Nando Dalla Chiesa
Il giudice ragazzino
Venerdì 21 settembre 1990, ore 9. Il giudice Rosario Livatino è alle porte di Agrigento, con la sua auto sta percorrendo la statale 640 per andare al lavoro di tutti i giorni. Al chilometro 10 Viene affiancato da un’altra auto, a poca distanza avanza anche una moto, un enduro, con in sella due giovani. L’auto di Livatino viene speronata. Una selva di colpi d’arma da fuoco investe la macchina del giudice, che va a sbattere contro il guardrail. Ferito ad una spalla Livatino fugge a piedi. Una fuga tragica e disperata nella valle sottostante. I Killer lo inseguono, lo braccano come una preda. Una caccia crudele, che si conclude con quattro colpi di grazia.
Quando fu ucciso Rosario Livatino aveva solo 38 anni. Magistrato in forze al Tribunale di Agrigento, impegnato nella lotta alla mafia, era stato allievo del giudice Antonio Saetta, presidente della Corte d’appello di Palermo, anch’egli trucidato dalla mafia su quella stessa strada insieme al figlio handicappato, anch’egli, come Rosario, di Canicattì.
La vicenda di questo giudice ragazzino raccontata da Nando dalla Chiesa è importante per capire molti fatti della nostra prima Repubblica. Con la riga dei capelli da parte, con quel suo sguardo onesto e pulito, Livatino e la sua storia " sono uno specchio pubblico per un’intera società … e la sua morte, più che essere un documento d’accusa contro la mafia, finisce per essere- con la pura forza dei fatti- un silenzioso, terribile documento d’accusa contro il complessivo regime della corruzione. Al tempo stesso è un indimenticabile omaggio ai valori che quel regime ha inteso calpestare".
Il merito di Nando dalla Chiesa è quello di narrare questa storia senza perder mai di vista il contesto politico-sociale generale, senza risparmiare i nomi eccellenti e le tacite connivenze, unendo con un filo ideale fatti solo apparentemente disgiunti tra loro, per mettere a nudo quello che passerà alla storia come il regime della corruzione.
scheda di Michele Mancino
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