GAZZETTA DEL LUNEDI' - 26.06.2006
Il retroscena dopo la sparatoria
“Sono pronto a uccidere”
la promessa del boss della mala di Cornigliano
“Vedrete: prima poi ammazzo qualcuno. Così divento famoso. Leggerete di me sui giornali. Io non ho paura di niente”. Alessandro Fiori, il malavitoso ventinovenne arrestato alle 4,30 di sabato dai Carabinieri al termini di una sparatoria al casello di Nervi, era un uomo ambizioso, un duro. Secondo le intercettazioni ambientali da qualche tempo andava dicendo che si sarebbe procurato un arma e avrebbe commesso un’omicidio. Non stupisce: nei carteggi dei carabinieri Fiori al profilo del boss mafioso, a capo di un organizzazione di albanesi, un gruppo di scagnozzi che lui governava (e forse governa ancora dal carcere). I suoi campi d’azione erano Genova e Roma. In particolare nel capoluogo ligure le sue aree d’influenza dove era riconosciuto come un capo erano nel ponente della città. Nei locali notturni di Sampierdarena e nei bar di Cornigliano si muoveva con agioe tranquillità, protetto da i suoi uomini, rispettato. A Genova aveva una casa in via Priarruggia, nel Levante, lontano dal territorio dove era solito agire. Soltanto una settimana fa
uno dei suoi “scagnozzi”, Filja Endrit, 21 anni, era stato arrestato dai Carabinieri un servizio notturno a Sestri Ponente. Il ragazzo nell’ambito di un regolamento di conti tra bande albanesi era stato accerchiato da un gruppo di connazionali mentre si trovava solo in un “night”: era stato picchiato e accoltellato. Dopo qualche giorno Endrit si era rimesso in piedi. Cercava vendetta: si era armato di una pistola ed era pronto ad uccidere i suoi accoltellatori. I militari lo avevano fermato e ammanettato prima che facesse una strage. Endrit era risultato coinvolto in affari loschi: droga, donne, soldi, armi, macchine. E figurava aver un ruolo di media grandezza nell’entourage di Alessandro Fiori.
Metà della vita del malavitoso era a Genova. L’altra metà a Roma. Lì vive la moglie albanese. E’ stata la donna a farlo entrare nel giro buono, quello dei duri proveniente dai Balcani, gente pronta a tutto. E lui, si dice in ambiente investigativo non ha tardato a farsi valere dimostrando la stessa spietatezza che certi malavitosi albanesi hanno portato con sé dopo la crisi balcanica e il collasso dell’economia locale.
Sia Roma che a Genova Fiori aveva giri di affari di peso e ben avviati. Proveniva proprio da Roma quando i Carabinieri lo hanno bloccato al casello. Non si è dato per vinto: Fiori voleva uccidere qualcuno. Ci è andato molto vicino investendo e ferendo gravemente Roberto Arundine, un militare del Nucleo Operativo di Genova. Fiori tre anni fa era già stato arrestato a Genova dai Carabinieri di Portoria: anche allora tentò di sfuggire all’arresto. Fu preso con sette grammi di cocaina.
Francesco Ricci
CORRIERE MERCANTILE - 25.06.2006
Scena da far west al casello di Nervi, Carabiniere ferito
Inseguimento con sparatoria per fermare il pusher della coca
Inseguimento con sparatoria venerdì sera al casello autostradale di Nervi per mettere le manette ad corriere di cocaina a cui i Carabinieri del Reparto Operativo stavano dietro da diverso tempo. L’uomo, seguito e bloccato da un’auto civetta dei militari, le ha speronate con la propria vettura ed ha investito due Carabinieri che hanno dovuto sparare ai pneumatici. Il corriere è stato infine bloccato dopo una colluttazione. Bilancio dell’operazione: tre etti e mezzo di cocaina sequestrata e cinque carabinieri feriti uno dei quali con una clavicola lussata. Il corriere Alessandro Fiori, 29 anni, originario di Sassari ma residente a Genova a Quarto, è stato arrestato e rinchiuso in carcere nella colluttazione ha riportato ferite giudicate guaribili in dieci giorni. I carabinieri avevano organizzato l’appostamento dopo aver saputo da fonti confidenziali dell’arrivo del carico di cocaina destinata alla riviera ligure. Così hanno fatto scattare il fermo, ma il pusher ha tentato di fuggire. Nella sua casa di via Priaruggia i carabinieri hanno trovato tutto quello che serviva per tagliare e confezionare la cocaina. Il