30.11.2006 Il Secolo XIX
L’inchiesta dei Carabinieri
Giochi costruiti con i rifiuti traffico di plastica, 7 arresti
Documenti falsificati per esportare illegalmente scarti pericolosi in Cina
Attraverso la falsificazione di documenti e atti amministrativi esportavano dall’Italia alla Cina rifiuti pericolosi (soprattutto scarti di plastica) facendoli passare come materia secondaria ed eludendo così i controlli delle autorità nel porto di partenza e in quello di arrivo. Una volta in oriente il materiale veniva trattato e rivenduto sul mercato cinese, spesso per fabbricare giocattoli che sarebbero stati a loro volta smerciati in Italia e nel resto d’Europa. Un traffico che i Carabinieri del Nucleo Operativo Ecologico agli ordini del colonnello Michele Sarno e del maresciallo Antonio Sgrò e gli uomini dell’Agenzia delle dogane stimano almeno un milione di euro all’anno e che andava dal 2002.
Sono sette in tutto gli ordini di custodia cautelare eseguiti dai militari della tutela ambientale su ordine della Magistratura genovese, quattro in carcere a carico di tre cinesi organizzatori dell’affare e di un loro intermediario italiano, e tre domiciliari per altrettanti italiani (residenti fra il Piemonte e
la Lombardia
), titolari di impianti per il trattamento e la trasformazione di rifiuti. Nell’inchiesta risultano inoltre indagate altre 49 persone, tra queste anche responsabili di ditte di spedizione, un consulente ambientale della Provincia di Genova, rappresentanti di società produttrici di materiale plastico e titolari di laboratori di analisi. Per tutti l’accusa è di traffico illecito di rifiuti in concorso. A fronte di quanto emerso il giudice per le indagini preliminari Lucia Vignale ha disposto il sequestro d’una ditta e una cinquantina di perquisizioni nelle sedi delle società che avrebbero ceduto illecitamente i rifiuti, a titolo gratuito o facendosi pagare. L’attivazione del sodalizio era caratterizzata dalla gestione di un articolato sistema d’intermediazione, che consentiva di concentrare gli scarti presso il Vte di Genova, per poi partire alla volta di Hong Kong. L’indagine è iniziata l’11 gennaio 2006 col sequestro nell’area portuale di Voltri di due container (alla fine ne sono stati sigillati complessivamente 17) contenenti plastiche contaminate da agenti chimici. Da qui è emerso il sospetto di un probabile traffico illecito di materiali pericolosi alla base legale di Paderno Dugnano (Milano) e operativa a Marnate (Varese). I rifiuti venivano virtualmente acquistati dalla Kari International, società fantasma con sede legaleaHongKong, e trasferiti successivamente nella regione del Guandong dove probabilmente venivano lavorati, avendo ancora un ottimo mercato presso numerose aziende in contatto con la stessa Kandi, che pagavano fino a sei volte di più del reale valore di mercato della merce.
Sulla vicenda ieri si è pronunciato il presidente della commissione Ambientale alla Camera Ermete Realacci. “I traffici di rifiuti ribadisce sono un vero e proprio business criminale, che attraversa il nostro paese da nord a sud e viceversa, valicandole frontiere e attraversando gli oceani. Non bisogna assolutamente abbassare la guardia ed è necessario fornire sempre nuovi strumenti di indagine e repressione”. “Purtroppo prosegue
la Cina
sta diventando una meta molto ambita dalle organizzazioni criminali per smaltire illegalmente rifiuti nocivi. E le segnalazioni si moltiplicano”.
Rincara la dose il presidente nazionale di Legambiente Roberto Della Seta. “Siamo di fronte accusa a un fenomeno di dimensioni e di gravità inquietanti e l’ultima operazione andata in porto non fa che confermarlo. Ormai la rotta Italia-Cina è diventata la rotta dei veleni, non è più della seta, con imbarcazioni cariche di rifiuti tossici che salpano dai nostri porti per approdare al pericoloso mercato del riciclo di materie prime”. Secondo Della Seta “
la Cina
è diventata in pochi anni il cimitero mondiale dell’hi-tech, dove gli scarti tecnologici dell’Europa e dagli USA vengono smontati e riciclati in ogni componente dalla manodopera locale, senza alcuna tutela sanitaria rispetto al contatto con i metalli pericolosi ed le esalazioni nocive”. “Attività come quella smascherata dai carabinieri stanno diventando un business dai profitti così ingenti, che
la Commissione
parlamentare sui rifiuti lo ha paragonato alle tradizionali fonti di arricchimento mafioso, come il traffico di stupefacenti. Basti pensare conclude Legambiente che in soli cinque mesi, da ottobre
2005 a
marzo 2006, nei porti italiani sono stati sequestrati ben 270 container diretti prevalentemente in Cina, che contenevano circa 4.600 tonnellate di rifiuti industriali, tra scarti di lavorazione delle plastiche, rottami metallici e rottami di elettrodomestici, per un valore stimato di 2.700.000 euro”.
