verso le amministrative di Genova
qualcosa in più sui candidati che hanno sottoscritto l'Atto di Impegno

Stefano Budria
Enrico Musso
Michelangelo Trombetta


Enrico Musso – indipendente centro-destra (sito)
Genova 2.0 - Ecco la "mia" città digitale

In questi giorni sento parlare molto, da parte del candidato sindaco del centrosinistra Marta Vincenzi, della mirabolante Genova digitale che verrà.
 
Tutto quello che viene presentato come il Rinascimento tecnologico prossimo venturo della nostra città, è incentrato su tecnologie ed idee conosciute da anni. Alcuni, tuttavia, paiono essersene accorti solo ora che sono necessari effetti speciali per la campagna elettorale. Personalmente, infatti, non parlerei del frigorifero che ci permetterà di conservare meglio i cibi, ma dell’uso che se ne può fare, indicando come i cittadini possano procurarsene uno, scegliendo la tecnologia migliore, che magari rispetti l’ambiente, e spiegando a chi ancora usa la ghiacciaia quali potrebbero essere i benefici nell’adottare il nuovo elettrodomestico. Inizierei a produrre prodotti nuovi e migliori da conservare al fresco.
 
Occorre buon senso e non proclami. La strada del progresso digitale di questa città è lastricata di cadaveri eccellenti. Manca un serio coordinamento ed una forte ma capace regia, che possa assumersi la responsabilità delle decisioni. Si sono spesi soldi di progetti europei per progetti elefantiaci che hanno generato topolini, nella fattispecie servizi internet per i cittadini pensati e mai realizzati e siti web lasciati morire dopo pochi mesi.
 
Il servizio sms del Comune è stato sospeso perché Vodafone ha deciso di non voler più continuare a comportarsi come un ente no-profit.
 
L’applicazione di piattaforme digitali di gestione della pianificazione per il trasporto dei disabili è andata in fumo per motivi di comodo vanificando il lavoro delle competenti persone che l’hanno realizzata.
 
Il portale dei servizi del Comune di Genova è ancora poco più di una raccolta di moduli cartacei digitalizzati.
 
Attualmente le Biblioteca Berio, che è uno dei punti nevralgici della cultura cittadina, dove ogni giorno tantissimi studenti si ritrovano per preparare esami e molti cittadini si recano per ricerche non solo non possiede una copertura wireless, ma mette a disposizione del pubblico pochi e datati pc. La copertura si potrebbe realizzare in un pomeriggio con un costo ridicolo. Non parliamo poi delle altre biblioteche nei quartieri periferici. E che dire dei centri sociali? Non tutti i giovani frequentano l’università. E siamo disposti ad appoggiare quelli che rispettano le regole e a spostare il confronto sul web.
 
Gli addetti ai lavori sanno, a differenza del grande pubblico, che il Comune di Genova ha già studiato con Telecom Italia un progetto per la copertura wireless della città con tecnologia wi-mesh / wimax, e che tale progetto è in fase di valutazione. La signora Vincenzi ci vuole fare sognare il frigorifero. Perché non muoviamo da queste cose invece di lasciare che la solita magniloquenza di certi soggetti abbia la meglio sulla concretezza, sul fare?
 
La rete wireless non è nulla senza una comunità digitale che la utilizzi. E vista l’età media della popolazione genovese, non sarebbe più sensato pensare ad un approccio bottom-up, dal basso, dai cittadini? Più graduale? Incentiviamo i privati, i locali pubblici, a mettere a disposizione questo mezzo (perché di questo si tratta, di uno strumento, come il forno a microonde e le antenne tv, non di un qualcosa di fine a se stesso). Forniamo la copertura WiFi alle aree universitarie, alle biblioteche, ai parchi, alle zone introno ai nuovi municipi. Non credo nell’utilità di estendere la copertura a zone come l’area (per il momento) delle acciaierie a cornigliano o lo specchio acqueo davanti alla città, il greto dei torrenti o aeroporto e alberghi dove già la copertura esiste.
 
Ma subito, occorre creare un humus fertile per la tecnologia. Serve una cultura digitale prima dell’infrastruttura digitale. L’esperienza di FON, la più grande Community WiFi nel mondo i cui membri condividono il proprio accesso Internet wireless di casa e, in cambio, si connettono gratuitamente WiFi ovunque trovino un Access Point di un altro Fonero, ci insegna che se l’humus é fertile l’infrastruttura emerge anche spontaneamente. Google supporta le istituzioni delle principali città americane come San Francisco per la copertura e l’accesso gratuito in città.
 
