Gullace, Fazzari, Nocera, Mamone,
Raso, Albanese ed altri
una breve rassegna tratta dal web, da siti pubblici, dalle relazioni pubbliche della DIA e dagli atti della Commissione Parlamentare d'Inchiesta sui Rifiuti.


Dagli atti della Commissione parlamentare d’inchiesta sul ciclo dei rifiuti
relativi alla visita in Liguria, 15/07/1997
(vai al documento integrale)


ALBERTO LANDOLFI, Sostituto procuratore presso il tribunale di Savona.
Preciso innanzitutto che le indagini risalgono a cinque anni fa. Ritengo che sarà venuto in Italia verso la metà degli anni ottanta, e comunque prima del 1989, prima cioè dello "scongelamento" del blocco dei paesi dell'Europa dell'est. Nel corso delle indagini si ventilò anche la possibilità che 300 mila fusti fossero stati inviati a Katowice, nota cittadina polacca. Fu invece accertato un invio di rifiuti nell'isola di Sulina, molto nota in Romania, presso una fabbrica amministrata dalla moglie di Ceausescu (deceduta in seguito alla rivoluzione degli anni scorsi).

Nel corso delle indagini ritenni di fare una contestazione che qualcuno potrebbe ritenere azzardata e che forse è rimasta unica come tale: contestai il disastro doloso, un reato estremamente grave. Questa contestazione ha subìto un vaglio abbastanza penetrante perché le persone inquisite e sottoposte a custodia cautelare - complessivamente 7 o 8 - fecero ricorso al tribunale per il riesame contestando la sussistenza stessa di questa fattispecie di reato: ma il tribunale per il riesame ritenne invece che vi fossero i presupposti per la sussistenza del disastro doloso. Su quali basi? Queste persone si erano tra loro unite, quindi avevano agito in concorso, previo concerto, e avevano colpito strategicamente il territorio della provincia immettendo in tanti siti quantità abnormi di rifiuti tossico-nocivi. Per fare ciò avevano agito con lo stesso sistema con cui agivano negli anni settanta i contrabbandieri di olii minerali: si costruisce una fabbrica, una cartiera, che con degli inceneritori, con dei forni allora permessi, è in grado di smaltire una certa quantità di materiale tossico, ma che in realtà ne smaltisce 50 volte di più. E' chiaro che, non potendoli smaltire tutti, i rifiuti prendevano un'altra strada, cioè quella dell'interramento.

Il business relativo all'interramento dei rifiuti, soprattutto agli inizi degli anni ottanta, era enorme, dando guadagni altissimi. Se non ricordo male, il PCB si smaltiva regolarmente al costo di 15 mila lire al chilo (e 15 mila lire di allora, non di adesso). Si falsificavano i supporti cartacei, nel senso che la cartiera emetteva supporti cartacei ideologicamente falsi, e si trasportavano e interravano illegalmente i rifiuti. Fazzari Filippo ammise di aver provveduto ad interramenti in concorso con altre persone, tra cui il Casanova, già inquisito per il contrabbando di petroli. Anche tale contrabbando avveniva sostanzialmente come ho detto: c'erano le cartiere, erano emessi modelli H16-ter ideologicamente falsi, il petrolio che era stato in precedenza colorato con rosso d'Arabia (perché una volta le imposizioni erano diverse, e il petrolio per autotrazione era colorato in modo diverso da quello per il riscaldamento) era decolorato dando quindi luogo ad una truffa.

Il Fazzari è il cognato di Gullace Carmelo, persona legata a livello familiare con i Pronestì-Gullace-Raso-Albanese, cioè una delle più potenti famiglie della 'ndrangheta, in perdurante e mortale lotta con la famiglia dei Facchineri. Costui è stato coinvolto in diversi omicidi commessi in Liguria di vari Facchineri, uno dei quali minorenne, ed è stato assolto in vari procedimenti, in uno addirittura in modo paradossale. Uno dei primi collaboratori delle forze di polizia, tale Miano, infatti, nel carcere di Torino fu munito di microspia e registrò le varie conversazioni che aveva con i detenuti. Si parlava di vari sequestri di persona, tra cui quello di Gatta Marco, che fu sequestrato nel 1979 a Nichelino e fu rilasciato dopo pochi mesi a Spotorno, in provincia di Savona. Da quelle registrazioni si travea il convincimento che il Gullace fosse uno dei componenti della banda che procedette al sequestro, anzi che fu colui che tenne con sé l'ostaggio a Ventimiglia. Ma le registrazioni non furono ritenute utilizzabili, d'altra parte con una sentenza ineccepibile sotto l'aspetto processuale della corte d'appello di Torino, e quindi il Gullace fu assolto. Attualmente Gullace è sottoposto a una mia richiesta di misura antimafia: ho ottenuto il sequestro di tutti i suoi beni per circa 15 miliardi (partecipazioni azionarie in società ed altro) e l'applicazione di cinque anni di sorveglianza nei suoi confronti.

