La lettera di Bruno Rapallo
ai Consiglieri Comunali di Genova
prima del voto sull'inceneritore

Carissimi,

nel seguito indico per punti e in sintesi una serie di argomentazioni che potrebbero essere utili per far richiedere doverosi approfondimenti sulle questioni del ciclo integrato dei rifiuti, del cosiddetto "progetto vincente" e dell’inceneritore a Genova, nella discussione di domani in Consiglio Comunale (almeno tramite "ordini del giorno" o meglio, laddove e qualora sia possibile, tramite "emendamenti".)

Non so se qualche consigliere abbia già posto per iscritto problematiche analoghe, che possano aver influenzato il "maxi-emendamento" della maggioranza del quale si è avuta notizia dai giornali.

Non so nemmeno se queste argomentazioni siano tutte utilizzabili e adatte allo scopo, ma le segnalo egualmente (in ogni caso, queste informazioni in parte sono già e in toto andranno a breve in mano all’avvocato che sta curando il ricorso al TAR Liguria contro le decisioni dell’ATO e il discutibile “concorso di idee” di AMIU).xml:namespace prefix = o ns = "urn:schemas-microsoft-com:office:office" / 

 

1) Gli 8 criteri introdotti da AMIU per valutare i progetti alternativi presentati al “concorso di idee” sono insufficienti e in qualche caso o mal definiti o ambigui o limitativi; ad es. la sola “flessibilità in ordine alla tipologia dei rifiuti” esclude altre forme di flessibilità rispetto ai sotto-prodotti ed energie recuperabili e ai loro possibili impieghi alternativi; inoltre non viene nemmeno considerata la differente modularità impiantistica delle varie alternative, alla quale sono correlate la flessibilità programmatoria rispetto all’evoluzione futura del ciclo integrato dei rifiuti, la possibilità di diluire gli investimenti nel tempo, la parziale reversibilità delle funzioni d’uso delle diverse componenti d’impianto (almeno per alcune delle alternative progettuali presentate), la possibilità futura di aggiungere nuovi moduli di piccola taglia o di cambiare destinazione d’uso ad alcuni di quelli previsti originariamente; ad es. anche la “minimizzazione dei residui da conferire a discarica” è mal definita e usa un criterio solo quantitativo che non tiene conto della differente natura, qualità e pericolosità degli scarti da conferire, i quali in alcune alternative sono o inerti o addirittura materiali riciclabili e riutilizzabili se si trovano impieghi di mercato; inoltre, in un processo trasparente e partecipato, i criteri avrebbero dovuto essere discussi pubblicamente e definiti più rigorosamente e concordemente con il concorso dei vari “attori” interessati (incluse le parti sociali e le loro organizzazioni sul territorio); al contrario sono stati arbitrariamente e malamente definiti dalla sola AMIU, in conflitto d’interesse con la sua posizione di gestore del futuro impianto e dell’intero ciclo dei rifiuti.

 

2) I “pesi” empirici da applicare ai criteri sono stati arbitrariamente definiti dalla sola AMIU, mentre anche in questo caso, in un processo trasparente e partecipato, i “pesi” avrebbero dovuto essere discussi pubblicamente e definiti concordemente con il concorso dei vari “attori” interessati (incluse le parti sociali e le loro organizzazioni sul territorio, utilizzando ad es. il notissimo “metodo DELPHI” o modalità similari più recenti); i punteggi massimi definiti da AMIU per ogni criterio (ad es. 15 punti per la flessibilità, 5 punti per il conferimento di scarti a discarica, ecc.) la cui sommatoria per gli 8 criteri fa 100, di fatto rappresentano l’importanza % relativa dei vari criteri (piuttosto che dei veri punteggi), arbitrariamente definita dalla sola AMIU, in conflitto d’interesse con la sua posizione di gestore dell’intero ciclo dei rifiuti.

