REPUBBLICA ON LINE – 19.07.2006



CRONACA
Oggi l'anniversario della strage mafiosa di via d'Amelio. Il messaggio
del presidente alla vedova Agnese, i fiori della città sul luogo dell'attentato

Quattordici anni fa l'omicidio di Borsellino
Palermo e Napolitano ricordano il magistrato


PALERMO - Hanno cominciato a deporli dalle prime ore del mattino, lì a via Mariano D'Amelio, dove quattordici anni fa Paolo Borsellino e i cinque agenti della sua scorta furono uccisi dalla mafia. Sono i bambini del quartiere a portare fiori, i cittadini, esponenti della politica, qualche assessore. A metà mattinata arriverà il ministro della Giustizia Clemente Mastella con una corona floreale. Gli scout hanno improvvisato un gioco dell'oca con cinquanta caselle dedicate a Giovanni Falcone, Paolo Borsellino, carabinieri e polizia.
Manfredi, il figlio del magistrato, non c'è, e non verrà. Ha deciso che il modo migliore di ricordare il padre è lavorare, e oggi è particolarmente soddisfatto: grazie a un'indagine della polizia postale da lui coordinata, sono state arrestate cinque persone colpevoli di aver clonato carte di credito per una truffa dall'ammontare complessivo di 60mila euro.
Rita Borsellino, sorella del magistrato e leader dell'opposizione di centrosinistra all'Assemblea regionale siciliana, uscita sconfitta dal plurindagato Totò Cuffaro alle ultime elezioni regionali, ricorda che la "speranza sono i giovani, ed è con le giovani generazioni che dobbiamo costruire un futuro diverso non soltanto per i siciliani ma per l'Italia intera che ancora oggi subisce prepotenze e prevaricazioni da parte della criminalità organizzata".
Per Agnese, la vedova, arriva un messaggio accorato dal capo dello stato Giorgio Napolitano. "Il sacrificio di Paolo Borsellino resta di monito a non abbassare mai la guardia nella lotta per debellare le insidie, ovunque si annidino, di questo gravissimo fenomeno criminoso", scrive il presidente. Quattordici anni fa "l'arroganza spietata della criminalità mafiosa stroncava la vita di Paolo Borsellino e degli agenti della scorta Catalano, Cosina, Loi, Li Muli e Traina. Resta indelebile nella memoria l'angoscia e il dolore dei giorni in cui il delirio di onnipotenza della cupola mafiosa, già abbattutosi contro Giovanni Falcone, sua moglie e altri coscienziosi agenti di polizia, culminò nel tentativo di scardinare, colpendo le sue più ferme e intransigenti espressioni, l'ordinamento dello Stato e delle sue istituzioni".
Napolitano prosegue sottolineando come il sacrificio dei due magistrati e degli uomini delle loro scorte non sia stato "vano. La concezione della giustizia e lo spirito di servizio, che avevano animato le battaglie di Paolo Borsellino e di tante altre vittime della mafia, hanno segnato una netta linea di contrapposizione al terrore dell'anti-stato e costituito un esempio costante e positivo per l'azione della Magistratura e delle Forze dell'Ordine. Questi valori hanno consentito, di recente, di assicurare finalmente alla giustizia anche i maggiori responsabili di molti efferati delitti e di infliggere duri colpi alla stessa organizzazione mafiose".
Il lavoro di chi era in prima linea a combattere la mafia è stato di "sprone per una mobilitazione collettiva", aggiunge il presidente, e "resta di monito a non abbassare mai la guardia nella lotta per debellare le insidie, ovunque si annidino, di questo gravissimo fenomeno criminoso. La consapevole missione di uomini coraggiosi come suo marito aiuta a comprendere i percorsi da seguire e contribuisce a non disperdere il clima di nuova fiducia e speranza nelle istituzioni e nella loro rinnovata responsabilità nell'azione per migliori condizioni di sicurezza, di convivenza e di crescita sociale ed economica".



CORRIERE ON LINE – 19.07.2006


Palermo commemora il magistrato ucciso con cinque agenti della scorta Borsellino,14 anni fa la strage di via D'Amelio

Messaggio del presidente Napolitano
alla moglie del giudice ucciso: «Il suo sacrificio resta un monito»