30.11.2006 - Repubblica
Tonnellate di plastica e rifiuti tossici stipate nei container e spedite in Oriente dal porto. I risultati dell’inchiesta “Ombre cinesi”
Dalla rumenta giocattoli Killer
Sette ordini di custodia, nei guai insospettabili eccellenti
Ai domiciliari anche un dipendente della Maersk e uno spedizioniere
Sotto l’albero, giocattoli killer. Cagnolini di peluche tossici, macchinine, robot, soldatini colorati con vernici che rilasciano sostanze chimiche capaci di alterare il sistema endocrino. Potenzialmente mortali perché non certificate Ce. I container partivano da Genova per l’Oriente con documenti falsi e stipati di tonnellate di plastica spacciata per materia prima, che in realtà era solo un rifiuto. La rotta dei veleni si è mossa per quattro anni sull’asse Italia-Cina e ha fruttato almeno sei milioni di euro. Dopo dieci mesi di indagini, l’inchiesta denominata “Ombre cinesi” sul traffico illecito di rifiuti coordinata dal pm Francesco Albini Cardona e condotta dai carabinieri dei Noe con l’Agenzia delle Dogane, si è conclusa con sette ordini di custodia cautelare: quattro in carcere (tre cinesi organizzatori del traffico e un loro intermediario italiano) e tre ai domiciliari a carico di un dipendente della compagnia amatoriale Maersk Logistic, di uno spedizioniere, Tommaso Carminati, e del titolare di uno studio d’ambiente di Chiavari, Marco Castello. Nell’indagine risultano coinvolte altre 49 persone, i rappresentanti legali delle aziende (piemontesi,lombarde, venete e olandesi) che si sono sbarazzate del materiale evitando di pagare lo smaltimento: per tutti l’accusa è traffico internazionale di rifiuti. L’indagine è iniziate l’11 gennaio 2006 con il sequestro a Vte di Voltri, di due container che contenevano carta, cartone, cd frammentati, resti di cassette della frutta, pezzi d’auto e plastiche contaminate da agenti chimici, che facevano parte di una spedizione di rifiuti, priva di autorizzazioni, destinata a società sparse nella Repubblica popolare cinese. Dopo il sequestro in una ditta di Caslino d’Erba (Como) di
366 metri cubi
di rifiuti e grazie alle intercettazioni telefoniche, erano emerso il sospetto di rifiuti speciali pericolosi alla base del quale c’era la ditta Kandi, con sede legale a Paderno Dugnano (Milano) ed operativa a Marnate (Varese), che sotto la copertura di un commercio all’ingrosso di materiale plastico, trasferiva in Cian ingenti quantitativi di rifiuti che solo sulla carta erano stati trattati e trasformati in materie prime e secondarie. Per evitare i controlli, venivano anche utilizzate delle bolle di carico che li identificavano come materie prime, non da smaltire, ma da utilizzare nell’industria. Con questo meccanismo, per esportarli non serviva l’autorizzazione del ministero dell’Ambiente e il formulario identificazione rifiuti, che stabilisce che il carico, composto da rifiuti pericolosi, è stato smaltito seguendo iter lunghi e costosi. I quantitativi venivano virtualmente acquistati dalla Kari International Import Export Wastermaterial Trading Co, una società “fantasma”, con sede legale a Hong Kong e trasferiti nella regione del Guandong dove venivano lavorati e trasformati in materia prima: nella realtà, era un materiale plastico di scarsa qualità, disomogeneo nelle sue caratteristiche chimico fisiche, che era utilizzato soprattutto per la fabbricazione di giocattoli e oggetti hi-tech. Il materiale, giunto in Cina come “materia prima secondaria”, aveva un ottimo mercato presso numerose società in contatto con
la Kandi
, che pagavano fino a sei volte il reale valore di mercato.