bilancino elettronico e la pietra da “taglio” per i carabinieri sono la prova che Alessandro Fiori, 29 anni, pregiudicato per lesioni, rapina, furto, spaccio, era un pusher in ascesa, non un semplice corriere. Un piccolo boss, conosciuto e temuto nel ponente cittadino, pronto a vendere cara la pelle, deciso a farsi ammazzare piuttosto che tornare in prigione. Ieri mattina, alle 4.30, al casello di Nervi, Fiori si è trovato ad un bivio. I militari del Nucleo operativo (gente esperta, tra loro alcuni che inchiodarono il serial killer Donato Bilancia) gli hanno sbarrato la strada, chiudendolo come una cavia nel vicolo cieco di un labirinto. Alessandro Fiori ha scelto di lottare, di rischiare la vita, pur di fuggire. I Carabinieri, che lo pedinavano, lo hanno chiuso tra i due gabiotti del secondo casello di uscita della barriera di Nervi: una Citroen “Megane” berlina dietro, una “Jeep” davanti. Sebbene fosse alla guida un suv di grande potenza una BMW “X5”, Fiore era in gabbia. Ha ingranato la retromarcia. Ha speronato la berlina. Poi ha innestato la prima e ha scagliato l’auto contro la “Jeep”. Voleva farsi un varco per fuggire. I carabinieri sono scesi dall’auto, le pistole in pugno. Le fiammate delle armi automatiche si sono sovrapposte alla luce fredda dei neon. Otto colpi sono stati sparati ai pneumatici e al motore della macchina del pusher. Quando Alessandro Fiori è stato ammanettato un carabiniere era a terra: Roberto Ardundine, 45 anni, nell’ambiente noto col soprannome di “Sandocan”, era rimasto schiacciato tra la BMW ed il guard rail. Non rischia la vita, dicono i medici del San Martino, ma le sue condizioni sono gravi. La prognosi è di quaranta giorni: ha riportato fratture e profonde lesioni alla schiena. Un altro militare ha riportato una lesione ad una gamba: per lui dieci giorni di prognosi. Due colleghi se la caveranno con un paio di giorni.
Gavino Sechi, il maggiore comandante della Seconda Sezione del Nucleo Operativo di Genova ha spiegato che i suoi uomini stavano pedinando Alessandro Fiori da tempo. Il ventinovenne, sposato con una donna albanese era nel mirino dei militari che sospettavano da qualche tempo fosse passato dall’uso al commercio di cocaina, droga di cui a loro dire fa uso. Abbiamo iniziato a pedinarlo- ha spiegato Sechi finchè finalmente siamo riusciti a sapere che ieri sera (venerdì per chi legge, ndr) sarebbe andato fuori città per fare “un carico di droga”. Fiori si era recato nel Lazio, dove aveva comprato 310 gr di cocaina in ovuli. I carabinieri hanno raccontato di aver organizzato un pedinamento a staffetta. Hanno “agganciato” il suv di Fiori a Sestri Levante. Mentre la “Megane” gli stava alle spalle , con discrezione, i colleghi attendevano pazienti ai caselli successivi. Fiori, che abita tra Sturla e Quarto ha scelto di uscire a Nervi. Non avrebbe potuto proseguire comunque: da qualche giorno di notte l’autostrada viene chiusa da Nervi a Genova est. Non avendo “il telepass” errore gravissimo ha puntato al secondo casello dove il pedaggio si paga con banconote e monete. Quando ha fermato la corsa i carabinieri gli si sono fatti addosso. Fiori “quasi certamente su di iri per la droga usata nel viaggio” ha sottolineato Sechi, ha speronato le auto e cercato di uccidere i carabinieri che a piedi negli spazi ristretti del casello gli si sono avventati contro. Ha costretto i militari a sparare. Non si è dato per vinto neppure quando il motore del X5 si è spento crivellato di colpi. Ha lottato strenuamente con i carabinieri. Ne ha ferito due.
La droga era stata nascosta dentro il poggia testa centrale della poltrona posteriore della BMW. Lo spacciatore non aveva armi. E’ stato accusato di tentato omicidio plurimo, lesioni gravissime, detenzione al fine di spaccio di droga e guida senza patente.
Francesco Ricci
Il carabiniere “poteva uccidermi”
“Quello poteva ammazzarmi. Mi è venuto addosso con la jeep. Mi ha scaraventato contro il gabbiotto del casello e poi sul guard rail. Ho cinquanta punti nella schiena”. “Sandocan”, Roberto Arundine, quarantacinque anni più della metà di servizio nei Carabiniere...