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breve storia della musica afro-americana nel novecento
IL FUNKY
"Funk" significa, nello slang nero, l’odore prodotto durante l’atto sessuale e di conseguenza "funky" sta per un misto di "sporco", "sexy" e "attraente". Nei circoli musicali di colore è però sempre stato usato come sinonimo di "autentico", quindi associato a tutte le manifestazioni autenticamente popolari. Il termine venne introdotto nel rock da un vecchio hit di Dyke & the Blazers (Funky Broadway, 1967) a identificare un ritmo morbido e sincopato, e un arrangiamento mediato del rhythm and blues di New Orleans e dal soul percussivo e monocorde di James Brown (The God Father of Funky).
Alle origini il funk era una musica che reagiva alla sofisticazione e alla commercializzazione del soul riscoprendo gli istinti più volgari. Il funk ha a che vedere sia con il desiderio di sesso sia con i ritmi tribali. Origina tanto dalla strada quanto dalla giungla. E’ volgare e impulsivo quanto lo era il blues delle piantagioni.
Il Funk di strada trovò i suoi primi divulgatori "colti" in Kool & the Gang.
L’epicentro fu però, non a caso, sull’asse Detroit-Chicago. A Detroit lo stile venne lanciato, dopo l’annunciazione dei bianchi Rare Earth (Get Ready, 1979; I Just Want To Celebrate, 1971), da George Clinton, presto divenuto il guru del movimento. A Chicago operano invece gli Earth Wind & Fire. Gli Ohio Players di Clarence Satchell (Fire, 1974; Love Rollercoaster, 1975) furono i più fedeli all’eredità di Sly Stone, benché il sax del leader rendesse il sound più progressivo. Furono loro ad aprire la strada alle tante big band fiatistiche da discoteca, come Brass Connection (un misto di punk, salsa, swing, reggae: Movin’, 1976) e il settetto multirazziale Gap Band (le grooves trascendenti Early In The Morning, 1982, e Party Train, 1983). Al confine ormai con la disco music si situano i Lipps di Funkytown (1980), il duo Peaches & Herb (Reunited, 1979) e i BT Express di Do It (1974).
Una variazione originale del funk dei ghetti di Detroit e Chicago f u il Funky tropicale di Miami, impersonato dai produttori Richard Finch e Harry Casey. La loro K.C. & The Sunshine Band, un ensemble con ben sei percussionisti e tre trombe (tutti neri meno loro due), introdusse nel funk lo spirito esuberante dei balli tropicali (Get Down Tonight, 1975; That's The Way I Like It, 1975; Shake Your Booty, 1976;...). La Miami Sound Machine di Gloria Estefan terrà alta la bandiera del latin-funk con la sia versione disco-decadente del conga afrocubano... A essi venne affibiata l'etichetta di funky più che altro per identificare una musica ballabile e divertente, al limite esultante e comica, poliritmica, pressoché priva di melodia e ricca invece di sincopazione.Tribalismo sonoro e spettacolo coreografico imposero il funk come dance music per eccelenza e rilanciarono l'attributo ballabile della musica afro-americana da sempre sacrificato, per motivi di ordine morale, a favore del cantabile.
In era "disco" il funk si sarebbe trasferito nei locali snob della gioventù bene, mettendo la sua pimpante teatralità al servizio di spettacoli da music hall intellettuale, come nel caso di August Darnell e dei radical-chic di New York, oppure aggiornando il suono delle big band alla tecnologia del rap e dei balli latini, come nel caso dei Konk (Love Attack, 1984).
I due grandi geni di questo funk "leggero" saranno Maurice Starr e Quincy Jones, marpioni della scena attivi da tempo immemore. Il primo inventerà i quintetti di armonie vocali (prima i Jackson Five, poi i New Edition di Coll It Now, 1984 e infine i New Kids On The Block di Hanging Tough, 1989). Il secondo, ex trombettista nelle big band di Lionel Hampton e Count Basie, a suo agio tanto nel soul quanto nel jazz conierà il sound orchestrale di riferimento per l'era "disco".
Il funk fu coronamento di quel processo di volgarizzazione della tradizione musicale nera che aveva avuto inizio con la trasformazione del gospel in soul.