 

3) Manca totalmente una definizione tabellare di valutazione quali-quantitativa dei differenti criteri (una tabella di valori per ogni criterio che consentisse ad es. di assegnare alla flessibilità un giudizio compreso tra 1 e 10, al conferimento di scarti a discarica un analogo giudizio compreso tra 1 e 10, ecc.); di fatto il gruppo di valutazione (costituito da vari docenti universitari) si è adattato ad un procedimento rudimentale e ambiguo che prevede la semplice somma algebrica di punteggi da loro assegnati rispetto ai massimi pre-definiti da AMIU, senza possibilità di graduare il giudizio per ogni criterio e poi di pesare ogni giudizio con la propria % d'importanza relativa (“peso”); in tal modo il procedimento, oltre che rudimentale, è ancora più arbitrario, in quanto di fatto si assegna la stessa importanza ad ogni criterio (per giunta confondendo punteggi di giudizio con “pesi” dei criteri), in contrasto con le più elementari e arcinote procedure di analisi multi-criteri (note da oltre 40 anni e persino normate dalle vigenti Leggi per i grandi progetti di valenza pubblica, che arrivano a definire i software e i metodi di analisi da usare, quali i notissimi ELECTRE, EVAMIX, AHP o metodo di Saaty, ecc.)

 

4) Persino l’assegnazione dei punteggi per alcuni criteri ai vari progetti alternativi è poi sorprendentemente incongruente e quanto meno discutibile (ad es. tecnologie notoriamente molto più flessibili di altre vengono pesantemente penalizzate e dichiarate molto meno flessibili); tutto ciò impone che vengano resi pubblici tutti i progetti alternativi, che i diversi proponenti dovrebbero in sintesi descrivere per consentire di comparare in modo trasparente le varie soluzioni proposte; anche la tabella dei punteggi assegnati ai vari progetti dovrebbe essere discussa pubblicamente e i membri del gruppo di valutazione dovrebbero venire a spiegare ai cittadini le modalità e le logiche applicate per l'assegnazione dei punteggi.

 

5) La taglia dimensionale dell’inceneritore previsto dal cosiddetto “progetto vincente” è abnorme in quanto di fatto consentirebbe quasi di trattare i rifiuti indifferenziati dell’intera Regione Liguria, previsti nel Piano Regionale del 1999; non è assolutamente credibile che su tre linee produttive, ciascuna di capacità nominale di circa 170.000 ton/anno, ne vengano tenute sempre in funzione solo due e una sempre ferma di riserva, come dichiarato pubblicamente dai progettisti; ciò comporterebbe un’utilizzazione media dell’impianto del 67 % (quando tutti i grandi impianti industriali vengono utilizzati tra 85 e 90 %); qualora l’impianto fosse usato veramente al 67 % allora si dovrebbero considerare e criticare le enormi diseconomie del tutto ingiustificate rispetto all’investimento di 210 milioni di Euro; molto più probabile che l’impianto, rispetto alla capacità dichiarata di 333.000 ton/anno, abbia di fatto una capacità reale di regime pari a circa 450.000 ton/anno; ciò contrasta con il principio di “trattare a casa propria” i rifiuti dell’ATO provinciale, evitando di importare rifiuti da altri territori; tutto ciò andrebbe chiarito rigorosamente, comparando le altre alternative anche da questo punto di vista.

 

6) Le diseconomie dell’impianto proposto sono riferibili anche alla localizzazione e alla scarsa flessibilità d’uso delle forme d’energia ottenibili da un tradizionale inceneritore a griglia per RSU indifferenziati (per giunta bruciati su griglie raffreddate ad aria invece che ad acqua, che non consentono di bruciare CDR e nemmeno semplici frazioni secche, qualora il Potere Calorifico Inferiore superasse 3900 kcal/kg); le efficienze elettriche dell’intero ciclo dichiarate al 26 – 27 % non sono credibili, più realisticamente si può pensare di arrivare al massimo al 23 – 24 % o molto più probabilmente al 20 – 22 %, che è un rendimento di ciclo ben misero; ciò è connesso al fatto che l’energia termica ricavabile dal ciclo per cogenerazione sarebbe di fatto inutilizzabile e dispersa, essendo economicamente e tecnicamente assurdo e insostenibile effettuare tele-riscaldamento da Scarpino (con un dislivello di oltre 600 m) considerando anche l’orografia di una città come Genova lunga 40 km e chiusa tra monti e mare (con quartieri dislocati a varie altezze in collina); anche questo aspetto andrebbe approfondito e chiarito (si pensi ad es. che a Brescia i massimi dislivelli tra le tubazioni del tele-riscaldamento e le utenze finali dell’acqua calda sono di 50 – 60 m, mentre nel mondo solitamente gli impianti di tele-riscaldamento, applicati in città con stutture compatte e tendenzialmente quasi circolari, operano su dislivelli massimi compresi tra 50 e 100 m; esistono alcuni casi con dislivelli sino a 200 m, ma sono assai rari e riferiti a piccole cittadine).

