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20.08.2007
La nuova caccia alle streghe è iniziata.
In Liguria come altrove.
di C.Abbondanza e S.Castiglion
Alcuni sindaci hanno pensato bene di scagliarsi non contro lo sfruttamento della prostituzione, bensì contro le prostitute. Ordinanze che multano i clienti e le prostitute per intralcio alla circolazione. Ecco fatto: problema risolto, secondo loro! Nessuna di queste amministrazioni ha pensato di sostenere l’azione di quanto cercando di “liberare” quelle donne, soprattutto giovani ragazze dell’est o africane, dalla morsa della mafia che le tiene prigioniere. No questo aspetto non tange l’azione dei Sindaci. Non li tange nemmeno che alcune di queste donne o ragazze abbiano scelto quel “mestiere” perché non hanno alternative o perché è un “mercato” che rende, in questa società in cui il denaro è tutto! Nessun ragionamento. Multa e basta! E chi la pagherà quella multa fatta ad una delle tante schiave bianche o nere? Il mafioso che l’ha fatta portare sulle strade della riviera o i marciapiedi di qualche area industriale od anche nel cuore del centro delle città? Certamente no, la pagherà la ragazza, oppure non la pagherà e sarà poi oggetto di procedimento a sui carico. La legge prevede che se le ragazze delle tratte del sesso escono vengono aiutate ad uscire possono avere sostegno e permesso di soggiorno, inserimento sociale e protezione. Perché non si percorre questa strada, anziché azioni che non risolvono il problema? E poi perché non individuare, come ha proposto un ampio schieramento di soggetti competenti, che da decenni lavorano per tutela queste nuove schiave, non si procede ad individuare aree o strutture ove sia consentita la prostituzione? Un luogo aperto o chiuso, dove i controlli ed i contatti possono aiutare a far uscire chi è schiava dalle catene? Far sì che sia obbligatorio l’uso del preservativo ed evitare contagi, come avviene in Paesi europei seri, non è necessità urgente a tutela della persona? No, di questo non si discute, invece.
Un altro caso di caccia alle streghe è di qualche giorno fa. Bloccare le spiagge di nudisti e coppie. Spiagge che non si vedono, nascoste dalle scogliere. Anfratti isolati, difficili da raggiungere dove nudisti e coppie si incontrano. Scelte individuali, che non oltraggiano alcun pudore. Anziché garantire quegli spazi riservati, bisogna toglierli, anche se chi c’è o cosa fanno su quelle spiagge non è visibile ad alcun altro. Indipendente dalla condivisione o meno delle scelte personali, ognuno è libero di vivere il proprio rapporto di coppia, se in condivisione, liberamente. Esistono spazi privati adibiti allo scambio di coppie perché tale scelta è libera e come tale non può essere proibita. E’ una scelta che molte coppie compiono e va rispettata perché non impone nulla a chi non voglia o non condivida. Invece no: questo da scandalo, anche se non rappresenta ne atti violenti, prevaricanti ed è estranea allo sfruttamento sessuale di adulti e minori. Poi, invece, il fatto che non vi sia alcuna forma di educazione sessuale nelle scuole, che non ci siano protezioni per i minori adeguate nella rete di internet o in televisione, questo non conta, questo non è un problema, non se ne parla, non fa notizia. Il dramma della pedofilia, che anche in Liguria, è presente e preoccupante, come dimostrano numerose indagini dei reparti preposti, non lo si affronta se non quando è troppo tardi e non si pretende (non “si chiede”, ma “si Pretende”) una legge rigorosa.
Il problema in Liguria, come altrove, è che adulti, coppie, responsabili delle loro libere scelte, non le debbano compiere, nemmeno se isolati dal mondo. Ma la caccia alle streghe è sempre stato questo, d’altronde, nella storia, capi espiatori per non affrontare e risolvere i problemi reali e gravi, dipingendo come pericoli comportamenti che tali non lo sono.
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