Attraverso le varie contaminazioni jazz e rock, il soul si era già affrancato dagli stereotipi della canzone commerciale nera e aveva assunto una personalità più composita e inquietante. Con l'avvento del funk l'impianto ideologico della musica vocale nera viene del tutto scardinato: nel più puro spirito decadente dei bianchi, l'enfasi torna a essere tutta sull'orgia dionisiaca.
Ma lo spirito del funk sembra discendere piuttosto dalla linea genealogica che passa per lo swing e il twist. Come il travolgente swing fu la musica da ballo ideale del New Deal e come l'esuberante twist fu il ballo ideale della New Frontier, così il degenerato funk è la musica da ballo ideale dei permissivi e devadenti anni Settanta.
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Dalla DISCO MUSIC...
La discoteca
Nel 1975 il mondo della musica leggera nera fu sovvertito dall'esplosione della disco music, che nel giro di pochi anni mutò radicalmente lo standard espressivo dei gruppi di colore, debilitando seriamente la tradizione vocale a favore di una maggior solidità strumentale (sostituendo in particolare la voce con le percussioni nella scala dei valori musicali).
Fu il funky ad aprire le porte alla sottocultura disco. I musicisti funky avevano portato al massimo grado di banalità l'equazione musica-ritmo, annullando spesso la melodia e qualsiasi variazione armonica. D'altronde quello stile estremamente degradato andava benissimo per accompagnare il ballo libero del post-hippie. La disco music ufficializzò la prassi.
La discoteca, cioè il luogo in cui ci si raduna per ballare ascoltando dischi, è derivata dal "dance party" delle comunità nere. Per i bianchi, invece, le discoteche erano sempre stati i locali in cui andavano ad ascoltare musica coloro che erano troppo poveri per poterla ascoltare dal vivo. Ancora una volta radicati e motivi economici finirono per convergere e per tramutarsi in un fenomeno indirizzato al pubblico dei benestanti bianchi: con il tipico genio dei poveri, gestori e frequentatori elevarono a poco a poco la discoteca a luogo chic. Mentre i primi riempivano le sale di scenografie e luci psichedeliche, i secondi si esibivano in costumi sempre più eccentrici. La spersonalizzazione nell'estasi di massa era compensata dalla totale libertà di partecipazione e di espressione (stile di ballo e abbigliamento eccentrico).
Anche il repertorio andava mutando con il tempo, più che altro per assecondare il principio di musica non da ascoltare ma da ballare. La musica programmata in discoteca era tutto e solo ciò che si poteva ballare. Al Manhattan si diffusero i disco-mix, singoli estesi nel formato long playng (i vacchi EP), che contenevano brani più lunghi dei soliti tre minuti. La musica si assestò in un pulsante 4/4 abbellito da percussioni varie ed effetti elettronici. A questo stile vennero convertiti a popo a poco gran parte dei repertori rock, soul e perfino classico.
Le origini umili della discoteca si posero non appena, per seguire la moda, i club privati (per lo più jet-set o per omosessuali, in ogni caso di emarginati volontari benestanti) si trasformarono in discoteche. A Manhattan si cominciò così ad associare alla discoteca il mondo dei giovani bene e dei giovani omosessuali.
I gay avevano creato una comunità molto compatta dopo i disordini seguiti alla storica retata della polizia allo Stonewall Inn (27 giugno 1969). A differenza del movimento di liberazione della donna, fenomeno eminentemente politico ed esclusivo dei circoli intellettuali, il "gay liberation movement" fu soprattutto un fenomeno sociale che coinvolse l'intera popolazione omosessuale. Perseguitati dall'opinione pubblica e dalle sette puritane, i gay formarono delle piccole isole sociali dentro le metropoli.
I loro locali notturni furono fin dall'inizio i mecenati del nuovo ballabile e finirono per influenzarne il look (frigido ed equivoco).
Un complesso gay tipico dell'era fu quello dei Village People che ebbero con Macho Man (1978), YMCA (1979) e In The Navy (1979) tre dei maggiori successi del genere. Così come gay era Sylvester, la prima star delle discoteche di San Francisco (Dance, 1978; You Make Me Feel, 1979).
