Rapporto Ecomafia 2006
di Legambiente

È stato pubblicato il Rapporto Ecomafia 2006, l'annuale dossier di Legambiente che indaga i fenomeni di illegalità ambientale in Italia e i mercati globali dell'ecocriminalità. Oltre 400 pagine tutte dedicate all'intreccio tra mafia e aggressioni all'ambiente: traffici illegali di rifiuti, abusivismo edilizio, commercio illegale di specie protette ma anche i numeri delle attività di repressione da parte delle forze dell'ordine.

Il Rapporto completo può essere acquistato direttamente presso il Centro di documentazione (06/86268327) con il contributo di 15,00 euro + spese di spedizione

Sono diverse le ragioni per cui quest'anno abbiamo scelto di riprodurre, come distico di questo Rapporto Ecomafia 2006, uno dei famosi "pizzini" (PDF, 107.9 Kb) scritti da Bernardo Provenzano. Innanzitutto per ricordare una giornata sicuramente felice nella lotta alla mafia: quell'11 aprile scorso, quando è finita la latitanza, durata 43 anni, del capo di Cosa nostra. In secondo luogo perché sono stati proprio quei "pizzini", così almeno raccontano le cronache, a tradire il "boss dei boss": seguendo i passaggi di quei foglietti di carta e "decodificandoli", infatti, gli inquirenti sono risaliti fino al suo covo, nelle campagne di Corleone. Infine perché il "pizzino" in questione dimostra, qualora ce ne fosse stato bisogno, l'interesse diretto di Cosa nostra, ai suoi massimi livelli, per la gestione del business dei rifiuti (fa comunque una certa impressione leggere che Bernardo Provenzano si occupava, anche lui, di discariche). Non a caso, l'allora procuratore capo di Palermo, Pietro Grasso, oggi procuratore nazionale antimafia, sintetizzava così, davanti ai parlamentari della Commissione d'inchiesta sul ciclo dei rifiuti, lo "stato dell'arte" in Sicilia: «Il tradizionale controllo del territorio esercitato dalle organizzazioni mafiose, con la disponibilità di cave, terreni, manodopera a bassissimo costo e il ricorso alla violenza dissuasiva, ha permesso ai sodalizi criminali di imporsi come unico interlocutore imprenditoriale capace di gestire, in regime di monopolio, gran parte della attività proprie del ciclo dei rifiuti».

Vengono proprio da questa "filiera" dell'ecomafia e della criminalità ambientale in senso più ampio le notizie più preoccupanti raccolte ed analizzate da Legambiente nel Rapporto Ecomafia 2006. L'impressione, e forse qualcosa di più, è quella di un passaggio dalla tradizionale prevalenza dei fenomeni di traffico e smaltimento illegale nelle regioni del Mezzogiorno (in particolare quelle a tradizionale presenza mafiosa) ad un vero e proprio "sistema nazionale illecito" di gestione dei rifiuti. Un sistema formato da veri e propri network d'imprese criminali, che mettono radici in regioni a lungo scarsamente interessate da questi fenomeni d'illegalità (come il Friuli Venezia Giulia e il Trentino Alto Adige) e gestiscono rotte che attraversano il Paese sostanzialmente in tutte le direzioni, adeguandole a seconda delle esigenze e delle opportunità.

Certo, non mancano i risultati positivi, ottenuti grazie all'azione di contrasto avviate dalle forze dell'ordine e dalla magistratura dopo l'entrata in vigore dell'art. 53 bis del decreto Ronchi, quello che sanziona l'organizzazione di traffici illeciti di rifiuti. E conforta apprendere che diversi imprenditori della cosiddetta "zona grigia" non siano più tentati dall'affare "facile", considerati i seri rischi che si corrono oggi dal punto di vista penale (defezioni che, per inciso, confermano la funzione anche di carattere preventivo di sanzioni adeguate alla gravità dei reati commessi).

Ma sono, come sempre, i numeri a sostanziare le valutazioni espresse finora:

  • sono state 4.797 le infrazioni nel ciclo dei rifiuti accertate dalle Forze dell'ordine durante il 2005, con un incremento del 16,5% rispetto al 2004; cresce il numero dei sequestri (1.906, oltre 200 in più rispetto al precedente Rapporto Ecomafia); quest'anno, infine, è possibile fornire anche il dato relativo alle persone denunciate o arrestate: sono state 5.221, ovvero oltre 14 al giorno;
  • la regione in cui si concentra il maggior numero di illeciti è la Puglia (597 infrazioni, pari al 12,4% del totale nazionale), seguita dalla Campania (514 infrazioni, 10,8%) e dal Veneto (389 infrazioni, 8,1% del totale), che con questo risultato sale dal sesto al terzo posto di questa classifica; rimane, infine, stabile al quarto posto la Sicilia (340 illeciti pari al 7,1% del totale nazionale);
  • negli ultimi 12 mesi, più precisamente dal 31 maggio 2005 ad oggi, sono state arrestate per traffico illecito di rifiuti 180 persone, ne sono state denunciate complessivamente 533 e sono state 125 le aziende coinvolte; numeri che fanno salire il bilancio complessivo dell'applicazione dell'art. 53 bis del decreto Ronchi a ben 401 persone arrestate negli ultimi 4 anni, 1.272 persone denunciate, 338 aziende sotto inchiesta;
  • cresce ancora la quantità di rifiuti speciali (pericolosi e non compresi gli inerti da demolizione) di cui viene stimata la produzione ma non se ne conosce, formalmente, il destino: si tratta di 18,8 milioni di tonnellate di rifiuti scomparsi, equivalenti a una montagna con una base di tre ettari e un'altezza di 1.880 metri.

