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breve storia della musica afro-americana nel novecento
IL COUNTRY - FOLK BIANCO
La musica popolare bianca che si era formata nei primi quattro secoli di colonizzazione del Nuovo Mondo era rimasta allo stato brado fino al principio del secolo, tramandata per via orale di generazione in generazione e assolutamente ignorata dagli ambienti musicali ufficiali.
Soltanto nel Novecento, quando la musica leggera aveva ormai soppiantato del tutto la old time music nel novero degli intrattenimenti popolari, sorse un vero interesse etno-musicale per quelle vecchie canzoni, e al lavoro delle string bands, custodi sacerdotali delle melodie, si aggiunsero le ricerche dei musicologi.
Nel 1908 venne pubblicata la prima raccolta di canzoni dei cowboy, e due anni dopo John Lomax diede alle stampe Cowboy Songs And Other Frontier Ballads, opera la cui diffusione e influenza fu capitale per conferire status artistico alla folksong americana.
Oggetto dell'interesse dei musicologi fu inizialmente la Virginia (in particolare le Cumberland Mountains al confine con il Kentucky e il Tennessee), più che altro per il mito creato da Cecil Sharp nella sua raccolta di canti popolari del 1919. Sharp descrisse gli Appalachi come un santuario remoto e incontaminato, i cui abitanti, i cosidetti Mountaneer, isolati dal resto del mondo e legati da seviri codici morali, rappresentavano la razza pura americana.
A causa di questa idealizzazione delle mountains, per anni gli studiosi si concentrarono soltanto su questa zona. Oggi sappiamo, però, che in realtà ogni angolo degli States stava producendo Folk Song, e in particolare il Sud rurale. I canti più antichi conservano la struttura modale del Folk britannico, che si sarebbe presto persa per il dilagare della strumentazione e pertanto dell'armonia. Originariamente le ballate folk erano però cantate senza accompagnamento, in un registro acuto e nasale, in un tono distaccato e impersonale.
Un fenomeno decisivo per l'evoluzione del canto fu rappresentato dalla calata delle sette religiose fondamentaliste (metodisti, battisti e presbiteriani). Esse si battevano contro la rigidità del cerimoniale e la burocrazia ecclesiastica.
Trovarono perciò ampio séguito presso le rozze popolazioni della Frontiera, che mal sopportavano dottrine e sermoni. Fra le novità introdotte da queste chiese vi fu appunto l'usanza di cantare in coro. Questo costume domenicale favorì il formarsi di gruppi vocali anche fuori dalle chiese. In questi cori da chiesa il tenore cantava ancora nel registro acuto e nasale, sovrastando lo stesso cantante principale, ed era considerato tanto più sofisticato quanto più la sua voce approssimava il tono delle campane. La chieda fu importante anche nello stabilire l'umore delle ballate: essendo indirizzate ad un uditorio calvinista, riflettevano la tragica attesa della imminente punizione divina con un tono mesto e rassegnato. Quel tono di autocommiserazione sarebbe rimasto come un marchio di fabbrica.
Contrariamente a quanto comunemente si crede, non furono i famosi cantanti pop delle grandi città a saccheggiare il patrimonio folk, ma i cantanti folk di paese ad acquisire e adattare tutto ciò che capitava loro di sentire: opere, canzone, blues. Fu per imitazione che i folksinger imbracciarono gli strumenti. E da questo processo continuo di assimilazione ebbe origine la old time music.
Anche per la musica popolare bianca fu fondamentale l'avvento radio e la sua diffusione a macchia d'olio durante gli anni Venti. Furono le stazioni radio del Sud le prime istituzioni a prestare attenzione ai folksinger locali. Leggenda vuole che sia stata la WSM in Georgia la prima a trasmettere una canzone folk, nel 1922, ma la più importante fu la WBAP di Fort Worth, che inaugurò le trasmissioni cosiddette di barn dance.
Fu quello l'anno in cui un oscuro suonatore texano di fiddle (violino), Eck Robertson, incise il primo disco di old time music. A riconoscere le potenzialità di mercato del genere furono due personaggi pittoreschi: il talent scout Ralph Peer, che lavorava per la Okeh di New York, e il commerciante Polk Brockman, titolare di un negozio di fonografi ad Atlanta. Atlanta aveva a quei tempi la densità più alta di folksinger e fiddlers: Brockman li conosceva uno per uno e convinse Peer a farli incidere.
Brockman allestì uno studio di registrazione in una soffitta e Peer condusse le audizioni. Era il 14 giugno 1923 quando venne registrato il disco numero 4890 della Okeh: John Carson che cantava e suonava pezzi rurali. Era l'inizio della musica hillbilly.
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Hobo
La Depressione procurò nuovo materiale e i nuovi stimoli alla musica popolare bianca, che negli anni Quaranta attraversò di conseguenza un'altra fase di rinnovamento. Menestrelli solitari come Guthrie e Seeger cominciarono a sfruttare le tradizioni per fini sociali, portando in tutte le case i drammi del contadino e del minatore.
I solisti rappresentano la prima generazione di cantautori newyorkesi. Originari delle più disparate zone del paese, gli hobos si muovevano in continuazione, per lo più seguendo le grandi piste dell'emigrazione, e proprio dall'attraversamento della Nazione traevano gli stimoli più originali per le loro canzoni. Nel dopoguerra si raccolsero attorno alla intellighenzia di New York, uniti dall'industria discografica locale e dall'adesione ai principi umanitari della New Left (la sinistra dell'epoca).
Il loro centro di raccolta era ovviamente il Greenwich Village, un'area non ben definita a sud della Quattordicesima e appartenente per lo più al West Side di Manhattan. Poiché in quella zona gli affitti erano molto bassi, presto il Village si riempì di artisti squattrinati, e negli anni Cinquanta finì per essere identificato tout court con essi. In pratica divenne il centro della controcultura, sia bianca sia nera. I locali riservati al folk e al jazz si moltiplicarono. Il più famoso, il Village Vanguard di Max Gordon (7th Avenue e 11th Street), esisteva dal 1939, ed era principalmente un locale jazz. Nel 1958 si aprì (in Bleecker Street) quello che sarebbe stato per anni il centro di ritrovo principale per gli artisti bianchi: il Village Gate di Art D'Lugoff.
Woody Guthrie e Pete Seeger furono i beniamini delle folle, i paladini della giustizia, armati di versi tristi e solenni. Con Jack Elliot (compagno di viaggi di Guthrie), Cisco Houston, Oscar Brand, Dave Van Ronk, Eric Von Schmidt, rappresentano l'ala proletaria della musica leggera bianca dell'epoca.
Viceversa il fenomeno del folk revival rappresentò la facciata commerciale del ritorno di interesse per il folklore nazionale. [...]
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