30.11.2006 - Corriere Mercantile
Operazione dei carabinieri del Noe
Traffico di rifiuti pericolosi verso
la Cina
smantellata organizzazione criminale
Nei guai tre spedizionieri genovesi della Maersk
di Francesco Ricci
Sette arresti, quarantanove denunce nell’Italia del Nord. Il sodalizio acquistava rifiuti rifiuti plastici, li esportava come materia prima secondaria nella Repubblica popolare cinese dove le rinfuse erano realmente lavorate e rivendute
Cd fatti a pezzi, gruppi ottici di auto in demolizione, bicchieri da picnic, videocassette, telecomandi in disuso, schede telefoniche scadute. E altro. Dentro i container diretti in Cina c’era di tutto un po’, tranne la materia prima polimerica secondaria (leggi riciclata) che era indicata nei documenti di spedizione. I carabinieri del Nucleo Operativo Ecologico, in collaborazione con gli agenti dell’Agenzia delle Dogane, hanno smantellato un’organizzazione italo-cinese dedita al commercio transnazionale illecito di rifiuti tossici. Sette persone tre cinesi e quattro italiane sono finite in manette. Altre quarantanove sono state denunciate. L’organizzazione, battezzata “Ombre cinesi”, è scattata a gennaio e si è conclusa ieri notte con l’esecuzione delle ordinanze restrittive firmate dal magistrato della Procura della Repubblica di Genova Francesco Cardona Albini. Tra i denunciati anche tre spedizionieri e un addetto ai controlli ambientali genovesi. Gli spedizionieri lavoravano per
la Maersk
, il colosso danese che nella fattispecie si occupava del trasporto dei rifiuti in Cina.
Il meccanismo era semplice ed efficace. Una società costituita dai “registi” cinesi dell’affare, la “Kandi” di Milano, acquistava rifiuti tossici da fabbriche di manufatti plastici di Piemonte, Lombardia, Veneto e Friuli Venezia Giulia. Il materiale veniva trasferito in capannoni di stoccaggio dove ufficialmente, il materiale plastico veniva trasferito in capannoni di stoccaggio dove, ufficialmente, il materiale plastico veniva diviso e riciclato a norma di legge, diventando appunto materia prima secondaria. Di fatto i diversi oggetti erano sminuzzati, caricati in contenitori e spediti a Genova con bolle di accompagnamento mendaci.
Una seconda società con sede ad Hong Kong, la “Kari international import export waste material trading co”, acquistava almeno sulla carta tutto il materiale plastico e lo veicolava verso stabilimenti del sud della Cina. Lìparte delle rinfuse plastiche erano lavorate e trasformate nuovamente in materia prima. Il prodotto finito, anche giocattoli, completamente fuori norma in base alla normativa Ue, era immesso sul mercato cinese e europeo. Un’altra parte della merce spedita illegalmente in Cina finiva nei termovalorizzatori, bruciatori onnivori di rifiuti e grandi produttori di diossina.
Il guadagno ricavato dal traffico di rifiuti speciali è stato stimato intorno al milione di euro annuale. Dalle indagini dei carabinieri risulta che il traffico illecito si sia protratto per cinque anni. Nell’affare tutti traevano il proprio guadagno, a parire da quegli industriali che evitavano i costosi oneri per lo smaltimento degli scarti di produzione, facendosi pagare un tanto a tonnellata dalla società di cinesi che li prelevava. Il giro di corruzione era capillare e toccava società di smaltimento di rifiuti speciali, analisti chimico-ambientali, spedizionieri. “Queste persone avevano il lavoro assicurato ha spiegatoli maresciallo Sgrò, comandante del Noe di Genova l’industria cinese è in enorme espansione e c’è una fortissima richiesta di materie prime. Le regole in materia di salvaguardia ambientale sono molto permissive e, in qualche modo, facilitano questi traffici”.
Per i militari l’operazione “Ombre cinese” costituisce solo la prima parte di un lavoro più ampio.
“Questa indagine si è conclusa nella sua prima fase ha commentato Michele Sarno, comandante del Noe per il nord Italia abbiamo chiuso un cerchio, ingenerandone vari altri concentrici. Siamo certi che l’attività ancora in atto ci porterà a scoprire nuovi canali di smaltimento illecito di rifiuti pericolosi e varie altre attività criminose correlate.
L’indagine era iniziata l’11 gennaio scorso col sequestro nell’area portuale di Voltri, da parte dei militari del Noe di Genova, di due container, ciascuno, 44 balle costituite da carta, cartone, cd frammentati e plastiche (contaminate da prodotti chimici). Il carico era diretto alla Repubblica popolare cinese. A questo era seguito un mese dopo il sequestro in una ditta di Caslino d’Erba (Como), di
366 metri cubi
di rifiuti in giacenza. Emerse il sospetto di un probabile traffico illecito di rifiuti speciali pericolosi alla base del quale c’era la “Kandi” che, sotto la copertura di un commercio all’ingrosso di materiale plastico e suoi derivati, gestiva illecitamente i rifiuti, dalla raccolta, allo stoccaggio al loro trasporto simulato, fino alla loro esportazione verso
la Cina.