Presenta luci ed ombre, invece, il bilancio relativo al ciclo illegale del cemento. I numeri elaborati anche quest'anno dal Cresme mostrano una flessione dell'abusivismo (un quarto in meno di case illegali risparmiate al Paese) dovuta allo "sgonfiamento", peraltro atteso, dell'effetto condono. E lo stesso discorso vale per le infrazioni accertate dalle forze dell'ordine. Ma cresce, in maniera significativa, il numero dei sequestri (un chiaro segnale della gravità degli illeciti accertati) e, soprattutto, la flessione dei reati non sembra riguardare le quattro regioni a tradizionale presenza mafiosa (Campania, Puglia, Calabria e Sicilia). E' da sottolineare, infine, la preoccupante diffusione dell'abusivismo edilizio nelle aree protette del nostro Paese, analizzata per la prima volta in questo Rapporto Ecomafia. Ecco, in sintesi, i numeri più significativi:

  • nel corso del 2005, secondo le stime elaborate dal Cresme, sono state realizzate in Italia 31mila nuove costruzioni abusive, contro le 41mila della elaborazione definitiva relativa al 2004;
  • sempre nel corso del 2005 le forze dell'ordine hanno accertato 6.528 infrazioni relative al ciclo del cemento (circa il 13% in meno rispetto al 2004); cresce, invece, il numero di sequestri (2.128, circa il 27% in più rispetto al 2004) mentre sono ben 7.912 le persone denunciate o arrestate;
  • il 48,6% di questi reati si concentra nelle quattro regioni a tradizionale presenza mafiosa, che guidano, una dietro l'altra, la classifica nazionale per questo tipo di illeciti: la Campania è al primo posto, con 1.016 reati (il 15,6% del totale nazionale), seguita da Calabria, Sicilia e Puglia;
  • in appena 3 anni, dal 2003 al 2005, le forze dell'ordine hanno accertato 2.973 abusi commessi nelle aree protette; il valore complessivo degli immobili sequestrati è stato di oltre 150 milioni di euro;
  • il valore degli immobili sequestrati su tutto il territorio nazionale, sempre nel periodo 2003-2005, è di oltre un miliardo di euro.

 

Completano il quadro statistico di questo Rapporto Ecomafia 2006 i dati relativi, come di consueto, all'illegalità ambientale nel suo complesso, al furto di reperti archeologici e opere d'arte, alle stime di Legambiente per quanto riguarda il business dell'ecomafia e al numero di clan censiti nelle diverse filiere della criminalità ambientale:

  • gli illeciti ambientali accertati in Italia dalle forze dell'ordine durante il 2005 sono stati 23.660 (quasi 3 reati ogni ora), con una flessione del 7,1% rispetto al 2004; diminuisce il numero delle persone denunciate (19.503, circa il 10% in meno di quelle denunciate nel 2004); cresce, soprattutto grazie alle indagini condotte dal Corpo forestale dello Stato, il numero dei sequestri (ben 10.503, quasi 2.000 in più rispetto al precedente Rapporto) e aumenta anche il numero delle persone arrestate (sono state 183 nel 2005, circa il 16% in più nei confronti del 2004), un risultato dovuto in larga misura alle ordinanze di custodia cautelare eseguite dal Comando Tutela Ambiente dell'Arma dei carabinieri: si tratta di ben 126 provvedimenti, a fronte dei 75 arresti eseguiti nel 2004;
  • cresce il numero di persone indagate per reati connessi al mercato illegale delle opere d'arte e dei reperti archeologici (dai furti alla ricettazione): si passa, infatti, dalle 1.019 persone denunciate nel 2004 alle 1.361 del 2005, con un incremento di circa il 33%; aumenta, anche se di poco, il numero dei furti, secondo i dati elaborati in particolare dal Comando tutela patrimonio culturale dell'Arma dei carabinieri (1.202 contro i 1.190 del 2004); il Piemonte rimane la regione dove si registra il maggior numero di furti, seguita da Lombardia, Lazio e Campania;
  • cresce il mercato illegale dell'ecomafia, che supera i 9 miliardi di euro (esattamente 9,3) e diminuiscono (-27%) gli investimenti a rischio, ovvero gli appalti per opere pubbliche nelle quattro regioni a tradizionale presenza mafiosa (Campania, Puglia, Calabria e Sicilia); il risultato finale (in flessione del 10% rispetto al precedente Rapporto) è, comunque, di tutto rispetto: nel 2005 il business potenziale dell'ecomafia viene stimato da Legambiente in circa 22,4 miliardi di euro (esattamente 22,378).

Accanto al tradizionale lavoro di analisi e di ricerca su fenomeni come il traffico illecito di rifiuti o quello di specie protette si sono aggiunti quest'anno contributi importanti: quello dell'Agenzia delle Dogane, sui controlli effettuati alle nostre frontiere; la finestra aperta su uno dei paesi più ricchi di biodiversità, la Colombia, grazie alla collaborazione avviata con l'associazione ambientalista Ecofondo, il capitolo sul traffico illecito di legnami pregiati. Può essere utile, allora, allargare l'orizzonte della nostra riflessione oltre i confini nazionali. Anche perché questi confini, nell'era della globalizzazione, sono sempre più sottili.






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