Il Fazzari, quindi, è affine del Gullace, essendone il cognato. Si tenga presente che a Canolo, in Calabria, nel corso di un blitz delle forze di polizia fu scoperto un luogo dove probabilmente erano stati tenuti dei sequestrati (fu trovata una sorta di stanza chiusa da una lamiera sopra la quale vi era del terreno, del muschio, all'interno della quale si trovavano un fornello, delle bottiglie, dei vestiti). Le persone che si trovavano sul posto si allontanarono in tutta fretta, e così furono trovate delle carte tra cui uno stato di famiglia della famiglia Fazzari. Era un mero indizio, ma lasciò perplessi: è stato comunque un argomento che ho utilizzato per chiedere l'applicazione delle misure antimafia. La sorella di Filippo Fazzari è la moglie di Carmelo Gullace.



Dalla Relazione - approvata nella seduta 02.07.98 -
relativa a Piemonte e Liguria della Commissione Parlamentare d'Inchiesta sui sul ciclo dei rifiuti
e sulle attività illecite ad esso connesse
(vai al documento integrale - in formato .pdf)

Le infiltrazioni della criminalita` organizzata.
La Liguria e` stata nei passati decenni terra interessata dai soggiorni
obbligati di numerosi soggetti appartenenti alla criminalita`
organizzata, in particolar modo alla ’ndrangheta calabrese. Cio` ha
determinato - specie nel savonese - l’arrivo di familiari ed amici di
tali soggetti, che hanno in certa misura ricreato le attivita` delittuose
tipiche di dette associazioni. Si tratta di un fenomeno gia` ampiamente
illustrato da altri soggetti istituzionali (si vedano, in particolare, le
relazioni delle Commissioni parlamentari d’inchiesta sul fenomeno
della mafia): qui si deve pero` evidenziare come alcuni di questi soggetti
si siano interessati anche al business degli smaltimenti illeciti di rifiuti.
Tali attivita` hanno riguardato, in maniera particolare, i rifiuti
tossico-nocivi (ora pericolosi) prodotti in notevoli quantita` nella stessa
Liguria e nelle regioni con essa confinanti. Cio` si e` evidenziato nel caso
di Borghetto Santo Spirito, dove sono stati rinvenuti - in una cava di
proprieta` di Federico Fazzari - 12.500 fusti per complessive 25 mila
tonnellate di rifiuti pericolosi. Il proprietario della cava e` legato
parentalmente a Carmelo Gullace, persona sottoposta a misure cautelari
antimafia: la magistratura ha, infatti, ottenuto il sequestro dei
suoi beni per 15 miliardi e l’applicazione di cinque anni di sorveglianza
nei suoi confronti.
Alle 25 mila tonnellate di rifiuti pericolosi citate vanno aggiunti
altri 40 mila fusti seppelliti – a detta dello stesso Fazzari – dalla
medesima organizzazione in una cava nei pressi di Lavagna. Tali fusti
non sono pero` stati sinora individuati. tuttavia credibile che tale
smaltimento illecito sia avvenuto, visti i notevoli quantitativi trattati dal
Fazzari insieme a Federico Casanova, il reale regista dell’operazione;
pertanto la Commissione sollecita le autorita` regionali ad un rapido
intervento, che consenta di verificare la presenza di tali fusti nella
localita` citata, per evitare il verificarsi di gravi episodi di inquinamento.
Prima di segnalare ulteriori smaltimenti illeciti ad opera di tale
organizzazione (nonche´ i collegamenti di cui essa godeva) e` tuttavia
opportuno evidenziare il fatto che nella cava di Borghetto Santo Spirito
sono stati rinvenuti anche fusti provenienti da importanti aziende
pubbliche, come la Snam, e da aziende private di rilevanza nazionale,
come la Farmitalia e la Stoppani.
Protagonista della vicenda di Borghetto Santo Spirito appare
dunque Federico Casanova, personaggio tuttora residente ed operante
in Francia. E` stato accertato che il Casanova ha goduto negli anni
ottanta di rapporti ad elevati livelli con personaggi di governo dell’Europa
dell’est. A titolo di esempio, si puo` citare il fatto che abbia
ospitato – all’insaputa del Governo italiano, dei servizi segreti italiani
e delle forze dell’ordine italiane – un ministro in carica del Governo
della Repubblica socialista di Polonia. Ha inoltre operato in affari con
la societa` Kimica Ice, di Sulina (Romania), amministrata addirittura
da Elena Ceausescu, moglie del dittatore ucciso nel corso della
rivoluzione del 1990. Verso l’isola di Sulina sono state accertate
spedizioni di rifiuti pericolosi prodotti da aziende italiane.
Infiltrazioni della criminalita` organizzata appaiono chiaramente
anche nella vicenda della discarica di Pitelli, gestita dalla Contenitori
Trasporti di Orazio Duvia: amministratori della societa` furono, nei
primi anni novanta, elementi poi coinvolti nell’indagine « Adelphi »
della magistratura napoletana.
Infine, un ultimo caso di presunte infiltrazioni della criminalita`
organizzata nel ciclo dei rifiuti in Liguria riguarda una ditta
operante nel levante genovese, di proprieta` di una famiglia calabrese,
sulla quale sono tuttora in corso i dovuti accertamenti.
Risulta pero` agli atti che il titolare di tale societa` ha patteggiato
una condanna presso la procura di Verbania, per aver utilizzato una
falsa autorizzazione a smaltire rifiuti liguri in Piemonte. A seguito
di tale atto, la regione Liguria aveva avviato il procedimento per la
revoca dell’autorizzazione in attesa di approfondimenti legali; il
titolare della ditta ha pero` ceduto la proprieta` al figlio, quindi la
societa` e` stata considerata a tutti gli effetti « nuova » ed ha ottenuto
l’autorizzazione all’attivita`.
La Commissione deve, a tale proposito, rilevare che il cambio di
titolarita` dal padre al figlio non appare un valido esempio di trasparenza
ed invita pertanto la regione a vigilare in maniera costante sulle
attivita` di tale ditta.



