30.10.2006 - dal sito di Riviera on line

SottoZero
di Pasquale Violi –

Ma lo spettacolo pirotecnico a Locri dov’ era? Il 16 ottobre c’era la banda, c’era Ron, c’ erano le scolaresche in festa e c’ erano pure i rilanciatissimi “Ragazzi di Locri”. Ma a conclusione della sagra paesana organizzata in onore dell’ on. Franco Fortugno, la delusione di non avere assistito al finale con uno splendido spettacolo ‘pirotecnico’ è stata grande. Eppure la politica presente e il nuovo gruppo organizzato denominato “società civile” non hanno avuto alcun cenno di sdegno verso la felliniana surreale  manifestazione che, più che una commemorazione, sembrava un comitato di accoglienza. L’ indignazione invece l’ hanno avuta, e tanta, per una trasmissione, Anno Zero, che ne ha dette di cotte e di crude sul malaffare della nostra regione. Dopo l’ arena di Santoro, giornali, “rappresentanti” degni e meno degni delle istituzioni calabresi e il gruppo organizzato “società civile” hanno cominciato a vomitare retorica verso le note stonate della trasmissione Rai. Io invece ho gradito la  giusta intonazione di molte situazioni, certo la giacca di Travaglio non si poteva guardare, ma di godibile c’ era molto. C’ era ad esempio un’ incursione maliziosa all’ interno del Consiglio Regionale dove uno scambio di “palette”, baci ed allusivi comparati, che nelle nostre strade, nei nostri bar e ahimè anche nelle nostre scuole sono all’ ordine del giorno, hanno fatto scandalizzare mezza regione, e a scandalizzarsi c’ erano quelli che con questi gesti ci campano. Lezioni di stile. C’ erano “palpitanti scorribande” nelle case di presunti boss e nei luoghi che, per la stampa locale calabrese, sono peggio di “Fort Knox”. Splendido. Già la stampa locale. Pronta a cronacare, e anche male, su omicidi ed attentati, ma mai presente in inchieste di spessore, mai un dossier scandalo su niente e su nessuno, e credo che di materiale ce ne sia parecchio. Due mesi prima dell’ arresto di Marcianò, un identikit perfetto del “Celentano” ce lo aveva fatto Attilio Bolzoni su Repubblica. I provetti “Montanelli” della Calabria stavano ad aspettare. Il colpo di cronaca che sul territorio doveva renderli protagonisti li ha relegati in uno squallido secondo piano, a leggere nomi e fatti, scritti da chi vive a 1200 km di distanza. Per citare Antonio Delfino, una stampa omertosa. Certo non c’è dubbio che, per chi vive a contatto con una realtà dal “grilletto facile”, è più difficile, rispetto ai “jovanotti” che vengono, intervistano e se ne vanno, ma è altrettanto vero che il giornalista non è l’ unico mestiere del mondo. La stampa nostrana ha però dato spazio a dichiarazioni “nuove e mai banali”, come quelle di Pegna, Callipo e su tutti, il presidentissimo Loiero: “la Calabria non è solo ’ndrangheta”, “esistono persone perbene anche in Calabria”, “dalla trasmissione di Santoro la ’ndrangheta ne è uscita più forte”.  Ma perché ci voleva la Rai a far forte la ’ndrangheta? L’ elucubrazione del nulla, del niente. Come a dire che se io avessi un tumore al fegato la mia preoccupazione più grande sarebbe far sapere al mondo che gli altri organi ce li ho sani. Siamo alla follia. Quasi si passa che i cartelli stradali li spara Santoro per farci i servizi. E meno male che esistono “anche” persone per bene in Calabria, fatto che sembra essere straordinario per come viene sottolineato. Però io mi chiedo come mai la  squadra della “società civile” non si sente umiliata quando quotidianamente per accedere a strutture pubbliche e garantirsi un servizio decente si deve rivolgere al “compare del compare”, o quando deve pagare, per strozzo o per altro, per poter tenere aperta una attività, o quando con assurde gare d’ appalto i comuni finanziano assurdità di cemento, o ancora quando il governo sponsorizza mastodontiche opere pubbliche che si sa benissimo fanno gola solo alla ’ndrangheta, o quando gli insegnanti “devono” avere un occhio di riguardo per il figlio dell’ amico dell’amico.  E non mi si venga a dire che tutto il mondo è paese perché, che ne dicano Loiero o Pegna, qui si spara a pallettoni. Non sarà colpa di Santoro se siamo come siamo, qui la beneamata “società civile”, con la puzza di letame sotto i piedi, si preoccupa di “incipriarsi il naso” prima della diretta. Sottozero.

 






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