PALERMO - «Se non fosse per il dolore di lasciare la mia famiglia, potrei anche morire sereno». Lo ripeteva spesso Paolo Borsellino, sapendo di avere ancora poche settimane di vita. Lo ripeteva spesso, dopo la strage di Capaci in cui morì il collega e, soprattutto, l'amico Giovanni Falcone. Borsellino sapeva che i boss mafiosi avrebbero ucciso anche lui. E così è stato. Cosa Nostra ha stroncato la sua vita in una caldissima domenica d'estate di quattordici anni fa, insieme con quella di cinque agenti della scorta, Walter Cusina, Agostino Catalano, Vincenzo Li Muli, Emanuela Loi e Claudio Traina, tutti spazzati via dal tritolo che li fece a brandelli. Borsellino aveva un forte rapporto con la morte, era presente in ogni parte della sua vita. Temeva per gli altri, per la sua famiglia, per i ragazzi della scorta. Ci sono voluti molti anni, ma alla fine gli assassini del giudice sono stati puniti. È dello scorso 21 aprile la sentenza della Corte d'Assise d'Appello di Catania che ha inflitto tredici condanne all'ergastolo nel processo a sedici presunti boss mafiosi accusati di essere i mandanti delle stragi di Capaci e di via D'Amelio.

A quattordici anni di distanza Palermo ricorda e commemora la strage di via D'Amelio con numerose manifestazioni. Con il silenzio suonato dalla tromba di un poliziotto è stato ricordato proprio sul luogo dell'attentato il giudice Paolo Borsellino, ucciso il 19 luglio del 1992 con cinque agenti della scorta. Presenti sul luogo della strage il ministro della Giustizia Clemente Mastella, il procuratore nazionale Antimafia Pietro Grasso, il presidente della Regione Sicilia Salvatore Cuffaro, il presidente della Provincia di Palermo Francesco Musotto ed un rappresentante del Comune di Palermo oltre al prefetto Giosuè Marino. Mastella ha incontrato in via D'Amelio anche Rita Borsellino, sorella del magistrato e leader dell'Unione in Sicilia. Una corona di fiori è stata deposta sulla tomba di Paolo Borsellino dal Procuratore Nazionale Antimafia, Piero Grasso e dal Questore di Palermo, Giuseppe Caruso. Davanti alla sepoltura del magistrato si sono raccolti investigatori e inquirenti. A Palazzo di Giustizia l'Associazione Nazionale Magistrati ha ricordato Borsellino con una assemblea alla quale hanno partecipato nell'aula magna decine di magistrati, fra cui Francesco Messineo, neo procuratore di Palermo, che non si è ancora insediato. Nel pomeriggio il Sottosegretario agli Interni, Marco Minniti, e il capo della polizia Gianni De Gennaro hanno preso parte a un'altra cerimonia alla caserma della polizia Lungaro.

IL MESSAGGIO DI NAPOLITANO - «Il sacrificio di Paolo Borsellino resta di monito a non abbassare mai la guardia nella lotta per debellare le insidie, ovunque si annidino, di questo gravissimo fenomeno criminoso». È quanto scrive il presidente della Repubblica Giorgio Napolitano in un messaggio alla signora Agnese Borsellino in occasione del quattordicesimo anniversario dell'uccisione a Palermo del magistrato e della sua scorta. «Il 19 luglio 1992 - ricorda Napolitano nel suo messaggio alla vedova del giudice - l'arroganza spietata della criminalità mafiosa stroncava la vita di Paolo Borsellino e degli agenti della scorta Catalano, Cosina, Loi, Li Muli e Traina. Resta indelebile nella memoria l'angoscia e il dolore dei giorni in cui il delirio di onnipotenza della cupola mafiosa, già abbattutosi contro Giovanni Falcone, sua moglie e altri coscienziosi agenti di polizia, culminò nel tentativo di scardinare, colpendo le sue più ferme e intransigenti espressioni, l'ordinamento dello Stato e delle sue istituzioni. Possiamo dire oggi che quella strategia si è rivelata illusoria e che il sacrificio dei servitori dello Stato non è stato vano».

LA SORELLA RITA - «Ogni anno si ritrova la speranza di andare avanti e la forza di combattere ancora. Il segno più bello è la presenza di ragazzini di 13 anni che non erano nati al momento della strage ma che sono qui per ricordare il sacrificio di uomini come mio fratello. È la testimonianza tangibile di una memoria che viene tramandata». Lo ha detto Rita Borsellino, sorella del magistrato ucciso in via D'Amelio e leader del centrosinistra all'Assemblea regionale Siciliana. «Le istituzioni colgano i messaggi di speranza e di lotta costruttiva di questi bambini a cui è affidato il futuro di questa terra, in cui la giustizia è troppe volte ignorata - continua la Borsellino -. Siamo attoniti ma non meravigliati delle collusioni mafia-politica, mafia-economia. Come si può andare avanti così?».

MASTELLA - «Sono qui per onorare un eroe della democrazia». Così il Guardasigilli Clemente Mastella al suo arrivo in via D'Amelio, a Palermo, il luogo della strage in cui 14 anni fa morirono Paolo Borsellino e cinque uomini della sua scorta. Mastella ha poi deposto una corona di fiori sotto la lapide che ricorda la strage.

 






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