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Questa mattina, alle ore 12, siamo stati di nuovo in Vico delle Mele, nel pieno centro di quella Genova "dall'immagine ritrovata". Dove avevamo visto e segnalato che probabilmente vi fosse qualcuno, a maggio, in quello che doveva essere l'appartamento confiscato insieme ai tre bassi. Ora è venuto a galla che c'era tornato il boss di Cosa Nostra, Rosario Caci, con tanto di nominativo sul citofono (interno 1) in quanto agli "arresti domiciliari"!!! Nonostante la nostra segnalazione e quelle della dott. Anna Canepa (DDA di Genova), chi doveva controllare il "signore" e custodire i beni che la DIA aveva sequestrato e poi confiscato,
dove era? Perchè non ha provveduto? Inoltre: perchè la Prefettura ed il Comune - al cui funzionario preposto dalla passata amministrazione avevamo inviato una proposta di progetto da perfezionare per aprire alla città, con usi sociali, quegli spazi, non hanno fatto il loro dovere? Questa mattina siamo andati a mettere noi "i sigilli" a quei beni e se saranno strappati, torneremo a metterli, continueremo a mobilitarci perchè vengano liberati - se non lo è stato fatto questa mattina stessa - e assegnati subito ad un gruppo di associazioni per attività quotidiane e serali, per far sì che la "bonifica" della zona sia ancora più ampia.
Abbiamo anche chiesto all'assessore alla Sicurezza l'impegno in questa direzione e questi ha preso impegno di porre la questione sia al Sindaco sia al Comitato per l'Ordine Pubblico.
Il fatto accaduto è gravissimo perchè va a rendere inefficace uno dei più efficaci colpi che si può infliggere alle mafie, che è proprio la confisca dei beni ed il loro riutilizzo sociale che dimostrano che la legalità conviene e la prepotenza non vince. Ma è un fatto inquietante e preoccupante anche perchè il messaggio che viene trasmesso ai cittadini, alle vittime delle mafia ed a quanti hanno paura - e sono stati intimiditi e minacciati-, da questa vergognosa vicenda è che il boss mafioso fa quello che vuole e che nemmeno una condanna ed una confisca (entrambe definitive!) non lo possono fermare. Non solo deve esserci soluzione rapida ma i responsabili, quelli che hanno chiuso gli occhi, non visto e non provveduto, facendosi di fatto complici devono essere severamente puniti. Ogni sorta di convivenza e collusione deve essere stroncata perchè il segnale deve essere netto!
BASTA OMERTA', BASTA INDIFFERENZA CHE E' COMPLICITA'...
RIPRENDIAMOCI IL MALTOLTO
lil "sigillo" posto sulle entrate dei bassi
il "sigillo" posto sul portone
il volantino distribuito
l'articolo di Repubblica del 26.10.2007
l'articolo di Repubblica del 29.12.2005
I beni confiscati di Vico Mele a Genova
Questi sono le foto esterne dei tre fondi e del portone di accesso all’appartamento sovrastante confiscati al clan di Piddù Madonia di Cosa Nostra nel centro storico di Genova, in vico Mele angolo Vicolo San Sepolcro.
Non appena i beni sono stati confiscati abbiamo preso contatti con il Comune di Genova (funzionario Franco Ravera) per avanzare una proposta di utilizzo a fini sociali dei beni confiscati. Un progetto semplice che partiva dal presupposto di collocare in questi spazi attività quotidiane (sia durante il giorno, sia la sera) ed un presidio protetto presso l’appartamento sovrastante. Tutto questo realizzando uno “sportello dei diritti e della legalità”, non come una sede di qualcuno, ma come strumento di promozione della legalità e dei diritti, ma anche di socialità, con più soggetti quali, oltre alla “Casa della Legalità,
la Comunità
di San Benedetto al Porto, Terre des hommes, Legambiente, Centro Sportivo Italiano,
la Ludoteca
Labyrtinth
e altre realtà disponibili. Con questa attività "protetta" nel vicolo si permetterebbe certamente di bonificare sia il vicolo stesso, nella parte inferiore, che lo slargo tra il vicolo e vicolo S. Sepolcro, considerato che si posizionerebbe praticamente all'incrocio di tre vicoli.
Purtroppo il Comune non ha mai risposto. Ad uno dei tanti solleciti, tra un po' di ferie e un po' di mancate risposte, il funzionario ci rispose che “il sindaco aveva un’altra idea ed aveva promesso lo spazio per aprire un circolo per il gioco delle carte”, aggiungendo che “vi erano molti lavori da fare e che l’associazione a cui aveva pensato il sindaco li avrebbe realizzati in cambio di una riduzione del canone di affitto”. Noi siamo saltati sulla sedia. Per un bene confiscato non può decidere il sindaco. Il bene deve produrre un utilità sociale consistente e, altra ragione del sobbalzo, un bene confiscato non può essere dato in affitto! Abbiamo detto queste cose al funzionario e non abbiamo più saputo nulla, tranne che lì è tutto chiuso e l'appartemaneto invece sembra proprio essere tornato ai vecchi "proprietari". Adesso basta!!!! Riprendiamoci il maltolto, chiediamo alla nuova amministrazione comunale di assegnare subito questi beni per uso sociale. Solo colpendo i patrimoni mafiosi e rendendo visibile che il "potere" mafioso può essere colpito, si infligge un duro colpo alle mafie, con le parole non si fa niente!


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