“La servitù, in molti casi, non è una violenza dei padroni,
ma una tentazione dei servi”
Indro Montanelli
Prendiamo spunto da l’ultimo libro (da leggere forse ancor più degli altri) di Marco Travaglio “La scomparsa dei fatti si prega di abolire le notizie per non disturbare le opinioni” edizioni Il saggiatore.
Dalla premessa:
C’è chi nasconde i fatti perché non li conosce, è ignorante, impreparato, sciatto e non ha voglia di studiare, di informarsi, di aggiornarsi.
C’è chi nasconde i fatti perché trovare le notizie costa fatica e si rischia persino di sudare.
C’è chi nasconde i fatti perché non vuole rogne e tira a campare galleggiando, barcamenandosi, slalomando.
C’è chi nasconde i fatti perché nasconde i fatti delle querele, delle cause civili delle richieste di risarcimento miliardarie, che mettono a rischio lo stipendio e attirano i fulmini dell’editore stufo di pagare gli avvocati per qualche rompicoglioni in redazione.
C’è chi nasconde i fatti perché si sente embedded, fa il tifo per un partito o una coalizione, non vuole disturbare il manovratore.
C’è chi nasconde i fatti perché se no lo attaccano e lui vuole vivere in pace.
C’è chi nasconde i fatti perché altrimenti non lo invitano più in certi salotti, dove s’incontrano sempre leader di destra e leader di sinistra, controllori e controllati, guardie e ladri, puttane e cardinali, principi e rivoluzionari, fascisti ed ex lottatori continui, dove tutti sono amici di tutti ed è meglio non scontentare nessuno.
C’è chi nasconde i fatti perché confonde l’equidistanza con l’equivicinanza.
C’è chi nasconde i fatti perché contraddicono la linea del giornale.
C’è chi nasconde i fatti perché l’editore preferisce così.
C’è chi nasconde i fatti perché aspetta la promozione.
C’è chi nasconde i fatti perché fra poco ci sono le elezioni.
C’è chi nasconde i fatti perché quelli che li raccontano se la passano male.
C’è chi nasconde i fatti perché certe cose non si possono dire.
C’è chi nasconde i fatti perché “ hai visto che fine han fatto Biagi e Santoro”.
C’è chi nasconde i fatti perché è politicamente scorretto affondare le mani nella melma, si rischia di pettinarsi e di guastarsi l’abbronzatura, molto meglio attenersi al politically correct.
C’è chi nasconde i fatti perché altrimenti diventa inaffidabile e incontrollabile e non lo invitano più in televisione.
C’è chi nasconde i fatti perché fa più fine così: si passa per anticonformisti, si viene citati, si crea il “dibattito”.
C’è chi nasconde i fatti anche a se stesso, perché ha paura di dover cambiare opinione.
C’è chi nasconde i fatti per solidarietà con Giuliano Ferrara, che è molto intelligente e magari poi si sente solo.
C’è chi nasconde i fatti perché i servizi segreti lo pagano apposta.
C’è chi nasconde i fatti anche se non lo pagano, ma magari, un giorno pagheranno anche lui.
C’è chi nasconde i fatti perché il coraggio uno non se lo è può dare.
C’è chi nasconde i fatti perché nessuno gliel’ha ancora chiesto, ma magari, prima o poi qualcuno glielo chiede.
C’è chi nasconde i fatti perché così poi qualcuno lo ringrazia.
C’è chi nasconde i fatti perché spesso sono tristi, spiacevoli, urticanti e non bisogna spaventare troppo la gente che vuole ridere divertirsi.
C’è chi nasconde i fatti perché altrimenti poi tolgono la pubblicità al giornale.
C’è chi nasconde i fatti perché se no poi non lo candida più nessuno.
C’è chi nasconde i fatti perché così, poi, magari, ci scappa una consulenza col governo o con
la Rai
o con
la Regione
o con il Comune o con
la Provincia
o con
la Camera
di commercio o con l’Unione industriali o con il sindacato o con la banca dietro l’angolo.
C’è chi nasconde i fatti perché deve tutto a quella persona e non vuole deluderla.
C’è chi nasconde i fatti perché altrimenti è più difficile voltare gabbana quando gira il vento.
C’è chi nasconde i fatti perché altrimenti poi la gente capisce tutto.
C’è chi nasconde i fatti perché è nato servo e, come diceva Victor Hugo, “c’è gente che pagherebbe per vendersi”.
