10.04.2007
Di fronte ad Emergency
il Governo Prodi fa la "canaglia"

di C. Abbondanza e S. Castiglion


Consideriamo gravissime le responsabilità del Governo italiano, in particolare del Ministro degli Esteri D’Alema e del Presidente del Consiglio Prodi. Consideriamo altresì elemento di destabilizzazione evidente (altro che “di democrazia”) l’operato del Governo Karzai. Le accuse mosse da Gino Strada, dopo gli appelli, sono il minimo che questi uomini di guerra (a questo punto che siano tali è chiaro!) meritino di sentire. Purtroppo per l’interprete del giornalista di Repubblica è troppo tardi. Per Rahmatullah Hanefi è troppo il tempo passato prigioniero e torturato dai servizi segreti afghani. Ma forse al Governo dell’Unione non dispiacciono gli alleati che rapiscono e torturano, visto che stanno proteggendo gli agenti della Cia e dei Servizi nostrani responsabili del rapimento e delle torture di Abu Omar a Milano, attaccando e ostacolando il lavoro dei magistrati di Milano. Emergency è l’unica esperienza italiana che compie concretamente ed autonomamente una vera missione di pace in Afghanistan come nelle altre zone di guerra. Il Governo Prodi (quello della “discontinuità” dalla politica di Berlusconi, che riceve il sostegno “col sangue agli occhi” dell’ormai ex pacifista Franca Rame) anziché sostenere Emergency, assicurargli il sostegno necessario ad operare in sicurezza per curare tutte le vittime delle armi, sceglie di potenziare gli armamenti d’offesa in dotazione ed uso ai soldati volontari italiani (cioè professionisti) in Afghanistan, alla faccia della “missione di pace”. Prima si usa la credibilità di Emergency per liberare i rapiti poi la sia colpisce. Davvero un chiaro esempio di azione “canaglia”. Pubblichiamo gli ultimi comunicati di Emergency, ribadendogli tutto il nostro sostegno.


10 aprile '07
Dal Governo Karzai calunnie e minacce a Emergency

«… Emergency non è in realtà una vera organizzazione umanitaria, bensì un fiancheggiatore dei terroristi e persino degli uomini di Al Qaeda in Afghanistan…. Un talebano si denuncia alla polizia, non si cura per permettergli poi di riprendere le armi contro di noi, contro i nostri alleati, contro la Nato , contro gli italiani».

Sono parole di Amrullah Saleh, capo dei servizi di sicurezza afgani. Costituiscono una conferma inquietante della nostra preoccupazione che fosse in atto, attraverso l’illegale sequestro di Rahmatullah Hanefi ad opera dei “servizi” afgani, una operazione contro Emergency. Una ritorsione su destinatari impropri per l’esito del sequestro Mastrogiacomo, che ha comportato la liberazione di cinque detenuti, concordata tra Hamid Karzai e Romano Prodi.

Saleh, nel decidere che cosa sia o no un’organizzazione umanitaria, stabilisce che i suoi nemici non si debbano curare, che si debbano lasciar morire. È questa la cultura di un uomo influente e potente del «governo democratico» di Karzai che l’Italia è impegnata a sostenere. È questa l’idea di legalità di un sistema giudiziario che l’Italia è onerosamente impegnata a costruire in Afganistan.

Per parte nostra, ribadiamo che non sarebbe pensabile un impegno di Emergency che non sia, come è stato dal 1999 a oggi, rivolto a offrire assistenza sanitaria a tutti coloro che ne hanno bisogno, solo in nome di questo bisogno, civili o combattenti, in totale indifferenza verso appartenenze o divise.

Per Emergency – per chiunque, pensiamo, umanitario o no, ad eccezione di Amrullah Saleh -  un’assistenza sanitaria discriminata è semplicemente assurda.
Questa sortita di un uomo importante del governo Karzai diventa un elemento di valutazione circa la presenza di Emergency in Afganistan e circa la sicurezza del nostro personale internazionale.

Il Governo italiano si sente estraneo a questo insieme di calunnie, minacce e accuse mosse dall’interno di un «governo amico» a una ONG italiana riconosciuta dal Ministero degli affari esteri?
Non ci sono proteste da muovere e chiarimenti da richiedere all’ambasciatore afgano in Italia?
Non si vede in questa aggressione la «verità disvelata» della detenzione in atto di un cittadino afgano, collaboratore di Emergency, responsabile solo di aver dato seguito a indicazioni ricevute dal governo italiano?

09 aprile '07
Sulla permanenza di Emergency in Afganistan

Le “accuse” contro Rahmatullah Hanefi, comparse dopo venti giorni di illegale detenzione ad opera di “servizi di sicurezza”, costituiscono un fattore decisivo sulla possibilità di Emergency di proseguire la propria attività in Afganistan.
Ripercorrendo l'intera collaborazione di Rahmatullah con Emergency, trova conferma la sua assoluta affidabilità e con essa trova conferma il carattere calunnioso delle accuse che gli vengono mosse. Di questa affidabilità si ribadisce che ha prove anche il governo italiano che già in passato ha avuto conoscenza degli atti e dei comportamenti del collaboratore di Emergency. Per una più ponderata e motivata valutazione della possibilità di proseguire le attività d Emergency in Afganistan, si svolgerà nei prossimi giorni una consultazione congiunta del consiglio direttivo di Emergency e dello staff internazionale attualmente presente in Afganistan. A questo fine, lo staff internazionale di Lashkar-Gah ha già raggiunto Kabul. Saranno ovviamente determinanti, agli effetti di questa valutazione, comportamenti e decisioni, per quanto di propria competenza, dei governi afgano e italiano.


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