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la Repubblica - Genova del 29 dicembre 2005
IL CASO - Centro storico, confiscati e destinati
a ludoteca gli immobili di proprietà della mafia
UNA CASA PER FAR GIOCARE I BAMBINI
AL POSTO DEI BASSI DELLE "LUCCIOLE"
di Marco Preve
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Piddu Madonia
boss di Cosa Nostra
condannato, in carcere, soggetto al 41bis
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Le loro inquiline erano prostitute, e il loro padroni di casa la mafia trapiantata a Genova. Ma tra poco tempo, alcuni bassi dei vicoli potrebbero ospitare uno "sportello della legalità" e una ludoteca per i bimbi dei caruggi. Tutto questo sarà possibile grazie alla confisca definitiva, sancita nei giorni scorsi dalla Cassazione, di due appartamenti della zona di via Orefici, più tre "bassi" nei dintorni della Maddalena, tutti utilizzato per lo sfruttamento della prostituzione.
Locali che erano stati sequestrati a seguito di indagini patrimoniali della Dia, la Direzione Investigativa Antimafia di Genova. I beni immobili, valutati intorno al mezzo milione di euro, appartengono ad un pregiudicato già in carcere (condannato a 18 anni e sei mesi), affiliato al clan mafioso degli Emanuello-Fiandaca, giudato dal noto boss Piddu Madonia. Rosario Caci, di 50 anni, originario di Gela ma da anni residente nel capoluogo ligure. Per gli investigatori che si sono spesso occupati di lui, in particolare il pm Anna Canepa, è uno dei boss della città vecchia, ed avrebbe dato ospitalità a latitanti mafiosi di un certo livello. Per anni avrebbe gestito diverse "case chiuse" nel centro storico, a volte intestandole alla sua convivente. La confisca verrà ora gestita dalla Corte d'Appello di Caltanissetta che aveva pronunciato la prima sentenza di sequestro.
La legge sui beni mafiosi prevede, dopo la confisca definitiva, l'assegnazione degli stessi ad associazioni ed organismi che operano nel sociale e non hanno fini di lucro. Nei prossimi giorni i giudici siciliani riceveranno il primo progetto di riutilizzo che ha come capofila i promotori locali della Casa della Legalità (l'associazione del movimento antimafia legato a Rita Borsellino, sorella del magistrato ucciso dalla mafia), e la Fondazione Antonino Caponnetto, la Comunità di San Benedetto, Legambiente, Terre des hommes, l'Unione Donne Italiane e la Consulta Ligure dei Consumatori.
«La nostra intenzione - spiega Christian Abbondanza, animatore della Casa della Legalità di via Piombelli a Rivarolo - è quella di creare uno spazio con due caratteristiche. La prima è la nascita di uno sportello della legalità e dei diritti per aiutare chi in situazioni ambientali difficili vuole comunque ribellarsi alle imposizioni dei poteri criminali. E poi vorremmo creare uno spazio per i bambini del centro storico, in cui abbinare momenti ludici a quelli dell'educazione alla legalità».
Negli ultimi tempi sono sensibilmente aumentati in Liguria i provvedimenti di sequestro e confisca di beni come misure di prevenzione antimafia. In particolare gli ultimi provvedimenti sono stati frutto di lunghe indagini dei finanzieri del Gico, Gruppo investigativo criminalità organizzata, e degli investigatori della Dia, la direzione antimafia.
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