Come sempre Marco riesce a fornire delle sintesi esemplari a corredo dei fatti che raccoglie nei suoi lavori, così anche in questo suo lavoro.
Come a lui anche a noi fanno schifo, quella stragrande, purtroppo quasi totale tranne rare eccezioni di cd giornalisti, che dell’opinione, delle veline, del nulla riempiono carta stampata, video e radio. Esperti, che ritrovi sul giornale dedicato alle donne, nelle rubriche musicali dei quotidiani, nei salotti televisivi, che non sanno nulla se non il proprio personale pensare e pretendono di elargire pareri seri, certi e sani.
Giornalisti di cronaca che cancellano le notizie o le manipolano, perché poi ci arriva la querela o perché il caporedattore non la prende bene, o perché lo sponsor s’incazza, o perché l’editore è l’uomo di un potente…sono a riempire le redazioni a scrivere tutti i giorni, quasi sempre senza verificare nemmeno quello che scrivono.
Giornalisti che si occupano di Istituzioni e che scrivono rigorosamente quello che dicono i porta borse, i porta voce, gli uffici stampa e che mai vanno a vedere i verbali le delibere, gli atti, insomma senza verificare pubblicano, quello che gli viene chiesto ( e già scritto) di pubblicare.
Giornalisti di cultura, musica e spettacolo che hanno i biglietti gratis, esigono i posti migliori, che vivrebbero come un torto non avere un posto anche per fidanzate, moglie ed eventuale prole, e che poi scrivono solo quello che a loro piace, quello che è fuori dai loro gusti non esiste, o è un trafiletto, quando non una massacrata.
Questi possono scrivere, questi sono quelli che informano, sono quelli di cui ci si dovrebbe fidare.
I giornalisti, quelli veri, che hanno il coraggio di guardare i fatti, conoscerli, fare le verifiche e scrivere qualunque realtà questi rivelino sono messi in un angolo, magari per giorni o settimane non scrivono e se per caso vi fosse il rischio di uno spazio libero in pagina, li si mette in ferie.
Alcuni di questi, ogni tanto ricevono anche promozioni, perché se fai bene il tuo lavoro conosci un settore, sei catapultato in un altro, dove magari non hai la minima conoscenza o se ce l’hai è comunque impossibile continuare quello che facevi prima.
Ecco i servi, quelli che tirano a campare quelli che lo fanno volutamente ci fanno schifo, sono uno schifo. Oscar Luigi Scalfaro in un incontro di qualche anno fa presso il salone della Provincia di Genova raccontò di un amico che al tempo del fascismo, quando il direttore lo richiamò perché doveva cambiare atteggiamento, questi spezzo la sua penna davanti a quel direttore. Certamente non andava verso la gloria, ne tanto meno verso un’alternativa che lo aiutasse a campare, ma lo fece! Sono tanti gli esempi oltre a questo, di giornalisti conosciuti e non che preferiscono salvare la dignità, personale e professionale, e non accettano alcun tipo di ricatto e tanto meno di rimanere servi di quel padrone.
In questi giorni nuovamente il comunicato dei giornalisti sugli editori che non danno garanzie economiche per il nuovo contratto, hanno aperto i telegiornali. Ma quando i giornalisti rifiuteranno i dictat degli editori su quello che possono e non possono dire? No perché abbiamo scoperto che ci sono giornali che fanno “coraggiose” sortite contro la mafia o a sostegno di chi la combatte…ma poi questi sono gli stessi giornali di chi è condannato per usura, estorsione di chi è invischiato negli affari del ponte sullo stretto, o delle immobiliari delle speculazioni edilizie a Punta Ala, dove c’era puzza di riciclaggio della mafia russa o hanno a cuore i propri sponsor, gli inserzionisti, anche se risaputamene, soggetti di riciclaggio.
Giornalisti e giornali che fanno ribrezzo, come diceva Gaber che fanno schifo. Perché, per concludere, non si può prima, ad esempio pubblicare interviste ed articoli su articoli, su chi combatte le mafie nelle terre del sud, per poi quando cambia il vento, e questi vengono aggrediti e minacciati, ridurlo a trafiletto e soprattutto facendoli risultare di fatto soli e visionari.
Esiste una sola parola Vergogna.
Christian Abbondanza e Simona Castiglion - 17.12.2006