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16 maggio 2008

Compagnia San Paolo, intrigo Genovese

La posta in gioco: trasporti, Iride, Politecnico. Convulso incrocio di interessi fra Genova e TorinoLuigi Leone

Sfida tutta genovese per un posto nel comitato esecutivo della Compagnia di San Paolo. A contendersi la poltrona nell’organo decisionale della potente Fondazione torinese, che insieme a quella Cariplo controlla IntesaSanpaolo, sono Stefano Dellepiane e Maurizio Maresca. Entrambi siedono già nel consiglio generale della Compagnia, in nome e per conto di Genova: il primo designato dalla Camera di Commercio, il secondo dal Comune. Il rinnovo dei vertici della Compagnia, che ha una lunga e solida tradizione di iniziative culturali e sociali anche nel capoluogo ligure, è di fatto avvenuto con le “nomination” da parte degli enti che hanno diritto a esprimere una rappresentanza, ma l’insediamento tarda per l’intervento del Tar sulla designazione di Giuseppina De Santis, indicata dalla Regione Piemonte. Il presidente in pectore è Angelo Benessia, candidato del sindaco Sergio Chiamparino, esperto avvocato e profondo conoscitore della galassia Sanpaolo, fin dall’epoca della sua prima grande fusione, quella con l’Imi. Ma che cosa c’entrano Dellepiane e Maresca con le grandi manovre all’ombra della Mole? C’entrano se si considera che la questione investe direttamente la futura governance di IntesaSanpaolo e che, al di là delle ottime relazioni personali fra i due, non è affatto neutro che il posto tocchi all’uno o all’altro.

