La Francia delle Banlieue un anno dopo (Prima parte)
di Massimiliano Coccia

"La Francia ha conosciuto una forma di insurrezione non organizzata con l'emergere del tempo e nello spazio di una rivolta popolare dei quartieri, senza leader e senza programmi preposti (...). I giovani dei quartieri albergavano un forte sentimento identitario che non si  basa solo sulle loro origini etniche o geografiche ma sulla loro condizione sociale di esclusi nella società francese( ..)" – Stralcio del Rapporto della "Direction Central des Rensignementents Generaux" (la Digos francese) 20.11.2005 Saint Denis

Il 27 ottobre del 2005 nel quartiere Seine, alla periferia nord di Parigi dopo un pomeriggio passato a giocare al calcio sognando di emulare Zidane, Henry e Riberiè,un gruppetto di ragazzi, età media
17 anni, vedendo la recinzione di un cantiere divelta si intrufolano tra scavi, arnesi e prefabbricati per evitare di fare una strada più lunga. Fanno un giro e armeggiano con qualche ferro; dai palazzi che sovrastano il cantiere qualcuno vede la scena e insospettiti chiamano la polizia che giunge sul posto qualche minuto dopo; comincia la fuga del gruppo, sei sono bloccati quasi subito, altri tre eludono i poliziotti delle Brigate Anticrimine e si infilano in un boschetto che funge da discarica. Si erge davanti a loro un muro di tre metri che scavalcano con molta fatica. Ma anche il luogo dove approdano gli sembra insicuro e così vedono un anfratto e vi si rifugiano dentro, ma si appoggiano sulla base di un trasformatore elettrico della centrale periferica di Clichy-sous-Bois e due ragazzi muoiono fulminati sul colpo, il terzo nonostante presenti ustioni su buona parte del corpo corre e da l'allarme. Ziad e Bouna  di 17 e 15 anni, diventeranno il simbolo della rabbia e dell'esclusione nelle periferie francesi, una reazione di un popolo che vive ai margini della grande Francia e che stenta ancora a trovare risposte da una politica che rincorre il mito della sicurezza a tutti i costi dimenticando la ragione sociale dello scontro e la domanda di integrazione che viene dalle periferie. Ma cosa stanno a significare per la Francia i 9193 veicoli bruciati, i 3 morti, i 12.000 agenti mobilitati, i 2.921 fermi di cui un terzo minorenni e un totale di 4500 persone coinvolte in inchieste? Qualunque Governo si chiederebbe dove ha sbagliato il "modello Francia" e invece ancora oggi il Ministro degli Interni, Sarkozy, non perdona a quella "feccia" di rovinare la sua marcia trionfale verso l'Eliseo e così l'uomo di ferro del partito gaullista continua ancora oggi la sua personale battaglia con i giovani delle periferie . Ad oggi infatti si stentano a vedere le cifre per gli investimenti sulle periferie cittadine in progetti di scolarizzazione e integrazione culturale, ancora nella società francese non si è entrati nell'ottica di ripensare il modello sociale e politico. I giovani che hanno messo a ferro e fuoco la Francia, non hanno una guida, ma soprattutto non hanno una interlocuzione sociale visto che da destra a sinistra sono oggetto di un fuoco incrociato. Se Sarkozy li combatte come si trattasse di Unni o Lanzichenecchi, la signora Segolene Royal, aspirante candidata all'Eliseo per il Partito Socialista, tratta i giovani con tono compassionevole ma al tempo stesso ferreo, del tipo "questa mano può essere piuma o può essere ferro", ma proposte serie non ne ha. Tutte le parti in campo vedono questo come un fenomeno di nicchia, (secondo stime della polizia francese sarebbero 50.000 le persone attive nei sommovimenti), senza aver fatto i conti che la violenza non è scaturita solo nelle periferie ma anche nel centro cittadino e che le periferie non sono agglomerati urbani disabitati, ma ad esempio solo la periferia di Parigi è abitata da nove milioni di persone (tre volte la città di Roma). Un anno dopo la tragica fine di Ziad e Bouna, un anno dopo le notti infuocate e la repressione della polizia, non è cambiato poi molto per chi vive ai margini e non cambierà tanto nei prossimi mesi a giudicare dal clima politico che c'è in Francia divisa da un passato luminoso che comunque vada è da difendere.

A breve la seconda parte dell'inchiesta dove analizzeremo i legami tra il Movimento contro il Contratto di primo impiego e le rivolte nelle periferie, con interviste a ragazzi di entrambi i movimenti.
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Libri Consigliati: Filippo Argenti, Le notti della collera. ed. tempo di ora G.Caldiron, Banlieu "Vita e rivolta nelle periferie della metropoli" - ed. manifesto libri








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