porcaio simile.
Eppure solo otto mesi fa, il 16 febbraio 2006, Il Sole-24 ore aveva pubblicato i risultati di una l'inchiesta - "Carige crocevia delle scalate bancarie. La regia di Fazio e il ruolo di Grillo. I legami con gli immobiliaristi" - snobbata dai giornali e dai politici locali.
Ora sapete perché quelli di Genova sono considerati dei provinciali. Perché oltre a tenere gli occhi chiusi, si turano anche le orecchie.
(Manlio Calegari)
18.10.06
Carige/1 - A Genova il mattone la fa da padrone
Per la sua immagine ha scelto la bitta. Quella protuberanza di ghisa, tozza, con la testa un po' piegata di lato, che sui moli serve a trattenere cime e catene delle barche all'ormeggio. Lei, la Carige, è la bitta dei genovesi, dei liguri specialmente di quelli di Imperia per via di Scaiola. Ma gli affari sono affari e, in proposito, il suo presidente Berneschi ha sempre detto chiaramente come la pensa. Non era un caso se Il Sole 24 Ore del 16 febbraio 2005 gli aveva dedicato una intera pagina titolando "Carige crocevia delle scalate bancarie. La regia di Fazio e il ruolo di Grillo. I legami con gli immobiliaristi"; che poi erano Ricucci, Fiorani, mica persone da niente! E la bitta? La bitta c'entra: è il simbolo della costanza e della determinazione con cui la Carige e il suo presidente perseguono, da anni, il solo piano per il quale sono disposti a reinvestire i quattrini pompati ai loro clienti.
Sentite un po' cosa aveva detto a Repubblica il 9 settembre 2004, quando ancora la città sognava col waterfront di Piano: "Io comincerei a vendere l'aeroporto. Se l'architetto prevede di spostarlo perché non cominciare a vendere l'area? Il principio è che se devo cambiare qualcosa, vendo quello che ho, realizzo e riparto".
Passa un anno, cambiano i colori che governano la Regione, ma lui, Berneschi non ha cambiato idea. Su Repubblica 30 settembre 2005: "Il turismo si rilancia così, offrendo a un popolo nordista che si vuole trasferire al sole e al mare... nuove residenze e... una nuova rete commerciale". Ma l'Affresco di Piano - gli chiede l'intervistatore - non potrebbe produrre qualche altra occasione? Ma sì, certo risponde Berneschi. Ad esempio si potrebbe cominciare a "mettere sul mercato le aree dell'aeroporto". Ecco la bitta, la costanza! E precisa: "Qui a casa nostra come si farà a non vendere l'area Piaggio e le banchine del porto... E poi si venderanno anche le spiagge... tutto ciò che era in concessione... (e che) potrà costituire una risorsa finanziaria. Chi non comprerebbe il posto barca invece di pagare la sua (del posto barca, nda) tassa annuale?".
Geniale vero?
(Manlio Calegari)
18.10.06
Carige/2 - Da cosa nasce cosa. E dal terzo valico?
La filosofia Berneschi trova ampi consensi a Genova. Anche la nuova giunta regionale, nella persona di Burlando a novembre 2005, a Palazzo Ducale, incorona il presidente Carige con un premio; speciale perché lui non rientra in nessuna delle categorie previste (letteratura, solidarietà, spettacolo ecc.) ma in un certo senso le comprende tutte: è un esperto di soldi.
E ora, autunno 2006, l'uomo della bitta torna a parlare. Il sindaco? Berneschi fa qualche nome e poi precisa: ce ne vuole uno "con gli attributi e con il coraggio di fare l'unica cosa necessaria, il Terzo Valico... Al Paese e alla città serve il Terzo Valico, punto... Camera di Commercio, Confindustria, alcuni imprenditori ci stanno già lavorando. Ovviamente ho aderito con entusiasmo. Presto andremo anche dal presidente della Regione, Claudio Burlando, per invitarlo a seguire questa strada: chiediamo all'esecutivo il Terzo Valico e basta.
Domanda dell'intervistatore: "Perché il Terzo Valico sarebbe un toccasana?"
E lui, l'uomo della bitta: "perché spostando dall'autostrada alla ferrovia gran parte della movimentazione, si facilitano entrata e uscita in città, si decongestiona l'accesso al porto, si valorizzano certe aree".
Sì, aree. "Se l'università va agli Erzelli dovrà vendere gli immobili attuali. Roba di pregio, dove si possono realizzare interventi appetibili, ma vendibili a forestieri, perché qui non c'è un tessuto in grado di assorbire pezzi da un milione l'uno. Stesso discorso per Quarto, che la Regione dovrà cedere per i costi della sanità. Poi c'è un'altra iniziativa immobiliare a Boccadasse e, insomma, da cosa nasce cosa".
Capito il Terzo Valico della Carige? Immobiliari, case, porticcioli...
(Manlio Calegari)