 

7) Nella presentazione del progetto vincente vi è stata una totale ambiguità sulle modalità di campionamento e analisi dei micro-inquinanti (diossine/furani I-TEQ, IPA, metalli pesanti); genericamente sono state dichiarate analisi settimanali o trimestrali, senza specificarne chiaramente le modalità e indicare una scelta coerente; è troppo evidente che se si effettuano analisi trimestrali queste prevedono i tradizionali campionamenti occasionali sui fumi (minimo per Legge 8 ore di campionamento-fumi per campione, oppure su base volontaria 12 – 24 – 30 – 36 ore a scelta); questo tipo di campionamento è scarsamente significativo dal punto di vista statistico (tra 1 e 2 % del tempo d’esercizio annuo) e non consente di valutare attendibilmente le emissioni effettive di micro-inquinanti nell’intero anno d’esercizio; viceversa è troppo ovvio che nel caso di analisi settimanali non possa trattarsi di campionamenti tradizionali (avrebbero costi singoli e complessivi assurdi e insostenibili), bensì di campionamenti in continuo con metodi tipo il sistema tedesco AMESA o austriaco “Dioxin Monitoring System”, abbastanza costosi ma ancora sostenibili; queste tecniche di campionamento (seguite dalle relative analisi in laboratorio dei micro-inquinanti adsorbiti da apposite “cartucce” nell’intera settimana) consentono sia di stimare attendibilmente le emissioni effettive annuali che di mantenere molto meglio l’impianto sotto controllo; queste ambiguità vanno chiarite e risolte, inclusi i loro riflessi economici sui bilanci di gestione e quelli ambientali.

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8) I progettisti hanno dichiarato emissioni previsionali di regime per i micro-inquinanti del tutto inattendibili (40 –50 volte inferiori ai limiti di Legge); ad es. per le diossine I-TEQ hanno dichiarato valori medi di 2 picogrammi a normal metro cubo (contro i 100 pg/Nm3 di Legge), basandosi per analogia su analisi effettuate sul nuovo inceneritore di Dalmine (entrato in funzione nel 2001), di tecnologia simile a quello proposto per Genova; pubblicamente sollecitati da mie insistenti richieste hanno dovuto ammettere che i dati di Dalmine, oscillanti tra 2 e 20 pg/Nm3 (per cui è già impossibile che la media di lungo termine sia solo di 2 picogrammi), si riferivano a quattro analisi (una per trimestre) con campionamento-fumi di sole 30 ore ciascuno, per un totale di 120 ore su 7.500 – 8.000 ore/anno d’esercizio; l’estrapolazione sul lungo periodo dei risultati di queste rilevazioni occasionali è assolutamente arbitraria e inattendibile (anche se la Legge attuale, obsoleta, consente comunque di gestire l’impianto in base a una o due analisi all’anno sui micro-inquinanti); dati nazionali (Bolzano) ed europei (Vienna, Belgio, ecc.), validati su inceneritori con tecnologie di trattamento-fumi similari e con efficienti sistemi di campionamento in continuo, indicano valori medi annui (statisticamente significativi e attendibili) variabili tra 20 e 40 pg/Nm3 (Bolzano ad es. ne certifica 27 – 30); stesse considerazioni valgono per gli altri micro-inquinanti; un’eventuale Valutazione d’Impatto Ambientale effettuata in base a valori 15 – 20 volte inferiori ai dati attendibili di lungo periodo potrebbe configurare il reato di “falso ideologico” in atto pubblico o forse peggio di “tentata truffa” tramite atto pubblico, passibile di ricorso ai tribunali penali; un'eventuale sentenza amministrativa d'annullamento delle scelte e procedure delle Istituzioni su ricorso al TAR potrebbe nuovamente riportare la motivazione "... i dati dichiarati erano consapevolmente riduttivi e comunque errati ...", tanto per richiamare una ben nota sentenza del TAR Liguria su altra annosa e vergognosa vicenda tutta genovese, che "ha fatto giurisprudenza" in ambito nazionale .