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Dance revival
Donna Summer, con Love To Love You, e Van McCoy con The Hustle, avevano già inventato tutto nel 1975 (il battito costante, il mix esteso, l'arrangiamento elettronico) ma la "Febbre del sabato sera" (dal titolo del celebre musical di John Travolta, con Stayn' Alive e Night Fever dei Bee Gees) esplose nel 1977, rispolverando il mito anni Cinquanta del teenager ballerino perfetto. La massa degli adolescenti si riversò allora in discoteca, appiattendone i caratteri eccentrici che rimasero peculiari soltanto dei locali più snob, e la disco music cesso di essere una musica solo per neri e gay.
A stabilire il cliché sonoro fu il gruppo di colore dei Chic, i cui leader, Bernard Edwards e Nile Rodgers, sono anche gli scrittori di canzoni disco più copiati. Il loro stile spartanamente elegante, consiste in un funk minimalista propulso dalle linee monumentali del basso di Edwards (uno dei più grandi allo strumento) con interventi corali degli archi e canto "fatale" delle due vocaliste (Dance Dance Dance, 1977; Le Freak, 1978, uno dei super-hit del decennio; Good Times, 1979). Altri gruppi precursori furono quello dei Trammps, resi celebri da Disco Inferno (1977), e quello dei Taste Of Onehy (Boogie Oogi e Oogie, 1978). Un'altra importante precorritrice dei tempi fu Gloria Gaynor, che nel 1974 pubblicò un disco, Never Can Say Goodbye, la cui prima facciata era formata da tre canzoni (Honey Bee in particolare) appiccicate l'una dopo l'altra e sostenute dallo stesso, ossessivo, battito. Questo formato di produzione sarebbe divenuto lo standard della disco music. Gloria Gaynor avrebbe avuto il suo maggiore hit con I Will Survive (1979).
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Inevitabilmente riprese piede anche il fenomeno dei girl group, ma sulla falsariga dei gruppi vocali a conduzione familiare, con il quartetto delle Sister Slidge, altra invenzione del duo Rodgers/Edwards (We Are Family, 1979), con il trio delle Emotions (Best Of My Love, 1976), tratto d'unione con il soul romantico della Stax, e soprattutto con quello delle Pointer Sisters.
Nella sua fenomenologia la disco music si rivela frutto delle frustrazioni di una popolazione giovanile metropolitana sempre più schiacciata dall'ordine precostituito, dalla totale predeterminazione della vita individuale. Il ballo, e il suo folklore accessorio, è rimasto l'unica forma di liberazione dopo il fallimento dei Sixties.
Black star
La disco ha fuso elementi neri (il ritmo) e bianchi (l'elettronica) e ha inventato lo standard musicale degli anni Ottanta. Gli artisti soul o sono decaduti o di sono adeguati, come Michael Jackson, Lionel Richie, ora sofisticato ballader da discoteca (...)
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Se Jackson è il "buono", il nero rispettabile che si è integrato e si schiarisce la pelle con la cipria, il "cattivo", l'insidioso satanasso, è invece Prince, il personaggio nero più importante dell'era post-disco, grazie al quale è venuta alla ribalta una generazione di musicisti neri che hanno sempre come sbocco la discoteca ma che impiegano un suono funky più creativo.
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La controparte femminile di Prince è Sheila E (Escovedo): la libidine animalesca di Erotic City, 1983; The Glamorous Life, 1984, i nove minuti più concitati della storia della disco music...
Funky Rock
Le sue prime avvisaglie si ebbero negli anni settanta, con esperimenti del gruppo rock britannico Trapeze, e degli statunitensi Funkadelic.
All'inizio degli anni ottanta, fu poi ulteriormente sviluppato dai Big Boys. Successivamente fu portato avanti fino ai giorni nostri da Red Hot Chili Peppers, Fishbone, Primus, Jane's Addiction e Prince (annoverati anche nel contesto del funk metal, derivato dallo stesso funk rock).
Centrali nell’evoluzione del Funky, nella sua matrice più rockeggiante sono indiscutibilmente i Living Colour, che dopo un periodo di abbandono, sono tornati con energia pura.
L’attuale maggiore interprete dell’evoluzione del Funky è senza dubbio Jamiroquai, capace di rimescolare i ritmi tipici del funky rock con quelli del funky originario, più vicino al soul, ed è un bianco! L’ultimo album ha preso il nome di Dynamite, ispirato certamente al “dio padre” del funky, James Brown.
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Selezioni dimostrative del "Red Fire - blackmusic team"
Funky - (rgs)
JB
Funky
DanceSettanta - (rgs)
Dance 70 e Latino-Gitana
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