E a sinistra organizzano convegni per pochi eletti.
 
Se i nostri cittadini non sanno cos’è un frigorifero e non hanno cibo da conservare, che senso ha promettere un futuro all’insegna del fresco per tutti?
 
Ci vuole poi un’occhio di riguardo anche al portafogli. Il buon genetizen (genoese digital citizen, per parafrasare una espressione molto in voga) sa che molte tecnologie sono disponibili gratuitamente. Molte soluzioni si possono percorrere a costi ridotti creando partnership per la sperimentazione con i grandi soggetti, anche non necessariamente nazionali. Sposiamo la filosofia dell’open-source. Migriamo, ove possibile, a software open source per le forniture della Pubblica Amministrazione. Sia per i sistemi operativi (usando, ad esempio, Linux) che per i software di office automation (dove sarebbe possibile utilizzare, ad esempio, OpenOffice), e per Internet (Firefox + Thunderbird). Senza contare i tagli dei costi derivanti dalla non necessità di acquistare antivirus, anti-spyware, e dalla relativa manutenzione per rimozione malware. Si potrebbe procedere per gradi, senza particolari rivoluzioni, iniziando da quell'80% circa di postazioni informatiche comunali che sono usate solo come macchina da scrivere o poco più, e per le quali, davvero, non serve l’ultima versione di Vista o l’ultimo processore Intel. Risparmiamo denaro utilizzando i pc già in possesso del Comune
 
Occorre indire vere gare, coinvolgendo anche soggetti esteri che possano portare esperienze ed idee. Non si può progettare una città digitale sulla carta. O avremo presto un nuovo waterfront digitale. E mi meraviglia l’approccio della sinistra cittadina, che, come sempre accade, legge molto nella sua torre d’avorio ma poi non riesce a tradurre quello che apprende in soluzioni efficaci ed efficienti per i cittadini.
 
Perché non ripensare i servizi al cittadino prima di pensare a come tariffarli? La storia della bolla .com e della fibra ottica insegnano. Diverse compagnie nel settore della stesura dei cavi  in fibra ottica hanno dichiarato bancarotta nel mondo negli anni passati. Perché? Perché l’infrastruttura e la tecnologia c’erano. I servizi ed i contenuti no. Come pensare di offrire servizi al cittadino se la stessa macchina comunale non è pronta?
 
Bello lo slogan “Città Digitale”, che peraltro era molto in voga negli anni ’90. Ma a mio avviso occorrerebbe un po’ di serietà.
 
L’humus digitale ha bisogno di menti fresche. Penso ai giovani, studenti universitari e non. Penso ad una carta giovani che vada oltre la Green Card del Comune di Genova, che sia una card di seconda generazione, che integri servizi esistenti con agevolazioni ed informazioni sull’utente come:
 

·                     Accesso al sistema bibliotecario urbano;

·                     Sconto accesso musei;

·                     Tariffe agevolate per l’utilizzo dei mezzi pubblici;

·                     Accesso internet gratuito presso gli hot spot con cui il comune coprirà il centro storico, le biblioteche comunali, le aree universitarie, quelle intorno ai nuovi municipi;

·                     Coinvolgimento via web nei processi di decision-making dell’ente pubblico;

I giovani devono essere coinvolti nel processo di decison-making dell’Ente Territoriale su base regolare. La loro voce è eterogenea, ed il Comune deve tenere conto delle loro diversità sociali, culturali, etniche ricercando anche singoli che abbiano diretta esperienza degli argomenti discussi ed analizzati. Le nuove tecnologie offrono lo strumento adatto affinché i giovani possano fare sentire la loro voce. Si pensi a forum ufficiali del comune sul web sui diversi argomenti in discussione. Blog dei dirigenti preposti a servizi dedicati ai giovani in cui si riportino le esperienze di governo e di governance assicurando così la massima trasparenza e la bidirezionalità dell’informazione. Utilizzo di software di telefonia IP come Skype. Basta con gli assessori che  gestiscono l’innovazione che non hanno nemmeno un computer sulla scrivania.

 

·                     Iscrizione al servizio di Car Sharing;

·                     Certificati Comune;

·                     Multe;

·                     Firma digitale;

·                     Varie ed eventuali.

 
Il dibattito sulla tariffazione o la gratuità dell’accesso alla rete dovrebbe essere affidato alla comunità compatibilmente con le risorse comunali. Così come i vincoli tecnici da stabilire per evitare che qualche elemento saturi la larghezza di banda di una biblioteca perché si scarica il film dell’uomo ragno.
 
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