 

9) I modelli matematici di diffusione in atmosfera dell’Università di Genova (presentati dal Prof. Ratto) indicano già oggi stime cumulate di emissioni di NO2 (“vicino al suolo”) su un periodo simulato di 8 mesi, che interessano tra l’altro anche i Laghi del Gorzente (acqua potabile per Genova); con i medesimi modelli è possibile e sarebbe molto più rilevante stimare il deposito al suolo e nelle acque di tutti i micro-inquinanti (diossine I-TEQ, IPA, metalli pesanti) in tutto il bacino imbrifero dei Laghi del Gorzente per ogni anno d’esercizio simulato e per l’intera vita dell’impianto; sarebbe poi necessario applicare a valle dei modelli di diffusione in atmosfera e deposizione al suolo altri modelli idro-geologici e pluviometrici (o almeno effettuare attendibili stime e valutazioni) che consentano di calcolare in quali tempi e quali quantità dei micro-inquinanti depositati diffusamente nel bacino imbrifero confluiscano e si concentrino poi nei bacini idrici a seguito delle piogge (tenendo conto dei vari periodi di maggiore o minore presenza di acque nei bacini, della dimensione e struttura del bacino imbrifero, dei tempi di corrivazione, ecc., così da valutare nel corso dell’anno-tipo le variazioni di concentrazione dei suddetti micro-inquinanti nell’acqua potabile di Genova); il tutto dovrebbe essere sviluppato utilizzando dati medi attendibili di emissione e non dati teorici derivanti da analisi occasionali (ad es. per le diossine I-TEQ almeno 25 – 30 pg/Nm3 e non i 2 pg dichiarati furbescamente dai progettisti; idem per gli ossidi e cloruri dei metalli pesanti, facilmente idro-solubili).

 

10) A livello nazionale sono in corso di discussione e di assai probabile revisione i Certificati Verdi (ex-CIP6) indebitamente assegnati al 100 % dell’energia elettrica prodotta da rifiuti, in contrasto con le indicazioni dell’Unione Europea (l’Italia è già in procedura d’infrazione per questa e per altre questioni connesse al ciclo dei rifiuti e alla definizione stessa di rifiuto); il Ministro Bersani, il Ministro Pecoraro Scanio, la Commissione Ambiente (di cui è Presidente il Deputato Ermete Realacci) stanno ponendo mano a questi temi ed è assai probabile che a breve i C.V. per l’energia elettrica da rifiuti vengano “tagliati”, lasciandone una quota solo per le vere bio-masse e per la frazione umida degli RSU; in queste condizioni occorre sviluppare scenari alternativi e realistici di bilancio di gestione (costi e ricavi) rispetto a quanto ipotizzato nei progetti presentati al concorso di idee; qualora poi, oltre a “tagliare” i C.V., venissero anche introdotte eco-tasse non solo sul conferimento a discarica, ma anche sull’incenerimento (come già accade in diversi Paesi europei), il bilancio economico-finanziario dell'inceneritore sarebbe ancora più precario e rischierebbe di far crescere notevolmente i costi di smaltimento scaricati direttamente sui cittadini genovesi; tutto questo va studiato, calcolato e chiarito (analizzando diversi plausibili scenari economico-finanziari).

 

Se a qualcuno venisse in mente qualche altra idea per far attivare "emendamenti" e "ordini del giorno", affrettatevi a segnalarla.

Cari saluti.

 






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