Dalla Relazione semestrale 2002 della DIA
(vai al documento integrale - in formato .pdf)


Presenze significative sono state individuate anche in Liguria, ove la criminalità calabrese, presente sin dagli anni ’60, si è manifestata tanto in ambito microcriminale, attraverso l’esercizio dello spaccio di droga al minuto, quanto in importanti settori economici quali l’edilizia, la ristorazione e, soprattutto, lo smaltimento dei rifiuti.
Le consorterie censite sul territorio sono riconducibili alle famiglie ROMEO, NUCERA, RAMPINO, MAMONE, FOGLIANI, FAMELI e FAZZARI.
La famiglia ROMEO, originaria di Roghudi (RC), è stabilita a Sarzana (SP), ove svolge attività edilizia e di floricoltura.
La famiglia NUCERA, originaria da Condofuri (RC) ed insediata a Lavagna (GE), è in contatto con le famiglie reggine RODÀ, PAVIGLIANITI e D’AGOSTINO.
Gli interessi economici dei NUCERA spaziano dal settore edilizio a quello alberghiero, ma la fonte principale di guadagno è rappresentata dal settore dello smaltimento dei rifiuti tanto da

essersi aggiudicati gran parte degli appalti in numerosi comuni dell’area del Tigullio.
La famiglia MAMONE, proveniente dalla Piana di Gioia Tauro (RC) e collegata ai MAMMOLITI di Oppido Mamertina (RC), si è insediata a Genova, ove è titolare della società “F.lli MAMONE & C. di MAMOME Luigi” aggiudicataria di un cospicuo numero di appalti pubblici.
La famiglia FOGLIANI, anch’essa insediata a Genova proveniente da Taurianova (RC), è considerata un terminale locale per operazioni di reinvestimento di denaro di illecita provenienza.
La famiglia FAMELI, insediatasi nella provincia di Savona, ha assunto una posizione dominante nel settore immobiliare ed è considerata in rapporti d’affari con il boss PIROMALLI e con altri sodali della cosca RASO-GULLACE-ALBANESE.
Sempre a Savona è presente la famiglia FAZZARI, operante nel settore edilizio e dello smaltimento rifiuti, è legata da rapporti di parentela con la famiglia GULLACE, facente parte del clan “RASO-GULLACE-ALBANESE” di Gioia Tauro (RC).
Ulteriori insediamenti di personaggi criminali calabresi sono, infine, localizzati nelle aree di Ventimiglia (IM) e di Sarzana (SP), Ortonovo, Ameglia ed Arcola, caratterizzate dalla presenza di numerose comunità di immigrati calabresi.



tratto dall'intervento della Dott. Anna Canepa in
MAFIE D’ITALIA NEL NUOVO MILLENNIO: Analisi e Proposte
di Libera. Associazioni, nomi e numeri contro le mafie
e Magistratura Democratica in collaborazione con Narcomafie e Questione Giustizia
(vai al testo integrale)

...
Altro arresto da segnalare, avvenuto in Francia è quello, degli inizi del 1999
di Gullace Carmelo, esponente della cosca mafiosa dei Raso - Gullace –
Albanese.
Oltre alle evidenziate finalità di assistenza, le proiezioni delinquenziali dei
singoli gruppi di ‘ndrangheta, paiono per lo più orientate come si è detto
verso finalità di riciclaggio e reinvestimento speculativo.
Allarmante, per il pericolo di commistioni e contaminazioni, l’espansione
della dimensione affaristico – corruttiva di questi gruppi, in attività economiche
legali ovvero una contiguità con ambienti imprenditoriali e finanziari
della regione, per non parlare dello smaltimento dei rifiuti.
Le vicende in cui sono coinvolti gli amministratori di ridenti cittadine come
Sanremo, Ospedaletti, Arma di Taggia sono estremamente preoccupanti;
stanno evidenziando il sopravanzare di gruppi imprenditoriali – politico -
affaristici inclini ad abusare del potere pubblico per conseguire profitti illeciti.
Non si deve dimenticare a proposito, la vicenda Teardo, che negli anni
‘80 ha visto l’allora presidente della regione Liguria Alberto Teardo, coinvolto
in un sistema di racket e tangenti.
...







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