Tutto comincia con i malesseri di Chiamparino sull’esito fin qui avuto dalla maxi-fusione fra Intesa e Sanpaolo. Per il sindaco, che interpreta un’opinione assai diffusa in città, le nozze hanno favorito la componente bresciano-milanese, penalizzando Torino. Per riequilibrare lo scenario, Chiamparino ha messo in pista Benessia, subito “benedetto” anche dal governatore Mercedes Bresso e dopo, superando alcune perplessità iniziali, anche dal presidente della Provincia, Antonio Saitta. Benessia è ritenuto l’uomo giusto per reggere il confronto con Giuseppe Guzzetti, indiscusso numero uno della Fondazione Cariplo, che con Giovanni Bazoli, presidente del consiglio di sorveglianza, è il vero regista di tutte le operazioni relative a IntesaSanPaolo. Difatti, Guzzetti e Bazoli avrebbero preferito che al timone della Compagnia arrivasse Gustavo Zagrebelski, ex presidente della Corte Costituzionale: un professore di chiara fama, ma “acerbo” dal punto di vista bancario. A favore di Zagrebelski erano schierati pure Franzo Grande Stevens, il presidente uscente della Compagnia, ed Enrico Salza, numero uno del consiglio di gestione di banca IntesaSanpaolo, con Bazoli artefice dell’accordo sulla fusione e da anni uno dei principali punti di riferimento dei più importanti “dossier” torinesi. La posizione di Grande Stevens - storico legale degli Agnelli - non implica di per sè che così sia schierata anche la Fiat (le relazioni fra l’attuale timoniere del Lingotto, Sergio Marchionne, e Chiamparino sono ottime), mentre è illuminante, per quanto riguarda i “duellanti” genovesi, quella di Salza. A lui fa riferimento Stefano Dellepiane (è al secondo in mandato in Compagnia) e se l’imprenditore genovese entrasse nel comitato esecutivo, quindi, si rafforzerebbe la componente che vuole stabilizzare l’attuale governance della banca. La quale continuerebbe dunque a fare leva sull’asse Guzzetti-Bazoli-Salza, avendo come faro l’amministratore delegato Corrado Passera. Maurizio Maresca, ex presidente dell’Autorità portuale di Trieste, appartiene invece alla “scuderia” di Benessia. Deve il suo arrivo in Compagnia ai rapporti sempre più stretti fra Torino e Genova e, in particolare, fra i sindaci delle due città, Chiamparino e Marta Vincenzi, della quale Maresca è consulente sui temi della logistica e della mobilità. Con lui nell’esecutivo, l’equilibrio potrebbe spostarsi a vantaggio del fronte capitanato da Chiamparino. Non fino al punto da mettere in discussione Passera, a meno di colpi di teatro che pure non sono mai da escludere, ma sicuramente ipotizzando nomine e strategie che portino più acqua al mulino torinese. In questo contesto, il ruolo di Maresca potrebbe fare da cerniera per coinvolgere il gruppo bancario nella soluzione di alcuni problemi genovesi. Milano. Sul Terzo valico ferroviario, ad esempio, Benessia, che lunedì scorso era nel capoluogo ligure per partecipare con l’ex presidente dell’Antitrust Giuseppe Tesauro a un convegno sull’Europa, ha già preso una posizione ferma, affermando di ritenere «indispensabile» l’infrastruttura e di puntare, per realizzarla, su finanziamenti che passino attraverso la Cassa depositi e prestiti, di cui la Compagnia di San Paolo è socia. Ma Vincenzi e Chiamparino stanno ragionando, ormai sempre più a voce alta, anche a proposito della fusione delle rispettive aziende municipali dei trasporti e portano avanti le strategie di aggregazione per Iride, nata dalla fusione fra Amga e Aem Torino, guardando all’emiliana Enìa e cercando punti di contatto con A2A, frutto del matrimonio fra Aem Milano e Asm Brescia. Il settore delle multiutility, in pratica, potrebbe rivelarsi l’embrione da cui far germogliare una edizione riveduta e corretta del vecchio triangolo industriale Senza dimenticare che Genova ha aperto il “dossier” per la creazione di un suo Politecnico, da istituire con caratteristiche tali da farlo interagire, e non interferire, con quelli di Torino e Milano. Sono tutte operazioni alle quali potrebbe risultare necessario il sostegno di Intesa Sanpaolo. Un sostegno, peraltro, che non mancherebbe, secondo i bene informati, neppure se sulla governance della banca, al di là dell’arrivo di Benessia alla guida della Compagnia e dei “maldipancia” di Chiamparino, prevalesse la linea Guzzetti-Bazoli-Salza. Non a caso Marta Vincenzi, che pure è la vera “madrina” della designazione di Maresca, sarebbe “indifferente” rispetto al fatto che nell’esecutivo entri lui o Dellepiane. L’opinione del sindaco, infatti, è che Genova avrebbe comunque un rappresentante autorevole nell’organismo di vertice della Fondazione e continuerebbe a coltivare le stesse buone relazioni di oggi sia con la Compagnia sia con la banca. Almeno per ora, invece, la partita non incrocia i rapporti fra Genova e Torino sul versante strettamente bancario. C’è stato, è vero, anche il tempo in cui il Sanpaolo aveva manifestato interesse verso Banca Carige, e proprio Salza era un attento osservatore di questa opzione, ma le vicende hanno poi preso una piega che ha allontanato questa eventualità. Anche perché il “deus ex machina” di Carige, Giovanni Berneschi, ha deciso di scommettere su una strategia “stand alone” che ha dato buoni risultati e tuttora è ritenuta valida. Le cose potrebbero mutare in futuro, con il consolidarsi dei rapporti Genova-Torino? Qui le due “anime” della Compagnia di San Paolo potrebbero convergere, dunque l’ipotesi non è impossibile. Ma resta altamente improbabile. Al di là delle complicate questioni industriali che un simile progetto comporterebbe (e non dimenticando le sovrapposizioni che per ragioni di antitrust dovrebbero essere risolte), ciò che pesa è l’orientamento della Fondazione Carige e del suo presidente, Flavio Repetto, il quale mira a consolidare i rapporti con i soci francesi - pronti a crescere nel capitale di Banca Carige - e sembra coltivare il sogno di un’alleanza con Generali. Un’eventualità che il Leone di Trieste mostra di gradire, tanto che la sua quota, fra partecipazioni dirette e inderette, è già salita al 3,5%.